FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA MIA BATTAGLIA

Giovanni De Caro




**Al toro



Che ingrato, dopo tutte le volte che ti ho salvato la vita.
(Il "buono" ne "Il buono il brutto e il cattivo")


Questa strada non finirà mai, probabilmente gira tutta-intorno- al mondo.
(River Phoenix in "Belli e dannati")




Dieci




L'ultimo trip, ma non era necessario.
(Ne approfitto finché non mettono l'antidoping anche a noi artisti).
Noi siamo quel che vediamo.
Si, però inizia.
OK.


Non è facile divertirsi. Il mio nome è Flint, Capitan Flint e sono un anarchico. E questo è l'inizio. Un inizio modesto bisogna dire. Umile. Datemi solo il tempo di riscaldare il motore e vedrete il mio cervello sprizzare lampi di genialità ovunque, un fuoco d'artificio che si perde nell'universo. Visto? E poi in fondo cosa abbiamo di diverso? E' vero che Io sono uno scrittore geniale e voi siete dei miserrimi lettori, però che c'entra. Capite? Non siamo diversi. Un pochino. Flint non irritare il pubblico e scrivi qualcosa di anche minimamente interessante. Cioè. Ci siete ancora? Allora. Problema numero uno: ho visto troppi film. Numero due: sto a Tangeri. E cosa fa un ragazzo che ha visto tanti film a Tangeri? Era d'obbligo. Sto davvero a Tangeri. E anzi prima siamo andati addirittura all'albergo dove, si dice, era stato Lui, ma non c'erano camere e allora siamo in un albergo un po' più giù ma poco, meno di cento metri. E sto qui. E vi potrà sembrare una cazzata, la solita cazzata da artista, ma Io da quell'albergo sento come un vento, il vento dell'ispirazione che soffia sulla mia aurea (assolutamente no) penna e la spinge a scrivere e scrivere e scrivere. Bravo. Grazie. Allora. Sto a Tangeri. Sono un anarchico. Il vento dell'ispirazione. Può bastare. E' finito. Sono vecchio e stanco e ogni ulteriore sforzo è destinato irrimediabilmente alla sconfitta. Già? E che schifo però. Forza scrivi, scrivi, scrivi. Siamo già al bivio. Un piccolo sforzo. Però. Ecco. Adesso non vorrei fare il tipo piagnucolone maglia numero 10 però se c'erano degli accordi vanno rispettati. No? Intendo dire. E' vero che siamo a Tangeri, però che cosa manca? Non chiedo i millepiedi ma almeno qualche scarafaggio è d'obbligo. E che cazzo. Voi da lassù non provvedete a niente, state coi coglioni in mano e Io quaggiù a farmi il culo. Porca puttana! (sai il tipo che si incazza). E poi dico questi scarafaggi dopo anni e anni sempre fra i piedi appunto ora che servono e li voglio, niente. A Bologna. Sempre scarafaggi. O ragazze. O l'uno o l'altra. Ho cambiato non so quante case in due anni ed era così. O gli scarafaggi. O le ragazze. Oddio meglio gli scarafaggi. Che sono anche più discreti e appena accendevamo la luce, via e si nascondevano. Poi hanno capito che eravamo troppo stanchi per schiacciarli e se ne restavano lì. Tranquilli. Peccato che sono brutti. Nelle case con le ragazze invece niente, perché queste isteriche paranoiche sono fissate che la casa deve essere pulita e le sentivi che gridavano e strepitavano in piena mattina nel pieno del sonno e tu le mandavi a fare in culo e loro gridavano e tu ti schiacciavi il cuscino contro la faccia e pensavi perché perché perché. Finché ogni tanto veniva qualche anima pia che se le scopava e così stavano calme per qualche giorno. Non sto scherzando era davvero così. Invece fra maschietti è tranquillo, niente paranoie, perché pulire? Un po' di immondizia, scarafaggi, ma si tanto e in una casa si otturò anche il cesso, era pieno di merda, uno schifo, non sapevamo cosa fare chi chiamare, Io gli feci anche alcune riprese con la videocamera. E allora c'era chi la faceva nel bidè, su dei fogli di carta e poi l'andava a buttare, chi al McDonald, Io in quel periodo non la facevo perché proprio in quei giorni avevo deciso di non mangiare più. Solo vitamine in pillole, avevo avuto come un'intuizione, il mio solito genio che mi suggeriva che è inutile mangiare, abbuffarsi e poi sentire tutto il cibo nel corpo, tutti quei miscugli, reazioni chimiche. E masticare, cagare. No. Per voi è normale, non siete sensibili a queste cose. Insomma comunque pensavo che è tutta una finta, la lobby internazionale del cibo, niente, bastano un po' di vitamine in pillole. Però, ammetto, no, non era proprio esatta la mia teoria e dopo una settimana (non soffro la fame) succede che la testa comincia a girare e girare, e anche la stanza, e stavo sempre rimbambito, dormivo una continuazione (vabbè quello sempre), accadevano strane cose e allora si, bandiera bianca. E ho ripreso a mangiare. E masticare, digerire, cagare. Sconfitto. Però le pillole per gli astronauti esistono. E allora? Perché non sono in commercio? Ma poi fa niente fossero questi i problemi. Adda veni' Baffone. E la casa era sempre più un immondezzaio, ci fu una storica riunione e decidemmo che era giunto il momento di pulire. Eccoci allora armati di mazze, stracci, scarpe, videocamera per immortalare l'evento e la casa allagata, completamente allagata con un blob nero al centro. Il blob. Niente, non sapevamo cosa fare, come disfarcene, abbiamo aperto la porta e abbiamo riversato tutto sul pianerottolo e cosi fu.

Era solo un gioco. A dir la verità doveva essere solo un gioco. 16-17 anni, solita mezza bottiglia di tequila. Ad una festa. Forse era un ristorante. Un muro di bottiglie di vino. Una dopo l'altra si prende si esce e si rompe col "metodo pirata" cioè rompi il collo sullo spigolo di un muretto e poi bevi quel che resta. Dicevano di stare attento perché c'è il rischio di inghiottire pezzetti di vetro. Ma niente, una dopo l'altra, finché il muro di bottiglie finisce e rimane solo il muro. E tu non ci capisci più niente e nessuno ci capisce più niente e storie così erano all'ordine del giorno. Almeno del sabato. Giorni strani. Non mi ricordo nemmeno tanto. Io bevevo e i miei amici fumavano. La canna non mi ha mai fatto effetto, non so perché, all'inizio sostenevo addirittura l'assurda tesi che è un bluff, un bluff mondiale, autosuggestione. Oggi penso che è più ragionevole sostenere che sono Io che non mi sconvolgo. E poi si andava a distruggere. Scuole soprattutto. Un po' qua, un po' là, incendiamo la città. Non so perché. Un bel modo per passare la notte. E cominciammo a lasciare anche la firma: "I soliti ignoti - Capitan Flint". Il nome ce l'avevano dato i giornali che commentavano le nostre devastazioni iniziando sempre con: "Nottetempo i soliti ignoti..." e così via (stile un po' arcaico bisogna dire). Allora ci chiamammo così. Ma non c'era nulla d'organizzato, ci sballavamo e via. Solo verso la fine quando eravamo già grandicelli 18-19 c'era un giornalista che ci definiva i "vandali della notte", Io ero affezionatissimo ormai al nostro nome, così telefonai in redazione me lo feci passare e dissi guarda noi siamo e saremo sempre i soliti ignoti non i vandali della notte vedi che devi fare, e lui capì. Che poi è una cosa che non sopporto minacciare, spaventare però che cavolo, il nome è importante, non si scherza su queste cose.

Vabè restiamo in argomento. Allora. C'è il " tour de bar". Anzi nell'ordine la "via crucis", il "tour de bar" e il "tour de motel". Sono la stessa cosa, cambiano le distanze. Consiste semplicemente nel fermarsi assolutamente ad ogni bar che si incontra, bere un superalcolico e andar via. E così, a volte ci si diverte, a volte no, dipende. L'itinerario deve naturalmente essere sconosciuto o quasi. La "via crucis" si fa a piedi, tipo quando scendi in una città che non conosci, si comincia col bar della stazione e poi via. Il "tour de bar" è con la macchina sai quando non hai niente da fare e giri per i paesi con gli amici. E si beve. E il "tour de motel" è per i viaggi in autostrada ma è difficile ubriacarsi col "tour de motel". Dov'era? Mi sembra ad Avellino, si infatti dovevamo andare a trovare un nostro amico che si era trasferito lì e insomma pochi bar, delusione generale quando poco prima di arrivare una via con una decina di bar uno dietro l'altro. Una via crucis. E pensate che quando arrivammo all'ultimo bar il barista diceva -ragazzi ma io sento puzza di bruciato e noi si, si, che può essere. Bò. E dopo un po' ancora il barista -ragazzi vedete che sta bruciando qualcosa. E noi si ma cosa. Finché ci giriamo e vediamo tutto fumo che esce dalla tasca della giacca di uno di noi. Allora sai momenti di panico, spegniamo tutto e che era successo, praticamente questo nostro amico stava così fuori (più il fatto che è abbastanza fesso) che nel bar precedente si era messo la sigaretta in tasca, per conservarsela.
E' fesso davvero, poco dopo si mise con una ragazza in provincia di Caserta e ogni notte dopo esserla andata a trovare viene a piazza tutto esaltato ad annunciarci il nuovo record con la macchina. E noi gli dicevamo di non fare lo stronzo, ma davvero, perché quella è una via di merda, è incredibile quanto fa schifo, si allarga e restringe, piena di camion, entrate laterali, c'è di tutto, una delle vie più merdose d'Italia. Cioè dico anch'Io adesso che ho cambiato casa ed abito sperduto su una collina faccio i record quando mi ritiro però è diverso, c'è il pericolo di finire nei dirruponi ma dipende da te, se dietro la curva c'è una macchina si vedono i fari, insomma dipende da me, non c'è vero pericolo. Ed infatti quando sono finito nel dirrupone era una delle poche volte che non stavo tentando il record. Invece lui non capiva che in quella via può succedere di tutto e gli dicevo guarda che una notte di queste non vieni ad annunciarci il record, ma sinceramente, finché una notte non appare ed aveva fatto un incidente allucinante, macchina disintegrata, lui non si è fatto niente, un miracolo. Anche se è difficile morire per davvero. Abbiamo tutti un bel po' di incidenti gravi all'attivo e non ci siamo fatti nulla. Altri amici invece sono stati meno fortunati. Fra il non farsi assolutamente nulla e morire sul colpo ci passa pochissimo, è così.
Io invece no, sono stato sfortunato. Sempre. Perché poi come si spiega che c'è la curva a destra e la macchina va a sinistra? Roba da denunciare la Volkswagen (era una Audi80). E giù nel dirrupone. E l'avevo anche previsto. A volte ho flesh di veggenza. Quando ero piccolo non credevo a queste cose, poi sono cominciate ad accadere a me e quindi. Di solito prima di episodi fortemente violenti o emozionanti. E mi era apparso il ragazzo che lavora al noleggio di videocassette da cui venivo che dice -mi dispiace che è morto, riferendosi a un mio incidente. Poi mi sono visto nel dirrupone a testa in giù e mi sono tranquillizzato perché non mi ero fatto niente. E poi sono finito giù (per davvero). E dopo il primo istante, come sempre dopo ogni incidente, aspettavo la scritta <<Ready>> e di ritrovarmi al centro della strada per ripartire. Perché questo è il punto abbiamo fatto ore e ore di guida nei videogiochi, già molto prima di metterci al volante che inconsciamente per noi lo schiantarci con l'auto è solo un fastidio. Cioè mi immagino se andiamo in guerra, per terra in un mare di sangue a lamentarci "Ma io avevo tre vite!" Eh no, una sola. Ed una sola macchina, anzi no perché è di tuo padre. Lì perpendicolare al suolo. Accartocciata davanti. Milioni di danni. E tu non ti sei fatto niente, sanguini solo un po' dal naso. I cadaveri hanno fatto un buon lavoro (mi riferisco ai crush-test della Volkswagen in cui usavano i cadaveri. T'immagini che bello quando arrivavano i camion pieni, -ragazzi, scaricate). Bè comunque mi sono arrampicato e sono tornato sulla strada sperando passasse qualcuno. Era buio, pioveva, sanguinavo dal naso. E mi ricordai che anche in un altro incidente, quello dove morì la mitica 2cavalli mi era rimbalzato un po' di futuro in testa. Molto prima però, nel pomeriggio. Mi lamentavo con mia madre che si era strappato il jeans. Mia madre diceva no, quale? E abbiamo tirato fuori dal cassetto il jeans. Io non capivo l'avevo visto strappato. Non si era ancora strappato, doveva aspettare la sera (a parte che non ho ancora capito come cazzo si fece a strappare). E allora pensavo a questo, sotto la pioggia sanguinante ma non molto appena un po', perché non ricordiamo sempre il futuro? E poi i soliti paradossi. E perché non passa nessuno in questa merda di via? Poi passò addirittura un mio amico, non so come mai era finito per quella via e mi riportò a casa. Ma non fa niente, quella macchina non mi era mai piaciuta, poi fu riparata ma è lo stesso non è importante non è come quando morì la 2cavalli. La più bella. Non potete capire cosa ho provato quando mi hanno detto che non c'era più nulla da fare. Perché era parte di me. Amputato della 2cavalli. Ormai ci sono abituato. Mai amare. Come quando mia madre si sveglia e butta via magliette con cui ho vissuto anni e anni. Così, prende e butta. E a me che protesto allibito dice che sono un feticista, dice così, accecata dal cinismo che ha preso voi tutti, incapaci d'amare. E fate bene. Magliette, scarpe, pezzi della mia immagine. Spariti. Nel nulla. Per sempre. Da un momento all'altro. La maglietta Durango, una vita assieme. Via. La 2cavalli. Che poi fu un'ingiustizia, un'ingiustizia di classe. Perché il mio amico ricco una settimana prima in quella stessa via, anche lui aveva preso un lampione però lui aveva il Patrol e l'ha abbattuto. Ha abbattuto il lampione ed è finito anche sul giornale. Invece a me niente, la povera 2cavalli si è accartocciata attorno al lampione ed è finita così. Io ormai mi ero convinto fosse immortale, non avete idea quanti incidenti ci avevo fatto, non esagero quando dico che certe notti folli mi divertivo a farla sbattere a destra e sinistra sulle macchine parcheggiate. Ma quella volta era diverso, si vedeva che si era accartocciata troppo. E il lampione non si è spostato di un millimetro. Ecco. Perché lui è ricco ed Io sono povero. E poi all'ospedale, non mi ero fatto niente, solo il solito sangue dal naso, ma c'era un mio amico che rompeva diceva che se non c'andavo avrebbe avvertito a casa sai il classico rompiscatole che appare in queste situazioni e Io figurati almeno quella notte volevo dormire tranquillo e sono andato davvero al pronto soccorso e mi fecero una siringa. E cantavo "Carlo Martello" di Fabrizio De Andrè. Non so perché.






Nove




Faccio anch'Io parte della razza dei grandi uomini. Come Leonardo, Beethoven, Hitler, Warhol. Nella spietata repressione del sesso e del privato per la costruzione della propria opera. Aspiro forse alla felicità? Io aspiro alla mia opera. Non sto più a Tangeri, sono in una città che si chiama Asilah, mi sembra e sto su una terrazza di fronte al mare e c'è il sole che tramonta e una musica araba sullo sfondo. Si, è una scena kitsch e sdolcinata ma è così, che ci posso fare. E sono in una comitiva che fa una crescita esponenziale, sempre di più, Io di solito viaggio solo ma stavolta mi ero dato appuntamento a Siviglia con un ragazzo australiano che avevo conosciuto a Praga un mese fa e da Siviglia ce ne siamo scesi giù in Marocco e questo ragazzo australiano ha conosciuto due ragazzi americani i quali hanno conosciuto una ragazza canadese e questa canadese tutta una comitiva di australiani e canadesi e ora saremo una quindicina e abbiamo occupato tutta una casa di tre piani. E affianco a me ci sono altri tre "scrittori" ma non è una coincidenza ormai siamo tutti artisti o aspiranti tali, non ce ne tiene proprio di faticare. Un tempo quando ero piccolo piccolo pensavo che fare l'artista così come rubare o rapinare fosse qualcosa di speciale, di ribelle. Oggi penso il contrario, che cos'è se non l'essenza del capitalismo: lavorare poco - guadagnare molto? E' così, meglio ammetterlo. Artista. O forse è perché ancora un po' ed è l'unico lavoro che rimane. Robot, computer, schiavi del terzo mondo. Al resto penseranno loro. Un po' di lavoro intellettuale. Gli sbirri, che resteranno sempre e per sempre a farci compagnia. Per un caldo natale brucia uno sbirro (una scritta su un muro, non mi ricordo dove, una mezza stronzata comunque). E il fatto che le ideologie e le politiche di tutto il mondo, da destra a sinistra cercano o fingono di cercare di arginare la disoccupazione per dare lavoro a tutti, cosa che appare sempre più ridicola, e sognano un futuro in cui lavoreremo tutti assieme felici e contenti è un sintomo della perversità mentale della nostra specie. Perché il lavoro umilia l'uomo. Che è nato per giocare per viaggiare e per dormire. Si, rattusoni ma quello fa parte del giocare. O vi volete mettere davvero a procreare? A creare altro dolore. Quindi così è, rassegnamoci che bisogna dare denaro anche a chi non fa nulla e non in quanto disoccupato, invalido o altro ma solo perché cittadino di uno Stato. Si potrebbe iniziare con me, in via sperimentale. Penso sia una proposta intelligente. O si potrebbe cominciare con centinaia di migliaia di ragazzi, solo in Italia, che non hanno i genitori alle spalle come me. Non hanno nulla. E che devono fare? Lasciarsi morire di inedia? Sedersi come asceti ad attendere la morte? Puntarsi una pistola alla testa? O puntarla su quella di un altro e sparare, se necessario. Calciatori, attori, animatori nei villaggi turistici, animatori in rete, programmatori. Sarà uno show globale. Una farsa. Già lo è. E quei pochi e sempre piu pochi e sempre più folli che gestiranno l'intero traffico dei soldi-virtuali. E gli avvocati ma solo perché in futuro tutti vorranno permettersi il lusso di dire "Sentirà i miei legali domani". Anche a me piace come frase, lo ammetto. E quasi tutti i miei amici studiano legge. Farò un team. Bene, sentirà i miei legali domani. Ah, ah!. Eh, cose così. Si, adoro le frasi dei film ma quelle in ambito legale mi fanno letteralmente impazzire. Non so perché. Cose tipo -Mi dichiaro prigioniero politico. Frasi per cui vale la pena vivere. Sono ossessionato da questa frase, per un periodo volevo davvero farmi arrestare per poterla dire. E invece niente. Una volta forse avrei potuto dirla, forse però cioè no, non mi avevano arrestato. No. Non devo sprecarla per niente. (Le frasi mitiche, qualsiesi frase mitica, si pronuncia una sola volta nella vita, ricordatevelo). Fu quando finii in caserma perché avevo tirato un uovo sulla macchina dei carabinieri, anzi no, non fu quella volta, lì mi andò bene, gli episodi si accavallano, fu quando tirai delle mattonelle sulla macchina della pula. Era ad una festa. Questa mia amica ci disse però ragazzi state attenti alle mattonelle sul balcone perché sono rarissime antichissime costosissime, non so dove suo padre era andato a pescarle. E fortuna o sfortuna volle che questo balcone affacciava su una caserma di polizia. E laggiù, eccole, parcheggiate inermi le macchine della pula e il cellulare. E insomma capite. Cioè un cocktail esplosivo, il capitalismo che si va a sfrantumare e sfrantuma l'autorità. Impossibile resistere. E allora giù, via col lancio PAF PAF PAF PAF PAF AH AH! PAF, poi le mattonelle finiscono, la festa finisce e si torna a casa. Invece la pula comincia a fare le indagini e insomma al 3° giorno la polizia si incazzò davvero e sono arrivati fino a me. Con la solita promessa che se confessavo non mi avrebbero fatto niente. Io non ci volevo andare, mi hanno costretto, c'erano un sacco di miei amici ad assistere allo spettacolo, uno di questi mi faceva da "avvocato" e insomma faceva correggere il rapporto tipo Io dicevo che avevo lanciato e lui faceva scrivere che avevo lasciato cadere, cose così. Bè. Allora finisce il rapporto e lo sbirro fa -Qualcosa da dichiarare? Momento intenso. Incrocio lo sguardo del mio "avvocato" che si affretta a dire -no, no, nulla da dichiarare. Ed era vero, non era quello il momento giusto. Non mi avevano arrestato. E alla fine, morale della favola, i miei poveri genitori hanno dovuto sborsare 800.000 lire. E già si racconta che qualcuno ha tradito. E così. Ma non credete, non è facile mettere dentro la palla. Portiere a destra e pallone a sinistra, vicino l'incrocio. Sotto la curva, pubblico in delirio. Ogni sogno è difficile da realizzare e richiede attese che si prolungano fin oltre l'esistenza. Perché Io voglio sapere quando e quando si farà il processo in cui griderò -"Questo processo è una farsa!". Ho fatto una denuncia, per poterla gridare ma bò, niente è passato quasi un anno. Niente. Era l'inizio della scorsa estate (è facile scrivere un libro, una cosa tira l'altra), Io venivo da Bologna, dopo l'unico anno in cui avevo studiato all'università, era sabato, giorno caldo, e prima di uscire mia madre fece però adesso fai la persona seria e Io davvero non volevo combinare casini, niente, non volevo combinare assolutamente niente ed andai ad una festa con un mio amico (che poi è quello che poco fa mi faceva da avvocato). Non eravamo stati invitati, come sempre, scavalchiamo entriamo succede casino col festeggiato, ce ne stiamo per uscire quando il mio amico si picchia con un tipo squallidissimo tipo bulletto di provincia. Comunque niente finisce lì, usciamo e da fuori il mio amico non contento inizia a inveire a gridare vieni fuori se hai il coraggio, stronzate così. Finché l'altro esce ma con un branco di suoi amici al seguito e lo uccidono di mazzate. Circa una quindicina contro uno, una cosa squallidissima. Poi prendo questo mio amico sanguinante lo metto nella mia macchina, stiamo per ripartire quando il branco non contento corre verso di noi e cerca di tirarlo fuori dalla macchina. Cose che succedono. Bestie impazzite (vigliacche) ma lo sportello è chiuso e allora calci e pugni contro la mia macchina, la macchina nuova che mia madre aveva comprato perché avevo distrutto quella precedente. Parto, cerco di metterne qualcuno sotto, invano, porto il mio amico all'ospedale, mi ritiro e vi lascio immaginare il giorno dopo cosa mi sono dovuto sentire a casa quando hanno trovato la macchina ammaccata. Vi lascio immaginare. E che cazzo di colpa ne avevo? Vallo a spiegare e comunque decidiamo di fare la denuncia. Un po' una novità agire per vie legali in queste situazioni, ma perché no? Altrimenti inizia la faida anzi no non inizia proprio niente perché la nostra comitiva non è come la loro, nessuno si picchia per il prossimo. Diverse culture, diversi modi di affrontare l'esistenza. Se fossimo sotto una anarchia pura (che Io auspico) avremmo preso le mazzate e zitti. Ma siccome siamo sotto uno Stato che offusca tutte le nostre libertà insomma vabè ma adesso che sto scrivendo allora facciamo questa denuncia solo che dei venti conosciamo i nomi di solo cinque, due dei quelli (fratelli) diventano anche abbastanza amici e poi come gran finale uno di questi due muore in un incidente stradale. Cioè non è più un gioco, e diventato tutto così "pesante". Comunque siamo andati avanti e adesso non so, fra l'altro il mio amico ha chiesto a suo padre che è avvocato il quale ha detto che non posso gridare "Questo processo è una farsa", non so perché. E allora a questo punto non è che me ne frega tanto, non lo so, va tutto a puttane. Bò. Questo processo è una farsa!! Mi dichiaro prigioniero politico. Fate quel che volete, la storia mi assolverà! OOOH!!
[adesso che batto al computer hanno pagato, poco prima del processo si sono spaventati. Un milione a me e uno al mio amico. Me ne sono andato a Praga per un mese, una volta tanto non ho dovuto chiedere soldi a nessuno]


A Bologna, il primo anno, il primo anno è sempre il più bello e ce ne giravamo in macchina e sentivamo "Psyco killer" dei Talking Heads, oltre al mitico "Andy Warhol" dei Velvet Underground (non ci sono parole al riguardo). E c'era il Kasalone. (Un centro sociale). E se non ti bastava ancora stai praticamente al centro del centro, infatti facevamo il gioco della bottiglia, cioè prendi un foglio, ci disegni un cerchio diviso per spicchi e poi in ogni spicchio ci metti una località, fai girare la bottiglia e dove si ferma si va a passare la notte. E c'era Firenze, Rimini, Venezia, sai tutte in zona, in più per la suspence si aggiunge un paesino sperduto che non c'entra niente e una città lontanissima. Nizza. E già la prima volta che lo facemmo, a me l'onore di far girare la bottiglia e gira e gira e vedi se non si va a fermare giusto su Nizza. Momenti di euforia generale, ed erano già le 11 di notte, arrivammo all'alba, passeggiata per la spiaggia, il classico caffè e il ritorno, tipica toccata e fuga insomma e poi al DAMS che andavi in aula e ti facevano vedere i film e Io pensavo era proprio l'università che faceva per me. Ma comunque mi sentivo già troppo vecchio, poi i professori hanno cominciato a fare gli stronzi e all'inizio ero partito bene, quattro esami nei primi tre mesi, il numero Uno come sempre, però subito ti accorgi che è troppo una umiliazione l'esame. Andar lì ed essere interrogato. E da uno infinitamente più piccolo di te. No, non si può. Ma poi, ripeto, ero già troppo vecchio, non ti passa più, iniziare una cosa che sai finirà dopo quattro anni e più. E vecchi sono anche i professori. Di due generazioni fa. Due generazioni, vi sembra poco? E si è vero che comunque la ragione principale è che non me ne tiene di studiare, non riesco proprio a leggere o vedere qualcosa non come fine ma come mezzo, ma c'è anche che indubbiamente sono troppo vecchi. l'iperbole della tecnologia porta all'iperbole degli abissi generazionali. Troppa differenza fra una generazione e un'altra e ce ne sarà sempre di più. Perché è così, i cartoni animati, i videogiochi, il telecomando, la diffusione della pornografia, i computer e altro e altro. Siamo cresciuti con loro, ci siamo formati con loro. E già Goldrake, ve lo ricordate? Che ancora oggi quando capita lo trasmettono in qualche rete privata lo rivedo ed è schizzatissimo, un montaggio schizzatissimo. E non solo il montaggio cioè quando schiaccia il pulsante magico lui diventa un intergalattico nello spazio brilla e va. Goldrake. Il prototipo cyberpunk. Il nostro papà. E i videogiochi, mi ricordo ancora, non so quanti anni avevo credo 6-7 e vidi Space Invaders in un bar di Benevento. E da allora una attrazione erotica per tutti i videogiochi. Io li amavo, li amo ancora. E tu stavi lì e muovevi l'alter-ego piccolo piccolo, laggiù, come non pensarti in terza persona? E' stata una lezione di vita da allora mi sono sempre visto in terza persona. Forse per questo non scopo, non riesco a "vedermi" mentre scopo. Ed eccoci qui. La prima generazione cyber. Nel pieno dello splendore. Gli artisti di due generazioni fa leggevano e facevano fumetti da piccoli. Noi giocavamo e facevamo videogames. Io poi ero un mago. Col Vic-20. 5Kbyte di memoria, è assurdo se ci penso. 5Kbyte ed ogni volta bisognava ingegnarsi per non far finire la memoria, l"Out of memory error". E poi, forse, questo è l'unico desiderio che ho represso. Perché non mi sono mai potuto comprare un computer decente, dopo il Vic-20 ho preso un Commodore128 e poi basta, qualche volta li ho rubati ma era troppo un problema portarli a casa e così nulla. Magari con un bel modem, cazzo se mi faccio i soldi voglio un computer portatile con un mega hard-disk e un modem cellulare, così ovunque ti sposti sei in contatto con tutto il mondo, con tutte le banche d'informazione e sei come un Dio, come un Dio. [sto ricopiando il manoscritto su uno splendidissimo Pentium100. Naturalmente non mi sono fatto i soldi, sono i soliti vecchi e cari sponsor- mecenate-genitori che l'hanno comprato. E' il paradiso. Comunque adesso è Ottobre 95. Il libro fu scritto fra giugno e settembre del 94 e fino ad ora ho ricopiato quasi fedelmente ma è chiaro che in seguito improvviserò, modificherò, aggiungerò e monterò altre cose scritte nel frattempo, così se ad esempio capita che vi racconto qualche episodio di New York e dopo un po' leggete che vorrei tanto andare a New York, evidentemente è avvenuta qualcosa del genere, vabè è chiaro forse non era davvero necessaria questa nota, pero così]. E qualche tempo fa ho giocato a un videogioco che si chiama, mi sembra, Civilization, e lì, solo per fare un esempio, capita che il tuo popolo si incazza e tu per farlo star buono puoi sceglere se mettere un circo o una chiesa, così, indifferentemente. E i bambini ci stanno giocando e capiscono in maniera semplicissima una cosa che molti laureati di oggi non arriveranno mai a capire, Io infatti giocavo e pensavo è meglio se mi sbrigo a sfruttare la mia intelligenza perché fra poco cioè ancora un poco e ci faranno la pelle.
Altra cazzata. Ed invece c'è una pubblicità che dice che se guardiamo indietro di qualche anno sembra che tutto cambia velocissimamente e irreversibilmente. Ma se guardiamo attraverso i millenni vediamo che è lo stesso, è tutto uguale, non è cambiato nulla. E infatti guarda l'arte. E guarda tutto. E' stupido dare così grande importanza al progresso, piccola cosa rispetto ai milioni di anni che ha la mente umana. Fra l'altro basta vedere la generazione degli anni '80. Stando al discorso precedente sarebbe dovuta essere migliore di quelle precedenti. Merda nera. E tu ci sei cresciuto. Ed Io ci sono cresciuto. Siamo cresciuti in un incubo. C'è un mio disegno con un omino piccolo piccolo in un cubo. E forse quello sono io. Gli anni di merda. Per noi, s'intende. Io davvero non ho nulla contro chi ha abbracciato la cultura del corpo, yuppismo, reganismo, arrivismo, cazzi loro. La cosa atroce è che non c'è stata nessuna cultura alternativa. Niente. Il buio. Tutto bloccato. Musica, arte -stop. Niente. Solo penosi fantocci creati in laboratorio. Un trionfo per loro. E chi non vuole i soldi è solo perché non riesce a farseli, chi non vuole il successo è solo perché non riesce ad arrivarci e poi comunque tutti farebbero come noi, se potessero essere al nostro posto. Speriamo almeno è stata la vetta. Della mentalità mafiosa, puttana, ipocrita, leccacula. Solo chi lecca va in paradiso. Messaggio millenario impresso nelle menti occidentali. Comunque. Dal letame nascono i fiori. Eccoci qui. Per noi superstiti non c'e più nulla che ci possa spaventare. Ma chi l'avrebbe detto? Erano iniziati così bene con Pac-Man che mangiava palline e scappava dai fantasmini ed eccoci dieci anni dopo, in "Operazione Thunderbolt", armati di mitraglietta israeliana a sparare ai ragazzi con la kefiah. Vabè, non ci pensiamo più. E' passata. '90 subito aria nuova. Sono iniziati precisamente il 15 gennaio '90, nel Martin Luther King day. Collasso di una delle maggiori compagnie telefoniche statunitensi. Gli hackers. Cultura underground? Macché, questa sta addirittura nell'etere. Nel ciberspazio, appunto. Veniteci a prendere se siete capaci!


Ma oltretutto si può capire la cultura e l'evoluzione di una società dalle droghe che usa. Negli anni '60 c'era l'LSD. Negli anni '70 l'eroina, che per carità porta dritti dritti all'abbruttimento e alla morte, però ha una sua filosofia, una sua profondità. Negli anni '80 qual è stata la droga-simbolo? La cocaina. La cocaina! Cioè ho detto tutto, non c'è null'altro da aggiungere.


Bentornato LSD.


Bella storia l'Lsd. Dicono che esagero quando sostengo che fa bene, ma è così. Lubrifica il cervello, lo apre. E' l'unica, l'unica droga pesante, il resto è merda. Però bisogna arrivarci piano piano, gradualmente. Fare anni di rodaggio con l'alcool ad esempio (che comunque è una delle droghe più dannose). Perché bisogna tenere presente che mezzo trip equivale a più di mezza bottiglia di whisky come sconvolgimento e così se non sei abituato col whisky non ce la fai a bere ma il trip te lo butti in corpo e fa effetto e se non sei abituato sono cazzi. Ed oltretutto è la più potente fra le droghe psichedeliche, è un viaggio interno profondissimo, negli abissi del proprio Io, e non è tanto un gioco, laggiù, al buio, a vedersi. E infatti anche un mio amico ci prendemmo un trip e poi è diventato strano, è sparito e non l'ho più visto. E dicono che è cambiato. Bò. Vabbè se è per questo c'è anche un altro mio amico che sotto effetto si è cavato gli occhi ed ora è cieco. Ma non parliamo di questo.


E siamo i figli del caos, di tutte le teorie del caos, e tutte le teorie figlie del principio di indeterminazione e del "tutto scorre" e della farfalla che sbatte le ali e provoca un ciclone a migliaia di chilometri di distanza, che poi questo è un esempio che mi è sempre stato sulle palle, però come dire, bò, non so, l'abbiamo sentito che eravamo piccoli piccoli e niente può essere più lo stesso. La fisica che si adatta al villaggio globale. E viceversa. Ma adesso basta con queste genialate mi ricordo in Spagna andai alla corrida, ecco, si, meno male che mi sono ricordato, così lo scrivo ed anche se sento che il libro non verrà mai pubblicato è comunque mio dovere narrare questo infame episodio, un'ingiustizia, ennesima ingiustizia verso chi non ha voce. Cioè. Andammo a questa cazzo di corrida e c'era un torero incapace, un imbecille e il toro l'inseguiva e lui saltava oltre la staccionata. Una cosa comica. Io naturalmente tifavo per il toro, l'incitavo e l'incontro si metteva sempre meglio, se il torero non saltava fuori una continuazione (cosa che credo sia anche irregolare) il toro sicuro l'aveva già incornato. Ed ero finito giusto dietro ai parenti del torero che si incazzavano con me e dicevano vai tu, vai tu e Io rispondevo che non avevo intenzione di uccidere nessuno ma se proprio dovevo andare non mi comportavo in quel modo. Mentre il toro era sempre più padrone dell'incontro, il torero era in perenne fuga e alla fine sentite come finisce, praticamente fermano tutto e uccidono il toro. Lo giuro, è assurdo, andò così, entrarono non so quante persone, presero il toro e l'uccisero. Ed Io sono impazzito totalmente ho iniziato a gridare e tirare pietre sugli assassini e finalmente anche il pubblico mi ha seguito e nell'arena pioveva di tutto. Poi raggiunsi l'anello più basso, proprio sopra il toro e il toro non era ancora morto, è incredibile, coltellate e coltellate, niente, a terra, tutto sangue, Io sputavo sugli assassini, quelli da sotto mi minacciavano con la spada, poi me ne hanno mandato uno sopra un bestione alto non so quanto è venuto sulle gradinate da me e Io mi impostavo pure perché non ci capivo più niente, era troppo ingiusto, era il toro che doveva vincere, che senso ha che fermano tutto e l'ammazzano. Bastardi. E i miei amici non sapevano cosa fare perché (altra cosa assurda) mentre stavamo andando alla corrida avevamo trovato per terra un pezzo di fumo gigante, quanto un pugno, ancora impacchettato nella carta argentata, che si vede l'aveva lasciato cadere uno spacciatore e insomma erano preoccupati perché se ci arrestavano e trovavano il pezzettone di fumo finivamo dentro proprio per spaccio. E poi niente, il bestione non mi ha picchiato, il toro è morto e la corrida è finita, non so se perché era l'ultimo incontro in programma o perché l'arena era piena di lattine, pietre che continuavano a piovere ormai da parte di tutto il pubblico. Ecco. E anzi sai cosa faccio? Questo libro lo dedico a quel toro, eroe e martire senza voce, fino ad ora. Questo libro è dedicato a lui. Anzi, lo scrivo proprio in prima pagina: Al toro.




Otto




Ti stai divertendo a startene lassù, sperduto nello spazio, a svolazzare, e la terra è piccola piccola?
Si, ma l'anno prossimo me ne vado al mare.


Ho riletto un po' quello che ho scritto, non lo so, c'è qualcosa che non va, devo finire il rodaggio del nuovo stile, si va bè permettetemi di chiamarlo così. Gli errori grammaticali invece ci sono sempre, una costante. Cioè, non mi abbasserò certo a delle stupide regole grammaticali. E poi posso sempre definirle licenze poetiche. Eh. I problemi sono altri. Anzitutto chissà se il colore del foglio influenza ciò che scrivo. Perché ho fogli di vario colore, questo di adesso è celeste. E ho due penne, una rossa e una nera che si combattono a vicenda. Si, lo so che per fare come nel film dovrei scrivere a macchina, ma è una richiesta assurda, dovrei viaggiare con una macchina da scrivere appresso, come faccio. No, no. E poi non so. Ma vi sto appallando, vi racconto qualcosa. Qualcosa. Ma da quand'è che parlo da solo?


Anzi credo sia giunto il momento di esporre il mio programma politico, vero motivo per cui state leggendo il libro. Allora. Punto uno. Flint io già lo so qual è. E qual è? L'invasione della Svizzera. E va bè era ovvio. Invasione immediata della Svizzera. Parassiti succhiatori del denaro delle altre nazioni. Spezzeremo la Storia, sarà una vera rottura. Nessuno si è mai permesso di toccare i soldi. Le divisioni francesi per difendersi dai nazisti furono poste ovunque, fra il confine franco-tedesco, quello con l'Italia e quello coi paesi neutrali Olanda e Belgio. Solo il confine con la Svizzera fu lasciato scoperto perché tanto si sa, anche all'apice di follia di una ideologia totale i soldi non si toccano. Ed infatti i tedeschi passarono praticamente per tutti i fronti, tranne quello svizzero. Motivi strategici? Così gli svizzeri zitti zitti attraversano la storia indisturbati, mi ricordano una mia compagna di classe totalmente anonima (non mi ricordo assolutamente che nome o volto aveva) che si mimetizzò completamente dietro un banco in fondo e passò i cinque anni di liceo così, non ricordo una sola volta in cui fu interrogata. Perché tanta ostinazione solo contro gli ebrei? E' vero che gli ebrei hanno la cultura del clan, del denaro, dell'intolleranza razzista e religiosa (è strano che uno dei popoli assolutamente più razzisti sia diventato bandiera e simbolo per l'antirazzismo) e ancora e ancora però almeno è fruttuosa. I geni ebrei non si contano (anche se anche in questo caso non si può non notare una organizzatissima campagna di revisionismo e autocelebrazione dei veri vincitori della seconda guerra mondiale). Gli svizzeri no. Sono completamente inutili. Non hanno niente, solo le banche. Solo le banche, niente storia niente arte (vabè non rubo la battuta dell'orologio a cucù). Aula scolastica svizzera: entra il professore di storia, oggi interrogo su... e tutti in coro: I quattro cantoni! Bravi, come avete fatto a indovinare? E mentre le già poche possibilità di pubblicare il libro scendono fin quasi allo zero assoluto, lancio il mio disperato messaggio di riparare a questo orrore storico culturale. E' vero che dopo gli americani ci fanno un paio di spennellate di bombe su tutta l'Italia, ma vuoi mettere? La soddisfazione del momento, Flint alla testa delle armate che valcano le Alpi. Città devastate, vacche violentate. E questo era il primo punto del programma. Il resto è ovvio, la lingua ufficiale sarà lo svedese, più stelle cadenti. Colorate? Non vi piacciono già così, argentate? Come volete, tutti i colori ogni stella un colore un cielo zeppo di filamenti fosforescenti, vum-vum. E una rete di montagne russe che copre l'intero territorio nazionale, basta con treni pullman autobus, che palle. Così ne approfittiamo anche per licenziare tutti quei bastardi coglioni dei controllori dei vari mezzi pubblici, vendetta- tremenda vendetta. E poi basta con questa mania di atterrare con l'aereo, giù col paracadute, bisogna tutelare i nostri figli. Cinema e videogiochi gratis. Niente più zanzare al mare. Divieto di lavorare. Abolizione del sistema democratico almeno finché non diminuirà l'abbissale ignoranza del volgo, la massa di pecore a cui Io comunque in fondo in fondo voglio bene. Flintocrazia. Obbligo d'aborto per chi resta incinta (perché è mettere al mondo qualcuno, non il contrario, che è un crimine atroce). E obbligo di Lsd. Si però che schifo Flint, anche tu anche tu come gli altri, obblighi e obblighi. Avete ragione, mi sono lasciato prendere dall'euforia. Nessun obbligo di prendere Lsd, ognuno farà come vuole, ci limiteremo solo ad una campagna per la diffusione e l'uso. Ma sull'aborto no. Perché finché sono al potere non voglio avere sulla coscienza il grido di dolore della nascita di chiunque. E abbasserò un po' la forza di gravità che ci opprime, fluttueremo nell'aria. E abolirò la mattina. E poi soldi, soldi per tutti.


E' finito? Si. E gli sbirri, che ne facciamo degli sbirri? No, vabè le cose ovvie sono sottintese, è chiaro. Perché Io ho fatto un sogno: ho visto tutti gli sbirri ammazzati, uno affianco all'altro, senza distinzione di razza. E non mi venite a dire che si, è vero, gli sbirri vanno tutti eliminati, però quello vostro vicino di casa è una bravissima persona. Evitate. Lasciamone solo uno in giro e vedrete a che velocità si riproduce. Eh, la politica è così, è uno sport duro. Che poi ok noi scherziamo e scherziamo ma non credo sia una cosa tanto civile permettere a queste bande armate di gironzolare liberamente. E di picchiarci di tanto in tanto. Solo di tanto in tanto, però, quando è proprio necessario. Quando facciamo i cattivi. Ma lo fanno per noi, per educarci, per portarci sulla retta via e c'è una mosca aiuto no mi dicono che il pericolo sono le zanzare. Vi spiego, c'è una paranoia generale perché nessuno ha fatto l'antimalaria e così niente, comunque non penso ci sia davvero pericolo, che cavolo. Torno a casa giallo giallo che ti è successo la mosca insiste, niente. Un attimo. Mi ha deconcentrato. Fra l'altro da quando è iniziato il libro sto praticamente in "trance", ma qui non è un problema, sono tutti stranieri, così quando mi rivolgono la parola e Io li guardo allibiti penseranno che non ho capito cosa hanno detto. Cioè, credo. Il fatto è che devo mantenere una continua pressione, concentrazione, perché ogni opera è come un cristallo, sposta una sola nota e l'edificio crolla. Tutte le opere, anche una apparentemente caotica come questa. E infatti quante sono state distrutte per un nonnulla, una nota, un segno, una frase, una scena. Il papapolacco nel 1° episodio del decalogo di Kieslowski (fra parentesi non mi piace Kieslowski). Tutto scorre liscio finché -pam!- appare la foto del papapolacco. Ed è la fine. Banalizzato e volgarizzato. Per sempre. Irrimediabilmente. (Comunque uso l'espressione papapolacco non per razzismo, non sono così ignorante e idiota, dico papapolacco perché c'è un detto a Roma che dice -papapolacco è solo un pacco). Capite? Ma cosa sapete voi del travaglio di un artista, del lavoro che c'è dietro anche alle opere che sembrano più semplici, cosa sapete voi di fisica molecolare, siete grezzissimi, ecco cosa siete, non dovreste nemmeno sfiorare con l'occhio un mio libro, ma Io vi perdono, eh si, vi perdono.


Il film più bello, fatevelo dire da uno che di film ne ha visti abbastanza, è Arancia Meccanica, che fra l'altro va molto di moda in questi anni per svariati motivi. Il film dei film. Unico. Anche noi ci esaltammo non poco dopo averlo visto e così, un carnevale eccoci vestiti da drughi. Io ero Alex. E ce ne andavamo in giro per la città a cercare il barbone, ma a Benevento non ci sono barboni e così dopo un ultimo disperato tentativo alla stazione spostammo la ricerca verso qualcuno che si era vestito da militare, sai tipo Billy boy e i suoi quattro drughi. Ma niente, cioè da quando esiste il carnevale ci sono quelli vestiti da militare ma in quell'annata niente (per la verità ne trovammo uno ma era un ragazzo che abitava nel mio palazzo e non era il caso). E allora niente, alla fine ci picchiammo con due tipi che col film non avevano niente a che fare. Solo Io e un altro, però. E ce le dettero. Eh. Non come nel film. E' strana la vita, le prendemmo proprio, Io tentai anche il salto alla Alex, sai quando fanno quella specie di tuffo, ma non so, mi è arrivata qualcosa in faccia e mi sono ritrovato per terra. E intanto anche il mio amico le prendeva, Io pensai era giunto il momento di sfoderare l'arma segreta, la mazza da baseball, ma il "pubblico" è intervenuto e me l'ha tolta, forse non era contemplata nel regolamento. Anche se poi il giorno dopo ho trovato parecchio sangue sulla capocchia della mazza (da baseball) ma credo era del mio amico anzi sicuramente perché è l'unico che ha sanguinato, ed anche parecchio. E così. Non come nei film. Poi per sfogarci abbiamo raso al suolo una scuola, aule incendiate, tutti i vetri rotti, e altro. E il giorno dopo sono venuto a sapere che uno dei due ragazzi con cui c'eravamo picchiati era alunno di mia madre e allora è scattata la vendetta perché quando arrivavano a casa i compiti in classe (mia madre è professoressa d'italiano) prendevo il suo e ci cancellavo i verbi. Ed era divertente leggere il giudizio che mia madre gli dava, cose tipo "frasi sconclusionate e incomprensibili", è chiaro, erano senza verbo, immaginatevi. Però a pensarci bene forse quella fu un po' una vigliaccata. Forse si. Vabè non fa niente, chi se ne frega. Comunque nell'analizzare la sconfitta ho capito che le abbiamo prese per due motivi: primo perché quei tipi non c'entravano niente col film e una volta usciti dai binari può succedere di tutto, il Dio dei "come nei film" ti abbandona. E secondo perché non mi hanno fatto usare la mazza da baseball. Una mazza mitica, ci tengo tantissimo. E quante devastazioni, la capocchia è completamente sfigurata, dentro ci sono incastrati pezzi di vetro provenienti da vari edifici pubblici e finestrini d'auto e vetrine, cose così. Ed ora c'è anche il sangue del mio amico che, per carità, mi dispiace ciò che gli è successo, però è bello, il sangue è sempre bello. La comprai a Barcellona, in gita e vabè naturalmente non mi metto a raccontare gli episodi della gita, però solo un flesh, Io nel corridoio di un albergo sopra un carrello tipo per la spesa, non so come era finito lì, spinto da dei miei amici e Io in piedi sul carrello con la mazza in mano a cercare di colpire (per finta naturalmente) i ragazzi spagnoli perché il giorno dopo c'era Milan-Real, anzi no Real-Milan, quella che finì 1-1 e ci annullarono un gol regolarissimo. (Si, sono milanista, attualmente in sciopero. Ridateci Farina. Farina-rovina. Perché si, è vero che con lui siamo andati due volte in B, stavamo sull'orlo del fallimento, tutto andava a puttane, però c'era il cuore, c'era il cuore). E niente, loro scappavano, scappavano davvero come se poi davvero volevo dargli la mazzata in testa. E che cavolo. Mi ha fatto ricordare una barzelletta. Una stronzata, naturalmente. Davvero uno stronzata. Comunque c'è questo tipo che ha un cazzo gigantissimo, esagerato, immaginatevelo mentre si regge questo cazzone con tutte e due le mani. Ed è completamente pazzo perché vuole scopare e insegue le ragazze, tutte scappano. A un certo punto passa una mega figa, lui la punta, sempre con questo cazzone gigantissimo fra le mani e comincia a inseguirla. Questa scappa, entra in un portone, cerca di chiudere ma lui riesce a entrare e la blocca nell'angolo e lei grida e lui fa Ah! E adesso te lo metto in culo!! E la ragazza guarda un po' e dice Ah, si figurati, fai pure. E il tipo Come fai pure? E lei: No, credevo che me la volevi sbattere in testa sta mazza.
Non sento il boato. E si è una stronzata ve l'avevo detto che cazzo volete. Vaffanculo.
Ascolta Flint, questa barzelletta è bruttissima, è inutile che ti incazzi. Piuttosto invece di scrivere barzellette idiote perché non ti concentri e cerchi di scrivere qualcosa di, come dire, qualcosa che resta. Almeno una frase. Una tua frase che resterà per sempre. Capisci?
Si, forse hai ragione. Basta stronzate. Scusate per la barzelletta stupida, non volevo. Una frase. Prima della fine del libro vi prometto almeno una frase che resterà per sempre, fino alla morte dell'umanità. Una mia frase. Amor che a null'amato amar perdona. Eh, sarebbe bello diventare uno scrittore.


E non ti ubriacare mai col rum "Fantasia". No, è un rum, chiamiamolo così, che fanno a Benevento ed è praticamente veleno. Cioè a dir la verità si usa per fare i dolci o cose del genere solo che siccome costa poco c'era un periodo che l'usavamo per ubriacarci. E i risultati c'erano. Ogni tanto qualcuno all'ospedale. Un po' come quelli che leccano i rospi per avere allucinazioni cioè che cazzo compratevi un trip, non è che dovete buttarvi così atterra. E così noi col rum Fantasia. Lo dovevi vedere il mio amico con cui avevo diviso la bottiglia, tutto bianco in faccia, lo sguardo assente. Poi crollò, sembrava come in coma e vennero altri nostri amici e dicevano che bisognava portarlo all'ospedale, a me sembrava un po' una esagerazione e invece fu la scelta giusta perché lì la scena era comicissima con questo tipo che è già ridicolo di per sè, sai il classico grassone, e stava sul lettino con la flebo. Troppo. Infatti corsi a casa a prendere la macchina fotografica, feci belle foto, poi apparve il solito rompiscatole, nelle vesti di un infermiere che ha iniziato a rompere e mi voleva togliere il rullino. Si, col cazzo. E niente. Che poi oltre al moribondo, stavamo Io e altri tre. E due di questi tre sono finiti in quello stesso ospedale una settimana dopo per l'identica ragione (rum Fantasia). E l'infermiere diceva - Ma ragazzi che cazzo state combinando?


Che valga come da testamento: quando morirò, cioè fra un paio d'anni, voglio essere cremato e conservato, fino a quando sarà possibile essere trasportato nello spazio e lì saranno disperse le mie ceneri. Vum- nello spazio. E divento polvere stellare. Bella storia. Bella storia morire. Se non fosse per quei cazzo di manifesti da morte, sono bruttissimi, non riesco a sopportare l'immagine del mio futuro manifesto da morte. Oppure invece di morire faccio il contrario, divento immortale. Forse fra un po' si potrà fare, chissà. Auto- clono- digitalizzarsi e trasferirsi in un computer. Diventare pura energia. Non chiedo molto, un piccolo e personale universo autogestito. E anche qui, quando sarà possibile lo sparerete nell'universo (nel nostro universo) e via, vagare senza meta. E Io dentro. Che poi mi ri-auto-clono per non stare solo. Tanti piccoli Flint. Che si combatteranno fra loro e si riprodurranno finché magari ne resterà di nuovo uno solo che come il suo Dio non ne vorrà sapere di questa mania di riprodursi e occuperà da solo tutto il suo universo, finirà quando e se finirà l'alter-universo, sarà miliardi di volte più intelligente. Senza però avere la più pallida idea riguardo le sue origini, l'universo madre, la materia. E forse non avrà nemmeno la consapevolezza di essere completamente solo, come me adesso fra l'altro, e questa forse è una frase un po' banale o forse no, vabè comunque la lascio.


La persona che mi ha più "ispirato" nella vita è il mio compagno di banco. Su lui ho scritto libri, poesie, fumetti, persino canzoni. E videogiochi, dei videogiochi niente male. Poi lui si incazzava, perché è così, non si rendeva conto della fortuna che aveva, la gente non si rende conto della fortuna. Ho uno dei più grossi tesori esistenti nascosto in un isola in un punto che solo Io so. Anche qui a Savannah i quattrini non mi mancano, ho oro e argento da buttare. Eppure tutto quello che mi va di fare è continuare a bere questo schifosissimo rum nella taverna del Lupo. Mi piace Blob. E' l'unica cosa che vedo in tv. E' assurdo che gli unici programmi guardabili sono quelli che fanno ironia sulla tv, cioè è tutto un giro. Considerazioni inattuali: l'impero russo è crollato perché non c'erano giornaletti porno. Verde chiaro fluorescente. E' mi piacciono le persone, alla fin fine sono loro la più bella opera d'arte. Ed anch'Io naturalmente e mi rompono perché ogni volta che ne ho l'occasione mi guardo allo specchio, ma è normale cioè voi mi avete davanti ma Io ho bisogno dello specchio. Non è proprio narcicismo. E' che sono bello. Ed ho un profondo gusto estetico. Tutto qui. Infatti mi piacciono i gatti. Tranne il mio. Che è bruttissimo. Ho il gatto più brutto del mondo. Si chiama Rasputin. Si, già il nome. Fra l'altro un gatto brutto è un controsenso. Perché il gatto si prende e si fa vivere perché è bello. Vedere mia madre dare da mangiare a Rasputin mi preoccupa. Col cane è diverso. Al cane si dà da mangiare perché è un servo. I cani sono solo servi schifosissimi. Ai moralisti piacciono i cani. Agli esteti i gatti. Semplicemente. E l'eterna lotta fra il gatto e il cane non è altro che questo.Sono così stanco. Non dormo da 40 ore. L'ho fatto per sognare meglio. Quando sono stanchissimo e mi addormento faccio dei sogni che mi sparano dritto in paradiso.
Oggi mi hanno svegliato alle dieci. Comitiva del cazzo. E' bello e piacevole stare in comitiva ma richiede tanta tanta sofferenza. Un sogno spezzato. Stac. E bye-bye. L'arte del sognare è la vera arte da approfondire. Io sto diventando un maestro. Cioè, dipende dai perieodi. Non so perché. Ma quando sono nel periodo giusto è fatta, riesco a guidare i movimenti, a prevedere il futuro (sempre però dettagli insignificanti e non oltre il giorno dopo), addirittura a comporre musica e con più strumenti contemporaneamente e questo è un altro mistero perché nella vita conscia non so praticamente nulla al riguardo. E sono compensatori estetici, dopo la bruttezza della realtà c'è bisogno di vedere, vivere, respirare un luogo piacevole. La droga più bella insomma, non ha paragoni. E Io normalmente (quando non c'è una comitiva che rompe le palle) mi alzo verso le due ma già verso le 9-10 mi sveglio una prima volta e poi resto a letto, così, in un dormiveglia, un misto di sogno e realtà. E' lì che si impara. E apprendi, giochi, pensi, soprattutto intuisci. E poi dopo 4-5 ore che stai così, ti alzi ma ormai il tuo l'hai fatto, cioè che te ne frega del resto, della "realtà" che la solita maggioranza (idiota, la maggioranza è sempre idiota) ha eletto regina. In effetti Io davvero penso che è il contrario, è il conscio che lavora per l'inconscio e non viceversa. Tutti gli esseri viventi vivono per il sonno, vivono nel sonno, mentre sono costretti alla veglia per i bisogni fisiologici e di sopravvivenza. Così è più sensato. La droga della vita. Tutto per lei. Ed infatti, si, sono un viziato, però in particolari momenti ho dimostrato anche una certa capacità di sacrificio, ma il sonno no, non potete togliermelo. E oggi mi hanno svegliato alle dieci. Poverino, Flint, come farai adesso? Si, ok, non esageriamo però dico. Non so. Insomma c'è chi fa l'amore, chi si fa d'eroina, chi suona la chitarra, chi lavora, chi guarda la tv, chi fa sport. E Io dormo. Peccato che proprio non riesco a farlo per più di dieci ore al giorno, però fra un po' con la realtà virtuale sarà diverso. Metà in realtà virtuale e metà a dormire. Sempre se ci sarà ancora chi mi dà da mangiare. E se non impazzisco definitivamente.


E se sto impazzendo? Impazzendo sul serio intendo. Sto impazzendo? Sono già pazzo? Cosa intendi per pazzo? Tu gioca al gioco delle connessioni. Tutto ciò che vedi senti tocchi gusti ecc. ti rimanda a qualcos' altro e qualcos' altro ancora. E' piacevole, rilassante, onirico. Ma fino a quando può durare? Fino a quando non c'è la disintegrazione finale -PUM e buonanotte alla tua mente. Vedi? Ma non lo vedi che 11/22 ci giocano contro? Era una vignetta satirica c'era Capello incazzatissimo deformatissimo che spiegava la crisi del Milan e diceva -Ma non lo vedi che 11/22 ci giocano contro? Così so. Bè ho alcuni contatti con non so bene chi. Qualcosa intorno a me, diciamo. Da lì. Mi aiutano per l'ispirazione, ma non solo. Così ogni tanto mi appare qualcosa. Non è proprio che appare è come come se spunta da qualche parte. Se ne ho assoluto e intenso bisogno vengono da me immagini e parole che hanno scavalcato indenni ogni ostacolo fisico e spazio-temporale. Così so. Ad esempio. Che il mio gatto nero è stato avvelenato. Un delitto perfetto perché non poteva parlare in punto di morte. E perché era già malato. Ma non sarebbe morto se non fosse stato avvelenato. Ed Io so chi è stato. Me lo hanno detto loro. E ho chiesto loro di vendicarlo. Hanno detto si, poi non so. Berlioz. Il nome non era proprio corretto, cioè Berlioz era il diavolo ne "Il maestro e Margherita" non il gattone o quello che era. Comunque. Basta così, sono stanco. Frasi, frasi, parole, segni. Senti il ritmo? Pensa che prima non c'erano ed ora sono lì. Ed è grazie a te Flint, solo grazie a te. Ed è un peccato che hai adottato questo ritmo così frenetico perché, perché ogni parola è così profonda. Scusate se ogni tanto ho bisogno di masturbarmi, ma capite, a quest' età, senza aver mai pubblicato nulla.




Sette




E ora sto a Fes. E siamo andati in centro (la medina) ed era incredibile, è incredibile il caos che c'era lì dentro. E quanti muli. Muli, muli, muli. Fra l'altro è avvenuto un episodio abbastanza singolare e cioè a un certo punto un mulo si è girato verso di me e, fermandosi mi ha guardato in modo strano. Si-si. Mi fissava coi suoi occhi. Lì per lì non ci ho fatto caso ma adesso sono sempre più convinto che è proprio quel mulo ad ispirarmi. E chi può dirlo? Sembrava così tonto. Ed invece me lo avevano inviato gli Dei. Li ringrazio. E li saluto. Il mulo dell'ispirazione. Sarà lui a indicarmi la frase. La "frase mancante", quella che resterà per sempre. Lui mi dirà dov'è. L'ho anche detto ai miei genitori che sono qui. Questa stronzata che sto a Bologna a studiare non si regge più in piedi, cioè è praticamente un anno che non vado a Bologna ed ogni volta a telefonare dalle varie parti d'Europa, si, si, sto qui a Bologna, sto studiando. Sono sempre state un problema queste cazzo di telefonate. E oggi la linea era disturbatissima oltre ad interferenze arabe e mia madre diceva Flint ma dove sei? Allora mi sono rotto e ho detto sto a Fes -E cos'è? -E' una città nel centro del Marocco. Dall'altra parte è iniziato un lungo e preoccupante silenzio, poi ha detto disgraziato e le solite cose. Mi ricordo a Los Angeles, lì era un casino per via del fuso orario. Dovevo telefonare verso le 5-6 del mattino che non sarebbe nemmeno stato un problema per me visto che di solito mi addormento a quell'ora, però per via, appunto, del fuso orario la prima settimana mi veniva sonno verso mezzanotte, e quando dovevo telefonare era un casino, una cosa atroce, svegliarsi alle cinque, nel pieno del sonno, non ci capivi nulla, e le solite stronzate -si, si, sto studiando un casino. Poi mi sono arreso e glie l'ho detto. E pure qui. Ma poi dico a chi volete rompere le scatole, ormai ho ventidue anni, vi pare che devo stare ancora a pensare ai miei genitori che si preoccupano per me e per il mio futuro. Mha! Vi racconto un po' di Los Angeles, uscii dall'aeroporto e subito una vampata di caldo, era come estate, Io venivo dal glaciale novembre di Bologna, bella storia rimettersi in maglietta e i primi giorni ero completamente esaltato perché quella non è una città, è una scenografia. E per me che mi esalto a vivere come nei film vi lascio immaginare. Non lo so, cammini cioè viaggi per le strade e, come dire, ti sembra di essere già stato lì. In una vita precedente. Ecco, si, ti sembra di essere stato lì in una vita precedente. Poi dopo un po' finisce l'esaltazione e ti accorgi che non è un granché. E i locali che chiudono alle due, no, non è niente d'eccezionale, solo il clima è bello. E quanti barboni. C'è una città invisibile di Calvino che cambia a secondo dell'umore di chi la guarda. Se sei di buon umore guardi verso l'alto e vedi una cosa, se sei di cattivo umore cammini con la testa abbassata e vedi tutta un'altra cosa. E così Los Angeles. Se guardi in alto vedi le luci, le palme, il sole e tutto è bello, se guardi in basso vedi orde di barboni e pensi che non è una cosa bella, non è una cosa bella che una delle nazioni più ricche del mondo lasci morire di fame tutti quei connazionali, tranquillamente, come fosse una cosa normalissima. Bò. E una volta stavo camminando, una delle rarissime volte che camminavamo a piedi, e c'era un barbone che stava cacando giusto al centro del marciapiede. Fu un trauma per me, credo di essere rimasto traumatizzato da quella scena. E lì ho pensato: Los Angeles. E me ne andavo in macchina di notte, con una mia amica o da solo, ad attraversare i vari quartieri, dal lusso spietato di Beverly Hill fino alle porte di Downtown, passando per rovine di terremoti e rivolte e splendidi murales e sembra di aver attraversato nazioni diversissime mentre magari sei rimasto sempre sulla stessa strada. E poi Downtown che è il posto più affascinante, il centro della città, dove ci sono i grattacieli e di giorno è un caos peggio di Napoli, invece di notte tutti scappano via tutt'intorno (i grattacieli sono solo uffici), non resta più nulla e riemergono le anime perse del sottosuolo che si riappropriano del loro spazio sotto a grattacieli bui spettrali nel cuore della notte. Nel cuore di Los Angeles. E infatti una volta andammo su uno di questi grattacieli perché all'ultimo piano c'era un locale dove ti sedevi davanti alla vetrata e intanto giravi piano piano in senso orario, proprio nel centro così in primo piano c'erano i grattacieli, dietro un oceano di luci che si perdeva all'orizzonte. E mentre la città ti girava intorno ti accorgevi di non avere scampo, di essere nel bel mezzo dell'oceano. E stavo lì. C'era un mio amico che studiava cinema, le scuole lì erano l'esatto opposto del DAMS, così come al DAMS si fa solo teoria, li si faceva solo pratica. Molto meglio, naturalmente, ti mettono la cinepresa in mano e vai. Si potevano usare sale da montaggio, sale di proiezione, fu divertente quando mi vidi sul "grande schermo" perché avevo fatto da attore per un filmino 16mm di un ragazzo peruviano. E fra l'altro, sempre in quell'ambiente mi procurai una mega occasione perché un regista mi vide e mi voleva per una parte nel suo film. Un film vero, con la troop, il set, insomma, per carità, niente d'importante, il regista era esordiente, però cioè deve essere divertente, una cosa credo davvero divertente. Ora Io ho una indubbia abilità nel procurarmi le occasioni, ma sono un genio assoluto nello sprecarle. E infatti mi ricordo mi scervellavo e mi dicevo come faccio adesso? Finché come un flesh la soluzione: Las Vegas. E tutti mi dicevano Flint, non fare il coglione, non portarti tutti i soldi. Ma Io no, no, devo stravincere, ero davvero sicuro di vincere. Non so perché ero convinto. Ora: i giocatori d'azzardo si dividono in due categorie (sproporzionatamente) ben distinte: quelli che vincono e quelli che perdono. E non c'è nulla che possa cambiare le cose. E Io già allora sapevo quale era la mia categoria ( vabè che ho fatto un tredici da un milione e quattro, anni fa, ma è diverso, la schedina non è propriamente gioco d'azzardo). Quindi perché? Mi fossi almeno divertito porca puttana ma nemmeno il tempo, arrivo sparatissimo, gioco appena appena alle macchinette e poi mi sposto alla roulette. Qui la scena è la seguente: Io punto sul rosso (per motivi politici). Esce il nero. Faccio il raddoppio. Ancora nero. E' uscito il nero sette volte consecutive. Andò davvero così. E Io ero avvilito. Tac. E tutti i soldi finiti. Viola cucù e Baggio non c'è più. Così niente, le riprese del film iniziavano il mese dopo, ma una settimana dopo ho preso l'aereo e me ne sono tornato. Fanculo Las Vegas. L'essenza del capitalismo. Una delle città più ricche del mondo. E cosa ha e cosa vende? Denaro. Solo denaro. E' il capitalismo allo stato puro, insomma. Ed anche una delle città più economiche del mondo se facciamo il rapporto qualità/ prezzo, non costa nulla, per 3 dollari vai in ristoranti dove c'è tutto e puoi prendere tutto finché vuoi, alberghi tipo 1° classe con stanze giganti, televisione, tutto, noi pagammo sui 5 dollari. Peccato che sotto l'albergo c'è la sala-giochi. Così Io ho speso 5 dollari + 700. E vabè. Alla prossima.


La prossima c'è già stata e ho riperso. Ma solo 100 dollari perché (per fortuna) stavo senza soldi. Me li avevano spediti a New York ma erano passate più di due settimane e ancora niente, ormai avevo già comprato il biglietto d'aereo e si, lo so che me li avete spediti lì, ma Io mi sono spostato qui. Così me li ha dovuti prestare Jim, il ragazzo australiano che sta anche "qui" in Marocco, però dopo i primi cento dollari, quando mi ha visto tornare dopo un'oretta per chiederne altri, non ne ha voluto sapere e lì per lì mi sono incazzato, ma ora credo è stata una scelta saggia. Ho perso addirittura alle macchinette, sono riuscito a perdere 100 dollari alle slot in un'ora. Cazzo. Cazzo e cazzo. Oltre all'australiano c'erano anche i due ragazzi americani presenti "qui" in Marocco, è una comitiva internazionale, insomma, ma non c'è niente di strano, il mondo è sempre più piccolo, a New York una notte in una casa di Brooklin ci siamo ritrovati tutti e cinque quelli della comitiva di Praga e ognuno era praticamente venuto per conto suo e per propri motivi. Questi due ragazzi americani invece sono di Flagstaff, una città dell'Arizona, così siamo andati a trovarli, nella città non c'è un granché da fare, ma l'Arizona è stupenda, è come un parco naturale, boschi, laghi, bellissimo girare in macchina, una volta andammo ad un laghetto circondato da rocce altissime a strapiombo, delle muraglie color bronzo contro un cielo azzurrissimo e da lì sopra si saltava giù nel laghetto. Io non so dove ho preso il coraggio, non credevo avrei potuto farlo davvero ma una volta lassù era un problema ritornare, la cosa più semplice era saltare giù, a dir la verità sono rimasto una ventina di minuti come un cazzone fermo sullo strapiombo, poi il "pubblico" da sotto ha iniziato a pressarmi, incitarmi e anche gli altri ragazzi che stavano in fila per saltare, che fino a quel momento facevo passare avanti, ora dicevano no, no, adesso basta, adesso salti e quindi che potevo fare, respira forte, just do it, e vuuuuum! Splash! E poi giù, nel profondo. Quando sono tornato "su" tutti applaudivano, le mie solite figure, poi persa la verginità è stato più facile e via coi salti perché quando sei in aria a volare per quei 3-4 secondi ti senti bene, ti senti troppo bene. Volare via. Una volta invece, forse proprio il primo giorno che arrivammo Io esco dal bagno e vedo l'atrio pieno zeppo di armi. Pistole, fucili. Io pensavo, bò, forse dobbiamo fare una rapina, invece no, siamo andati nel bosco a sparare alle bottiglie. Prima siamo passati a comprare le munizioni, anch'Io, scatole di proiettili, tranquillo, non devi far vedere nessun documento, niente, ti puoi comprare pistole e pallottole così. Esaltatissimi. Prima di iniziare a sparare spiegavano le caratteristiche di ogni arma, questo è un fucile da guerra e bla, bla, bla, un legame erotico fra loro e le armi. Le armi sono lì, prendete quelle che volete, ed eccomi mentre cerco di colpire una bottiglia su un albero con un fucile piccolo, non chiedetemi precisamente che calibro o cose simili, non me ne intendo, insomma aveva dei proiettili piccoli. E niente, non ci riuscivo. Allora mi sono incazzato, ho preso il più esagerato fra i fucili esagerati, un fucilone a pallettoni, mi sono avvicinato all'albero, ho caricato il cartuccione TRA-TRAK e poi BUUUUUUUM!! E tutte le bottiglie sull'albero sparite. Vaffanculo. Ed anch'Io caduto nel baratro dell'esaltazione per queste cazzate.
Uno di questi due ragazzi aveva anche una casa vicino Las Vegas così siamo andati lì per qualche giorno. Per attraversare il deserto abbiamo scelto un fresco primo pomeriggio di luglio. Afa totale, era meglio tenere i finestrini chiusi perché l'aria che arrivava scottava. A Las Vegas invece ci siamo arrivati di notte, anche la prima volta che andai arrivai di notte, perché a un certo punto, nel buio del deserto c'è come un dosso, si sale e una volta superato appare un lago di luce nel deserto. Così. Un lago. E buio intorno. Luci, luci, luci. E' un trip cazzeggiare per Las Vegas. Chissà stando davvero in trip, poi. Purtroppo non ne avevamo. Ma anche così non si può non restare affascinati, a me piace, lo ammetto. Città giocattolo. Città postmoderna, punto di riferimento sottovalutato per cercare di capire la cultura contemporanea. E' l'America, nel bene e nel male.


Dopo Los Angeles tornai a Benevento per qualche giorno e i miei amici dicevano che era giunto il momento di andare al "Maurizio Costanzo show" e Io dicevo che non era una bella cosa andare in un programma di un piduista nella rete di un altro piduista e poi perché mai avrebbero dovuto invitare uno sconosciuto. Loro dissero che invitavano anche gli sconosciuti e che anche se è un piduista ormai ci vanno tutti e comunque anche Vasco andò al Festival di San Remo, però cantò "Vita spericolata". L'esempio era azzeccato così ci mettemmo e scrissi la lettera, un capolavoro naturalmente e quelli davvero mi chiamarono, anzi dovetti chiamarli Io perché nel frattempo stavo in una casa a Bologna senza telefono, loro avevano telefonato alla casa a Benevento e lasciato il numero a mia madre, Io telefonai e parlai con una segretaria di origine americana che commentava la lettera e diceva cosa intendi esattamente con "anche la bellezza ultimamente mi annoia" e con "non c'è campo umanistico o scientifico in cui non possa apportare un contributo di portata mondiale", "sono un'opera d'arte dal valore incommensurabile" , Io dicevo si ok forse ho un po' esagerato, ma poi via via mi andava sempre meno di parlare, di fare il buffone, cioè spesso mi piace fare il buffone ma in quel periodo stavo scazzato così la tipa ha detto di richiamarli ancora una volta per parlare Io ho detto si, si, ma ero indeciso, poi non li ho più chiamati, non so nemmeno esattamente perché ma c'era che avevo visto il programma nel frattempo e senza esagerare ci vedevo dentro esattamente il programma della P2 sullo svuotamento della classe intellettuale. Il programma della P2 prevedeva proprio questo: mettere nell'ombra gli intellettuali dotati e affollare i mezzi di comunicazione di pseudo-intellettuali che li sostituissero completamente. Meglio ancora se gli pseudo-intellettuali credono davvero di essere grandi pensatori. E così ecco scrittori, direttori di giornali, filosofi, di tutto insomma una massa di rincoglioniti semi-dementi a discutere a masturbarsi a vicenda, miseri burattini nelle mani di quell'altro burattino del trichecone. Quando finiva in trasmissione qualcuno che voleva esprimere un concetto appena appena originale ecco che il tricheco si piazzava dietro e iniziava a sfornare smorfie, sorrisetti. Da dietro. Bello. Il nuovo idolo della sinistra. Con Montanelli e De Benedetti. E altri. E poi la banalità, totale, paradossale, domande banali a cui ognuno rispondeva con la cosa più banale del banale, che in fondo ammetto ci voleva anche una certa abilità in questo e tu guardavi e pensavi che intanto milioni di persone lo stavano guardando, e non per un motivo particolare come me in quel momento, lo stavano guardando davvero. Ho paura. Sono troppo diversi. Insomma a quel punto mi sentivo siceramente preoccupato per il fatto di essere stato chiamato, e oltretutto si può sperare in meglio che passare alla storia come una "scoperta" di Maurizio Costanzo, ma comunque più che altro lasciai stare tutto perché stavo troppo scazzato, in quel periodo volevo solo starmene per cavoli miei, e Bologna mi piaceva sempre meno, tutto l'entusiasmo del primo anno era sparito, e mi rodeva sempre di più farmi sfruttare da Bologna, Bologna è rossa ma è rossa di vergogna (un coro degli autonomi). Case di merda con sei- sette- otto persone dentro per 350000- 400000 lire al mese, tasse universitare di circa un milione, multe sull'autobus una continuazione e prezzi prezzi assurdi ovunque. Uno sfruttamento spietato. Allora. Per la rapina alle edicole il metodo da seguire è: entrare col viso leggermente coperto, tanto fa freddo. Andare nel settore dove ci sono i giornaletti porno, comunque, sia se c'è gente dentro, sia se non c'è nessuno. Da questo momento l'edicolante penserà che vi comportate in maniera un po' anomala perché volete comprare un giornaletto porno. E voi l'assecondate, non abbiate fretta, controllate anche che non sta venendo nessuno, prendete un giornaletto e quando gli siete davanti puntate la pistola, muovetela come se tremaste per far vedere che siete nervosi (che poi forse lo siete davvero) ma soprattutto per non fargli accorgere che è finta, minacciate pesantemente usando frasi tipo ti giuro che ti spappolo il cervello e fatevi dare i soldi. La teoria consiglia di andare dietro il bancone, sia per prendere tutti i soldi, sia per evitare che cacci anche lui una pistola, si può anche fare ma così possono sorgere altre complicazioni, meglio per me accontentarsi di ciò che molla, limitandosi a minacciare di andare a controllare e se non mi hai dato tutto e bla, bla, bla. Tranquillo. Credo che uno su mille viene arrestato. Anche se da oltre oceano il vento dell'esaltazione soffia fino a noi e con niente trovi l'esaltato che ha comprato una bella pistola nuova e non vede l'ora di usarla e da buon esaltato si intende di armi e si accorge che la pistola tua è finta e buonanotte, andrà meglio nella prossima vita. Naturalmente se avete la possibilità di usare una pistola vera, tanto meglio, altrimenti procuratevi una scacciacani di quelle che caricano il colpo in canna, così mentre minacciate cia-ciak, caricate, il rumore è lo stesso. Certo, se trovate altri metodi per guadagnare, lasciate perdere, fra l'altro non vi credete, almeno alle edicole si guadagna poco. E poi è disgustoso spaventare la gente. Così. Come le corse in macchina o i cocktail di trip, alcool e altro o la fuga dal militare, vani tentativi di raggiungere la fine. Il fine ultimo è la fine, no?


Io non ho mai rapinato nessuna edicola, sia chiaro. Ciò che mi stupisce, davvero mi stupisce è quanto sia abbissalmente diverso l'atteggiamento mentale nel considerare un tipo di rapina come quello di far pagare a uno studente 400000 lire per una camera doppia, illegalmente, lasciando migliaia di appartamenti sfitti per tenere alti i prezzi, mettendo l'uso foresteria per evitare l'equo canone, tutta Bologna è uso foresteria, perché la Mafia sta a Palermo, dunque dicevo si cioè questa è una rapina che si vabè effettivamente, ma che ci puoi fare è così che và, mentre una rapina di un ragazzo che non ha soldi (non come quelli che affittano le case che sono, senza esagerazione plurimiliardari) è un crimine atroce di un mostro da sbattere in galera per sempre. E voi no? Come con le bombe. Altro giochetto strano degli schemi mentali. Se la bomba viene lanciata dall'alto, va bene, non fa niente, ed anche se sono cento, mille, non fa nulla, e se muoiono migliaia di persone assolutamente innocenti tanto meglio e quelli che restano vediamo se ce la fanno a sopravvivere visto che la città è rasa al suolo. Se le bombe piovono dal cielo la coscienza del buon occidentale è tranquilla. Perché i terroristi sono quelli che mettono una bomba nella metropolitana, e a volte ci scappa anche il morto, mostri feroci senza dignità. E non è così? Ma adesso basta, mi sto scaldando troppo, non è da me, sarà colpa del caldo appunto, fa caldo, scrivo in condizioni disperate. E insomma di Bologna ne volevo sapere sempre meno, anche il primo anno avevo viaggiato parecchio ma adesso era diventata una necessità assoluta, sentivo come una allergia alla città, e in quel periodo mi piaceva andare a festivals di vario tipo, ricordo andai all'"Imagina" di Montecarlo dove provai per la prima volta la realtà virtuale. La prima volta in virtual reality, quel festival fu un appuntamento mitico, in prealtà c'era già stata in Europa qualcosa del genere e poco dopo venne anche in Italia, ma lì si respirava l'evento, mi sentivo come quelli che videro i filmini di Lumiere al Boulevard des Capucines, anche se non credo molti ne ebbero coscienza allora, così come molti non ne hanno avuto coscienza all'"Imagina'93". E andai anche al festival di Berlino. E quello di Cannes. E poi un po' in giro. Anzi, fino all'inizio del freddo invernale me ne sono stato sempre in giro. E dopo l'inverno fino ad ora che scrivo (è giugno) anche. E così, tutto bene, finché va.


Ah, ah, ah. Non ci siamo, non ci siamo. Lo sponsor divino sopra di me. La fuga. La mamuska. Nel flipper della famiglia Adams. E' l'unico flipper che mi piace, ci giocavo a Bologna poi l'ho trovato addirittura nel baretto di merda di Benevento, quello dove vado a bere insieme a tutta la città il sabato sera. E i Pappano pappano. Pappano è il nome (vero) dei proprietari. Non sottovalutate i nomi. Il nome si avvolge intorno l'essere e lo divora. E insomma in questo flipper parte la mamuska e fa la, la la la la la, la la la la la la la la la la la la, la, la la la la la e così via e ad ogni punto che si fa si sente -He! Così. Perché vorrei vedere a voi. A fare le montagne russe su un fiume di lava. O il surf fra le bombe per far contento il mio generale impazzito. Attraversare l'iperspazio per sfuggire alla Morte nera. Nella notte di Dussendorf. E in quella di New York. Non sono un granché alla luce del giorno. Ma la notte. La notte è l'ora ideale. Baciare Dracula, scopare le Seventeen. E su un maggiolino nel bel mezzo dell'Europa. L'ultima cena di Viridiana. Il cordone ombelicale di Tetsuo nel jazz. Seghe elettriche e dischi volanti. Sonnabulismo, ipnosi. OMICIDIO. Sangue. Partita a scacchi con la morte. E con Hal 9000.


Frank Poole- Hal 9000, rotta verso Giove, 2001
spagnola
1)e4 e5 2)Cf3 Cc6 3)Ab5 a6 4)Aa4 Cf6 5)De2 b5 6)Ab3 Ae7 7)c3 O-O 8)O-O d5 9)exd Cxd5 10)Cxe5 Cf4 11)De4 Cxe5 12)Dxa8 Dd3 13)Ad1 Ah3 14)Dxa6 Axg2 15)Te1 Df3. O-1


Scacchi. Vi racconto una favola. Non mi ricordo dove l'ho letta. Comunque. Torneo di Pietroburgo 1914. Torneo mitico, il meglio del meglio alla corte dello zar-sponsor. Ci sono naturalmente anche Capablanca e Alekhine i due più forti giocatori di allora e di tutti i tempi. Bene. E' notte. Al grand hotel c'è chi dorme, chi analizza, chi guarda il soffitto e pensa: dove ho sbagliato? Alekhine, nella sua stanza, fissa immobile con occhi di ghiaccio la scacchiera. Bussano alla porta. Va ad aprire, sorpreso. C'è un uomo, vecchio, straccione, forse un contadino. Si intrufola nella splendida stanza e dice di conoscere il segreto: sa come fare matto in 12 mosse con i bianchi. Sempre. Alekhine sbuffa, gli dice di andarsene, lui insiste, il campione non ha voglia di irritarsi dice si, ok, allora vediamo e sistema i pezzi sulla scacchiera. Il contadino ha i bianchi, lui i neri. Dodici mosse: matto. Alekhine è incredulo, non capisce cosa sta succedendo. Riproviamo. 12. Matto. Ancora. Ancora. Ancora. Cambia apertura. 12-matto. Matto. Sotto shok invita il vecchio contadino a seguirlo. Corridoio semibuio. Bussano alla porta di Capablanca. Bussano ancora. Capablanca si sveglia, apre la porta, sente la storia ed è sorpreso per lo scherzo di cattivo gusto da parte del rivale solitamente freddo e aristocratico. Senza sapere perché e come eccolo davanti alla scacchiera coi neri. Via. 12 mosse. Matto. Capablanca stropiccia gli occhi. Ancora. 12 mosse, matto. Ancora. Ancora, ancora. Ora spostiamoci. C'è Alekhine sul letto di morte (ma ancora campione del mondo) che racconta questa storia a un suo amico. Il quale ovviamente chiede con noi: "E allora?" "Lo abbiamo ucciso, naturalmente". Bella eh? Non è mia comunque. Cioè, niente è mio.


Anch'Io ho fatto una breve e inevitabilmente fallimentare carriera agonistica negli scacchi. Ma l'agonismo non fa per me e nemmeno lo sport ed oltretutto subisco troppo il fascino della sconfitta finale. Più la sfortuna. L'ultimo torneo che ho fatto, anni fa, 4 punti e mezzo nelle prime cinque partite, dovevo solo vincerlo, ma niente e comunque nell'ultima partita mi bastava il pareggio per passare di categoria, vedo la mossa per la patta obbligatoria, la sto per fare ma poi mi dico no, tentiamo di "vincere", tradotto vediamo come dobbiamo perdere, sennò dopo come si fa? Poi non posso dire: "no, la partita è andata come è andata, mi aspettavo di più dalla vita, di più e meglio". Così. A dir la verità [stacco] ho vinto un paio di tornei ultimamente, a New York, ma non erano al mio livello. Li ho fatti giusto così, per vedere il Manhattan chess club. Quando dissi al mio compagno di casa se poteva svegliarmi la mattina dopo perché dovevo andare a un torneo di scacchi lui fa: a vedere? No, a giocare. Quindi ha iniziato a esaltarsi da buon americano, a dire -qui a New York!? Ma sei pazzo, non so in Italia ma qui tutti giocano dalla mattina alla sera, ovunque, sono fortissimi, credimi non hai speranze, e così via, naturalmente fui fortemente tentato di sbattergli la coppa in testa quando sono tornato e stampargli bene in fronte "first place". Comunque devo ammettere che fu in parte lui a darmi quella spinta in più per mettere da parte il fascino di sconfitta o di 2° posto, perché dopo tutta la sua sceneggiata gli ho detto, ok, allora scommettiamo. Cosa? Non lo so, un pegno qualsiesi, chi vince decide. E lui dice bè allora preparati a fare qualcosa che non hai mai fatto prima, e, piccolo particolare, lui è gay. E anche decisamente bruttino. Allora niente, tranquillo, nessun problema, vinco tutte le partite fino all'ultima dove mi basta il pareggio. Non si scherza su queste cose. Invece mi ricordo di tornei al limite del masochismo, a San Benedetto del Tronto, in una palestra nel pieno dell'estate. E si iniziava alle 3 di pomeriggio. Calore, arsura, 4-5 ore davanti alla scacchiera con la tensione che saliva. E mentre intanto intuivi che comunque sia la partita era scadentissima, come le analisi notturne (a freddo) puntualmente dimostravano. E c'erano gli jugoslavi che si incazzavano, ogni tanto li sentivi gridare, abbastanza grezzi, bisogna dire, fra l'altro giocavano per i soldi e c'erano quelli che andavano nelle categorie inferiori per rubarsi il 1° premio. La sera si tornava in albergo, stanchi e strutti, scacchisti ovunque e c'era sempre chi ti afferrava per fare le lampo o le analisi, un poco di sonno e nuovo giorno e nuovo giro. Così. Masochismo puro, insomma. E crisi di rigetto a torneo finito, anche se davvero si può passare la vita nel suo universo, ancora oggi è il re dei giochi.


Fra l'altro bisogna ammettere che è più facile perdere che vincere. Me ne accorgo quelle volte che voglio vincere e puntualmente perdo. Quindi tirando le somme perdo praticamente sempre, un perdente puro. Fra l'altro bisogna ammettere che è quasi sempre una recita il desiderare la vittoria o la sconfitta perché in fondo in fondo non me ne frega niente. Non vincerò mai la coppa Davis. E' sempre stata una recita, una vita a recitare. Quando ormai adolescente mi accorsi che gli altri non recitavano ma provavano davvero gioia e dolore e credevano davvero nel proprio ruolo o ruoli mi preoccupai per loro. Mi ci sono voluti anni per capire che sono Io che non funziono bene, lo dico con tutta sincerità, e cerco sempre più di non recitare, di trovare un Io, ma non è facile, è una scelta difficile, è la scelta, essere davvero qualcuno. Si vede che avevo bisogno di più tempo. Si vede era necessario per la mia crescita. Forse ci sono quasi. Mi sono guardato intorno, insomma. Per questo un po' mi dà fastidio dover morire proprio adesso, proprio adesso che la fusione con la mia maschera era quasi completata.


Come si distribuiscono gioia e dolore? Si compensano? In una stessa persona, fra diverse persone, diverse nazioni, diversi perieodi, diverse ere. E fra uomini e animali? E terrestri e exstraterrestri? Se sono felice è perché un altro sta male o lo è stato o starà? Forse per questo ti piace sentirti triste. No, non credo. Aaaaalt. Basta quando si esagera si esagera, noi ce ne andiamo. Ma ogni tanto sento il "coro" che si lamenta, che c'è, che è successo? E' successo che ne abbiamo abbastanza di te e di quell'altro che ti affianca, del tuo narcisismo infondato e ridicolo. Oddio ma stai sentendo che dicono di noi? Li senti? Non farci caso Flint, è solo invidia. Infatti. E comunque il libro è mio e scrivo quello che cazzo mi pare. Bravo Flint. Grazie. Vedi che devo passare. Allora. Adesso mi hanno deconcentrato. Dicevo. Servitù, verità, legge, ordine, intolleranza. La cultura fascio- cristiana- comunista, insomma. Non vinceremo mai. Non usciremo mai. Loro. Sono dall'altro lato della collina. E mi bombardano. Con ultrasuoni. E mi stanno facendo impazzire. Non sono più in grado di fare nulla. Loro. Sono dall'altro della collina. Con un raggio d'ultrasuoni puntato sulla mia stanza. 24 ore su 24. E mi stanno facendo impazzire. E sto impazzendo. E non sono più in grado di fare nulla.


Mi sono svegliato alle cinque di pomeriggio. Mi gira la testa. Non mangio da due giorni. Non c'è nessuno in casa. C'è qualcuno nella mia testa. Cammino avanti e indietro. Sto impazzendo. Mi gira la testa. Torno a letto. Non riesco a dormire. Scoppio a ridere. C'è qualcuno dentro di me. Rido. Piango. Cammino per il corridoio. C'è un fucile puntato contro di me. Da una finestra di fronte. Sono spacciato. Mi rimetto a letto. Abbraccio la mia testa schiacciata a faccia in giù. Mi nascondo sotto il cuscino. Piango. Sto impazzendo. Non c'è nessuno. Meglio così. Rido. Giro per il corridoio. Il fucile è sempre lì. Torno a letto. Guardo il soffitto. E resto così. Per sempre.


Vabè ho scaricato fuori un'altra tonnellata di tristezza. Fatti una doccia e vattene, vattene proprio a fare in culo. Fanculo a me? Ci sono solo Io!




Sei




Adesso vi dico. Non sono un granché alla luce del giorno. Abbiamo passato tutta la nostra adolescenza nella piazza più brutta d'Italia, seduti su un muretto. Poi hanno pensato che era troppo farci stare seduti, che cavolo, così ci hanno tolto anche il muretto. E siamo restati in piedi nella piazza più brutta d'Italia. Ed era più o meno il periodo del crollo del muro di Berlino e dicevamo -crollano i muri, crollano le ideologie. Io comunque ho ancora conservato un pezzo del muretto di piazza. Ho anche un pezzo del muro di Berlino, ma quello non è importante.


Eravamo rimasti, quindi, in piedi nella piazza più brutta d'Italia. Un parcheggio. Fra le macchine parcheggiate, le varie comitive. Sembrava che avevamo toccato il fondo, eccoci invece alle prese con il gioco dei cavalli. Si, anche i cavalli. Perché avevano messo un'agenzia ippica, proprio vicino casa mia e ad iniziarci al gioco fu tale "Mandrake", un ragazzo chiamato così, in maniera ironica credo, proprio per la sua presunta capacità nell'indovinare i cavalli, che niente ci prese e ci portò a giocare. E poi un giorno Io vedo quello dell'agenzia che lo chiama e gli dà una busta e Io dico cos'è? E lui fa no no, niente, Io insisto e ci stavano dei soldi, capite? Gli aveva dato una mazzetta, si erano messi d'accordo. Che schifo. Che poi lui adesso nega e anche gli altri dicono che sono Io che sono paranoico e comunque non so, mi ha spiegato più volte perché quella busta, non mi ricordo precisamente, non lo so insomma, certo la vicenda presenta lati oscuri, ma forse è davvero innocente [dico così perché qualche giorno fa mi ha fatto vincere 150000 lire, e nell'euforia del momento gli ho promesso che avrei omesso l'episodio dal mio libro]. Mandrake. Comunque i primi tempi si vinceva, perché una legge universale che un giorno verrà formulata, fa si che quando inizi un nuovo gioco d'azzardo i primi tempi vinci. E' così. Poi invece abbiamo cominciato a perdere. Io di meno perché avevo capito che il segreto è indovinare il cavallo con il nome più bello. Che non è facile, naturalmente, capire qual è il nome più bello, ma se sei ispirato ce la fai e vinci. Vince sempre il cavallo con il nome più bello. Canarino mannaro. E' semplice. E così ho abbandonato Mandrake che dopo i primi tempi gloriosi non azzeccava un cavallo nemmeno se correva da solo e mi sono messo in proprio, forte della mia scoperta e qualcosa ho vinto, cioè diciamo ho perso meno. E in quei giorni a Piazza non si parlava altro che di cavalli. Se prima passavi per i gruppetti e sentivi -io a quella me la farei, io glie lo metterei in culo, io gli succhierei la fica con la cannuccia, sai cose così, adesso ovunque ti spostavi sentivi -No, perché Tequila Bum Bum lo danno a 5, ho perso il multiplo all'ultima corsa perché ha rotto, domani c'è la Tris, a Napoli corre Mickey Mouse, insomma il fondo era stato raggiunto. Stavamo nel fondo del fondo. Il fondo è profondo.


E c'era una frase scritta all'interno dell'agenzia del solito genio, il solito genio anonimo che diceva -Il gioco dei cavalli porta direttamente all'ossario.


A.A.Amsterdam, la prima volta ad Amsterdam, la prima volta non si scorda mai, una vacanza mitica, fra le più belle, Io e un mio amico, senza soldi e quei pochi che avevamo subito sperperati nei primi due giorni in droghe. Io appena arrivato cominciai a buttare in corpo di tutto, trip, coca, fumo, ecstasy, un cocktail esplosivo per una mente già labile, e niente dopo due giorni il mio amico era già a quota zero coi soldi, Io ne avevo ancora un pochino, allora finì a lavorare in una pizzeria, Io andavo lì e mi facevo servire la pizza da lui che adesso dice che ci sputava dentro ma non è vero. Poi però lo licenziarono perché mangiava troppo e intanto anch'Io ero al verde e ci siamo dovuti ingegnare in tutti i modi, provavamo a vendere le aspirine triturarte spacciandole spudoratamente per coca, Io a gocare a scacchi a scommessa, ma non ci andava troppo bene. Però non ci facevamo mancare nulla, stavamo in un bell'albergo con tv nella stanza, mangiavamo una continuazione (anche troppo perché c'era come una psicosi che i soldi erano finiti ed era meglio mangiare perché poi chissà) il mio amico fumava una continuazione, Io mi intrippavo e così, non so davvero come siamo andati avanti. Gli Dei anche, incontrammo alcuni nostri amici di Benevento che ci dettero un po' di soldi, poi ah, sentite allora una notte verso le 4-5 di notte stiamo tornando al nostro albergo, stanchissimi e avviliti perché stavolta non eravamo riusciti a procurarci in alcun modo i soldi e il tipo dell'albergo ci avrebbe cacciato la mattina dopo e stavamo stanchissimi non ce ne teneva di dormire sul treno, insomma non sapevamo proprio come fare e il mio amico dice -Flint, guarda per terra, può essere che troviamo qualcosa e Io si, si, e camminiamo guardando per terra. E...eh, si, incredibile. Ma vero. Un blocchetto di banconote che ci pagavamo l'albergo e poco più. Anche se poi come due coglioni siamo andati a festeggiare in una birreria abbastanza lussuosa e al momento di pagare ci siamo accorti che dopo di nuovo non ce l'avremmo fatta a pagare l'albergo. Un casino. Il mio amico tira fuori il solito foglio, che tirava fuori nelle più svariate occasioni, era un foglio che gli aveva dato la polizia quando aveva denunciato che era stato derubato. Naturalmente nessuno l'aveva derubato, cosa gli avrebbero potuto derubare, ma lui se l'era fatto fare perché sosteneva che così gli davano il biglietto di treno per tornare (naturalmente nessuno gli ha dato nessun biglietto, ma comunque il controllore non è passato, forse grazie al principio dell'impenetrabilità dei corpi, visto che i vagoni che andavano ad Auschwitz ci facevano una sega a quelli dell'Amsterdam-Rimini di fine agosto). E niente lui ogni volta tirava fuori questo foglio e tentava di impietosire. Ma il barista non ne voleva sapere, un casino di tempo, poi alla fine ok, va bene. Così. Gli ultimi giorni invece fummo adottati da altri amici di Benevento che ci davano da mangiare e facevano dormire nella loro stanza, e poi ce ne siamo tornati. Amsterdam è stupenda d'estate, è forse l'unica città che mi piace di più quando è invasa dai turisti, c'è un clima di festa. Vedi le orde di italiani sconvoltissimi che ondeggiano e dicono -il paese dei balocchi, il paese dei balocchi. E le puttane ti chiamano da dietro le vetrine. E tutto è surreale. Anche gli spacciatori sono in festa, grandi amiconi, li conoscevamo tutti, gli ultimi giorni ci regalavano anche trip ed altro. Invece quando non è estate diventa tutto più squallido. La zona rossa soprattutto. Niente più orde di italiani, semmai solo comitive di giapponesi, gli spacciatori rompono perché non vendono molto, i tossici vengono a minacciarti con le siringhe sporche di sangue ed anche le puttane in vetrina, in questo contesto non sono più tanto divertenti, cioè cosa ci fanno degli esseri umani in vetrina.


Però Flint vedi come è facile scrivere una storia autobiografica (per quanto si possa fare davvero una storia autobiografica). Ti metti e scrivi. L'altra volta invece, problemi per creare il personaggio, problemi per immedesimarsi, scrittura meccanica, comunque alla fine tiro fuori questo personaggio, foto perfetta del classico squallidone di provincia, lo faccio leggere ai miei amici e tutti concordi a dire si, bravo, sei proprio tu. Davvero, una cosa avvilente, fai un personaggio così e gli amici (si, li continuo a chiamare così, non so in base a che) insomma tutti, sia quelli di Bologna che quelli di Benevento a dirmi si, sei tu. Ma oltretutto quel libro mi ha portato solo tristezza perché poi presta qua, presta là, dammi una copia che te la riporto domani e insomma finì in una casa discografica di Bologna che poi è proprio la casa discografica da cui sta uscendo tutta l'immondizia della musica italiana, cantanti e gruppi grezzissimi e ignorantissimi per ragazzini e ragazzine idioti. E c'hanno tirato canzoni per un anno, il mio povero libro che pure aveva una sua dignità artistica finito in qualcosa di assai simile al versificatore di 1984. E il più stronzo fra i cantanti non ha nemmeno cambiato i nomi, ha fatto una canzone che era la storia del mio libro e ha lasciato gli stessi nomi, una cosa spudorata, che un giorno apro la radio e sento il mio libro "cantato", una senzazione stranissima. Quando l'incontrai per strada cominciò a negare a dire tutto e il contrario di tutto, a mettermi il braccio sulla spalla e dire no fratello perché dici così, ti assicuro. Ma anche i nomi sono gli stessi. Si bè coincidenza cioè si adesso che ci penso i nomi me li ha suggeriti all'ultimo momento un mio amico perché suonavano meglio ma il resto è mio, ti assicuro fratello. Ma quale cazzo di fratello, Io l'ammazzo. Dai che te ne frega. Ma si, infatti, cose che capitano. Chissà a quanti e quanti. Sconosciuti. Lui si che è davvero come il mio personaggio. Merda. Poi pochissimo tempo dopo stavo in una trasmissione in una radio di Bologna e da lì critiche disinteressate al suo indirizzo e la sua musica, cose tipo merdosissimo figlio di puttana, magre consolazioni.


Ma poi oltretutto con tutti gli scrittori che si ostinano ad appiopparci le loro autobiografie, ovvero vite piattissime dove non succede nulla di nulla, due palle dottore due palle, tu che bene o male qualcosa da raccontare ce l'hai pure ti metti a scrivere storie non autobiografiche. Che è più difficile. Infatti non era un granché l'altro libro. La scena delle fatine, però. Storia della letteratura italiana. E' una scena dove il mio personaggio, abbastanza fatto, immagina una ventina di fatine che gli fanno un pompino, un capolavoro assoluto. E la, oddio come si chiama, faccio lo scrittore e non conosco le parole, insomma la frase che si mette prima del libro. Un mio amico disse che il libro si poteva pure buttare ma quella era geniale. Era: "Stelle filanti: corpuscoli provenienti dallo spazio celeste e resi incandescenti per l'elevata velocità dall'attrito atmosferico, che nel loro precipitare lasciano una lunga scia luminosa nel cielo --Dizionario della lingua italiana Oli-Devoto". Eh!? E il libro parlava appunto di questo, di queste stelle cadenti.


In questo invece ce ne sono due. La seconda è una bella frase e credo sia anche evidente il significato. La prima è quella che mi piace di più, forse è geniale o forse no, comunque mi piace. Non so precisamente chi è che me la rivolge, la mia interpretazione, mi azzardo anche a fare auto-interprertazioni, è che lì dentro c'è tutto il mio rapporto con ciò che possiamo definire "società". Si, non mi rompete, l'ho messa fra virgolette apposta, insomma, tutto ciò che possiamo intendere per "società". Se avete visto il film forse avete capito cosa intendo, se invece non l'avete visto significa che non avete capito niente della vita, quindi posate questo libro e andatevelo ad affittare. Per chi non può nemmeno fare questo racconto la scena in questione. Insomma c'è il "brutto" che viene catturato da alcuni bounty-killer perché su di lui c'è una taglia. Allora arriva il "buono" e lo salva. Il "brutto" lo ringrazia e il "buono" lo prende, lo lega e lo porta dallo sceriffo per prendersi la taglia. Però, poiché è buono, mentre lo stanno impiccando spara alla corda, se lo riprende, divide con lui la taglia e lo porta da un altro sceriffo per prendersi un'altra taglia, che nel frattempo è aumentata. E così. Poi però le taglie non aumentano più e il buono non sa più che farsene di lui e lo lascia a piedi, legato, nel mezzo del deserto, perché appunto "un ladro di polli come te non potrà mai valere di più" e se ne va e al "brutto" che gli bestemmia dietro dice giustamente "che ingrato, dopo tutte le volte che ti ho salvato la vita". E come dargli torto? Ed infatti esce la scritta "Il buono". Perfetto. Ecco. Il mio rapporto con la "società". Ed Io che provo a combatterla e gli bestemmio contro ed anche questo libro, la mia battaglia appunto, la sento, la sento che mi risponde "che ingrato, dopo tutte le volte che ti ho salvato la vita".


Per la cronaca c'era anche una terza frase, anch'essa proveniente da un film e che ero indeciso fino all'ultimo se mettere o no. Più che la frase volevo citare il film (Scheggie di follia) perché il protagonista, con le dovute e ovvie differenze fra un personaggio immaginario e stilizzato e uno reale di carne come me cioè che cavolo sto dicendo anch'Io sono un personaggio immaginario e necessariamente stilizzato vabè ma adesso non ci ingrippiamo dicevo il protagonista di Schegge di follia, J.D. rimanda abbastanza a Flint, anche fisicamente (lui è più bello però) ma soprtattutto perché è così, gli piace la tequila, il caos, isolarsi negli angoli e osservare ed anche a lui tutti lo odiano. Come a me. Perché non è una mania di persecuzione, è così, tutti mi odiano, mi hanno sempre odiato e mi odieranno sempre. E per sempre. Non so, forse perché sono il più bello e il più intelligente. O chissà perché. Ed è una cosa che non riesco a concepire, Io che non ho provato mai né odio né amore per nessuno. E invece. Comunque, fate come volete, ormai ci sono abituato, cos' altro vi posso dire.
Il film è bellissimo, anche perché quasi la totalità dei film sui ragazzi sono pseudo-ribelli, scusate la parola un po' pomposa, ma è così. Pseudo-ribelli, cioè merda reazionaria subdola. Invece "Scheggie di follia" è ribelle sul serio, oltre ad essere un ritratto perfetto dei famosi "giovani", Io lo vidi abbastanza casualmente quando fecero la prima-tv, che mi trovavo in Italia e il giorno dopo, anzi due, ci fu un'ondata di devastazioni, molotov e finte bombe per tutta l'Italia, anche mio padre tornò tutto esaltato che avevano messo una bomba nella sua scuola e quei beoti della Digos si staranno ancora chiedendo cosa c'è stato dietro. Ma sono dei beoti, Io a volte ci penso. E comunque niente, ci sta questo J.D. che vuole distruggere la scuola, cioè Io l'ho fatto più volte, ma aveva ragione lui, è il contenuto che andava distrutto non l'edificio in sè. Ora l'ho capito. E comunque, benché squallidamente plagiato dalla sua ragazza, alla fine J.D. fa la cosa giusta, perché questo sogno di eliminare tutti e restare soli è praticamente impossibile, diciamocelo, non ce la farai mai, Flint. Molto meglio suicidarsi, stesso risultato meno fatica. Suicidarsi magari proprio come J.D. esplodere in mille pezzi, via, è un modo per mandare a fare in culo tutto e tutti.
Ah, la frase era: "Non sei un ribelle, sei uno psicotico di merda". Ma non c'entra nulla col libro e con me. Non sono uno psicotico. E non sono un ribelle. Cioè. Sono un ribelle perché non lavoro. Sono un ribelle perché non mi faccio. Sono un ribelle perché non scopo. Sono un ribelle perché non combatto. Non sono un ribelle perché non combatto.
E fu in quel periodo che venni arruolato, dapprima come guastatore, per poi subito passare al Nucleo suicida, nell'eterna guerra telepatica totale per la conquista e il controllo della Felicità e per il dominio della propria Cultura. E l'annientamento di quelle nemiche. All'inizio i miei compiti erano abbastanza semplici, almeno in confronto ad ora, con brevi incursioni nel campo nemico, ma con coperture quasi impossibili da svelare, passato poi al Nucleo suicida sono stato inviato al fronte. Ed oltre. Avanguardia suicida in questa cazzo di guerra. Fa freddo. Posso dire solo questo. Adesso sono Capitano, quaggiù, con un bel gruppetto di seguaci, ad attendere ordini. Nella mia truppa c'è di tutto. Puttane, spie, eroi, fifoni, doppiogiochisti, triplogiochisti, quadruplogiochisti, infinitogiochisti, disperati, confusi, artisti, esaltati, extrauniversali, semidei, infermi, folli, idioti, geni. Deboli e forti. Prendi e porta a casa. Ed ho il miglior traduttore linguistico- concettuale, il numero 1, un genio, può arrivare fino alle porte dell'Universo e mettersi a flirtare con la più ignorante delle extrauniversali, non ci sono problemi con lui. Il problema è la guerra. Quando mi hanno arruolato sembrava che c'era da fare solo l'offensiva finale. Che non c'è stata. Almeno non ancora. Ma almeno da qui non mi sembra poi che si possa anche solo sperare in una offensiva finale. O in una offensiva. E' una brutta guerra, non sono certo in posizione per poter dare giudizi attendibili ma si vede che è una situazione ingarbugliata, è una guerra civile che arriva oltre le Pulsar, ed oltre il Tempo, ci prende tutti, non c'è quark del nostro universo che non ne è coinvolto. E gli altri universi? E' difficile da captare cosa sta succedendo di preciso, ma non vedo come non possano trovarsi anche loro in questa situazione. Abbiamo precisi contatti con alleati di qualche migliaia di miliardi di universi qui intorno, ma niente di più. Ma adesso scusatemi, devo captare un contatto.


So sempre dove sono da come è fatta una strada, perciò so di essere già stato qui, di essermi già trovato bloccato in questo posto. Sto a Monaco, alla stazione. Durante l'October fest questa stazione si trasforma in un mega ostello, mi ricordo venni qui a dormire con due miei amici, uno era il ragazzo che stava in camera con me, che poi da un giorno all'altro è sparito e non l'ho più rivisto, niente, irrintracciabile. [l'ho rincontrato]. L'altra era una ragazza greca che riuscì a scoparsi non so quanti ragazzi in quei tre giorni, un record (vabè che per le ragazze è più facile). E niente, solo il primo giorno andammo all'October fest, poi conoscemmo tre ragazzi di Bonn e ce ne uscivamo con loro. Li conoscemmo perché credevamo erano naziskin, volevamo vederli questi cazzo di naziskin tedeschi che andavano tanto di moda nei tg di tutto il mondo, ma niente, così quando vedemmo questi ragazzi, uno in particolare alto, biondo, taglio naziskin, siamo andati a conoscerli e lui fa -nooo, non sono naziskin e ha fatto segno alla sua maglietta con i Depeche Mode e diceva che tutti lo scambiavano per nazi e lo mandavano a fare in culo, e insomma cazzeggiavamo con loro, andammo all'Irish pub, come sempre stracolmo, gli Irish pub sono sempre stracolmi, ovunque. Ah, poi quando ce ne tornammo conoscemmo un ragazzo sul treno, sui vent' anni, trascurato, vestiti strappati, barba non fatta (vabè anch'Io) insomma così. Parliamo un po', poi lui tira giù il suo megaborsone e lo apre. Si era rubato mezza Monaco. A parte i boccali, ma quello è normale, c'erano non so quanti portafogli. Assurdo. Noi stavamo giocherellando coi portafogli, vedevamo i documenti, così quando lui fa -ragazzi vi devo confessare un segreto, noi cosa, cosa, lui era titubante, Io pensavo adesso come minimo ci dirà che ha ucciso qualcuno, non so, lui si fa coraggio e dice -sono uno sbirro. E noi no, non è possibile, non può essere, Io davvero credevo scherzava, ma non perché gli sbirri non rubano, anzi, ma perché era simpatico, un bravo ragazzo, anche bello. E invece tira fuori il tesserino della guardia di finanza e dice che non poteva fare altro, perché non c'è lavoro e noi dicevamo non ti preoccupare, non fa niente, ma anche sinceramente perché poi poveretto aveva trovato lavoro così, che poteva fare, e lui niente, l'abbiamo tirato un po' su di morale. Vicino alla frontiera passano i suoi "colleghi", italiani, non so perché, lo guardano e gli dicono che quando il treno si ferma al confine deve scendere con la sua borsa per un controllo, noi pensavamo oddio, adesso gli trovano tutti quei portafogli e l'arrestano, lui non diceva niente, poco prima del confine esce dal vagone, va dal collega-sbirro e dice comunque io sono finanziere e gli mostra il tesserino e il collega sorride e dice scusa, scusa, me lo potevi dire prima. E così tutto a posto. Mitico. E se era davvero uno sbirro, cioè un informatore? Non credo, la recitazione degli informatori è sempre al limite del ridicolo, li incontro spesso. Sugli autobus internazionali mi hanno sempre fatto compagnia. E comunque anch'Io adesso ho problemi di denaro. Cioè non ho praticamente più soldi, ma di tornare a casa non se ne parla proprio. Perdonatemi i miei prossimi cinque minuti di guerra.




Cinque




Sono uscito fuori dalla televisione a venti anni, sano di mente e in buona salute. l'attentato concettuale al papapolacco quando venne a Benevento. Proggettammo tutto, non era facile visto che dopo quella messinscena che spacciano spudoratamente per un attentato il papapolacco viaggia nella pap-mobile. Ma sapevamo che tiene una finestrina aperta per salutare. E allora. Si compra la bomba-carta da un tipo in provincia di Benevento che sostiene di fare botti per natale ma in pratica fa bombe-carta, visto che i botti per natale non fanno i buchi nel cemento. Si prende un areoplanino telecomandato, che non ricordo chi ci poteva procurare. Si lega la bombacarta all'areoplanino. Ci si mette su una terrazza del tragitto. Si accende la bombacarta, quindi si fa kamikazare l'aereoplanino nel finestrino della pap-mobile, e Bum!. Addio papapolacco. E noi siamo nei titoli di testa dei tg di tutto il mondo. Siamo sempre stati un po' mitomani. E così. Ma non credo è così facile. Sennò tutti. E comunque fu soprattutto a lui che mi rivolsi pochi giorni dopo, durante le bestmmie urlate dal balcone quando l'Italia perse ai rigori con l'Argentina nel mondiale. Che Io odiavo l'Argentina e Maradona e il Napoli e la Camorra che si erano appena rubati e comprati lo scudetto contro il Milan. Grazie all'alleanza con quel mafioso figlio di puttana di Lo Bello (arbitro di Verona-Milan). Che schifo. Per non parlare poi del "buttati a terra, buttati a terra", belle scene davvero. E così quella squadra di caproni vinse lo scudetto, mentre l'Argentina passava tutte le partite a culo fino ad eliminarci, e Io impazzii, semplicemente, iniziai col lancio di bottiglie contro le macchine parcheggiate, non so che c'entravano, e a inveire pesantemente contro il papaplacco accusato ingiustamente di aver portato sfortuna e non so se per un motivo o per l'altro qualcuno ha chiamato la pula, no i caramba erano i caramba, li dovevate vedere sotto casa, ma già prima che arrivavano il quartiere era insorto, mi accusavano di essere un teppista un blasfemo, una signora dal piano di sopra diceva che mai, mai bisogna parlare male del papa, mentre un mio amico cercava di aggiustare la situazione e diceva -si, signora è vero, ma cercate di capire, è un brutto momento. E la signora ancora- no, no, non me ne frega, non si parla male del papa, mai, è una vergogna, e ancora il mio amico -si, signora è vero, ma cercate di capire, c'è rimasto male per la partita, come tutti d'altronte. E la signora sempre più isterica -no non c'entra nulla la partita, è una vergogna, bestemmiare contro il papa, è una vergogna. E così via finché anche la pazienza del mio amico finisce e si mette a gridare -Signora c'avete rotto il cazzo voi e quella merda bocchinara di quel figlio di puttana del papa, andatevene a fare in culo a chi và stramuorto!! E la signora del piano di sopra, finalmente, zitta. Ma è chiaro erano momenti brutti, proprio brutti, mentre intanto ecco i caramba sotto casa con una mega pila ad illuminare il palazzo, decidiamo di nasconderci, poi però non resisto alla tentazione, ti prende sempre più forte, non puoi fuggire, così apro il frigorifero, prendo un uovo e lo dono agli sbirri. Sulla macchina, PLAF!. Eh. Mossa azzardata che trasforma la situazione già molto complicata in disperata. Ma mai abbandonare (se si abbandona non si vince). Loro salgono, entrano in casa, incazzatissimi perché avevamo tirato "gli uovi" sulla loro macchina, Io li accompagno per un giro di perlustrazione per la casa, sempre con questa mega pila, non si è capito perché, entravano nelle stanze buie e si mettevano a scrutare con la pila, allora Io gli accendevo la luce e loro -si, si bravo, giusto. La corrente elettrica. Edison, fine XIX secolo. Comunque alla fine ci volevano portare tutti in caserma, soprattutto un mio amico che dicevano aver riconosciuto in quello che aveva tirato "gli uovi", che naturalmente non c'entrava niente, finché Deus ex machina, scendono dal cielo, cioè dal 4° piano alcuni amici di famiglia che li convincono miracolosamente a lasciar perdere. E così almeno in quel caso, forse solo in quello, glie l'abbiamo fatta. Cioè Io, perché poi i miei poveri amici si vede era destino che finivano dentro quella notte, li beccarono a piazza mentre si facevano una canna e hanno passato non so quante ore in caserma. Ma di solito è il contario. A parte allo stadio, ma quello fa parte del gioco, ok, ci sono episodi che gridano vendetta. A cominciare dalla storica smanganellata che ci prendemmo in una città spagnola, Gerona mi sembra si chiamava. Noi volevamo solo andare in discoteca ma il buttafuori non è daccordo, forse perché ci vede scombinatissimi o non so e dice no, questa apre a mezzanotte, poi dopo mezzanotte dice che è privata e non si può entrare, noi restiamo lì intorno a fumare e bere, Io faccio notare che la discoteca è all'aperto, così iniziamo un lancio di pietre all'interno, da fuori. Ci immaginavamo quelli dentro che mentre ballavano si vedevano piovere pietre. Piovevano pietre. Finché arriva la pula, ci riempie di manganellate e se ne và. Così. Anche ragazzi che non c'entravano niente, tutti. Mentre uno della combriccola, siccome studiava spagnolo, cercava di tirarsi fuori e diceva no, io non c'entro niente, io sono spagnolo, ma qualcosa nella pronuncia o nell'accento non doveva funzionare a perfezione e loro giù manganellate. E non poteva mancare anche la scena da film quando mentre stavamo tutti in fila contro il muro per le perquisizioni passano una coppia di vecchietti che con la faccia schifata dicono -delinquentos. Questo avvenne all'andata. Al ritorno rieccoci in questa città, alla stazione per prendere il treno per il confine con la Francia. Io e un mio amico ci allontaniamo un po' dal gruppo tanto manca parecchio prima del nostro treno e quando torniamo non c'è più nessuno. E nemmeno le nostre valigie. Nella mia c'erano soldi, documenti, biglietto, tutto. Io avevo intutito che probabilmente avevano preso un treno sbagliato come infatti era successo (e il motivo era un disperato tentativo di conoscere alcune ragazze salite lì) e che conveniva comunque prendere il nostro treno per il confine, ma quello che stava con me era preoccupato per loro e diceva che forse stavano ancora lì in città e così non lo prendemmo e restammo la notte lì, era estate ma fece un freddo allucinante, il giorno dopo tramite contatti telefonici fra le varie famiglie sappiamo che loro sono arrivati al confine ma hanno poi subito preso il treno per l'Italia. Gli "amici". E comunque bisogna tornare. Primo problema: come passare il confine se non si hanno i documenti? Il poliziotto indicò dove andare per il controllo, Io me ne andai per cavoli miei da un'altra parte, per una vietta, e così mi ritrovai in Francia. Tranquillo. E non era nemmeno come oggi, con le frontiere in Europa praticamente aperte, era molti anni fa, ero ancora minorenne. Bò. Poi i controllori francesi ci hanno fatto gentilmente scendere tutto il giorno dai vari treni, bastardi figli di puttana, finché una comitiva di italiani ci aiutò ad imboscarci nel loro scompartimento, a me e l'altro ragazzo che mi sono trascinato dietro, che ora dice che non c'era motivo di rischiare di passare il confine e si poteva fare questo e quello, soldi spediti chissà dove e a chi (senza documenti, cioè ancora oggi vado nella mia banca della mia città con l'assegno intestato a me e iniziano domande, controlli, fotocopie ai miei documenti, figuriamoci lì, senza considerare che almeno 2-3 giorni sempre ci mettevano). I consolati italiani uno a Barcellona, cioè indietro, e uno a Marsiglia, praticamente in Italia. Chiedemmo anche aiuto alla polizia ma dissero che non potevano fare niente perché non avevamo precedenti penali, altrimenti ci avrebbero fatto un foglio di via che risolveva tutto. Insomma no, non c'era nient' altro da fare, checché ne dica il mio amico, anzi forse se non era per me stava ancora lì. Anche in Italia ci fu un accanimento spietato dei controllori, ho viaggiato spessissimo senza biglietto ma quella volta ero troppo stanco per reagire, non avevo dormito quasi niente, non mangiavo da tre giorni, mi fecero scendere nelle stazioni più disperate, finché nella notte, seduto fra i barboni della stazione Termini, finalmente appare mio padre che mi riporta a casa. E l'episodio è quello che è, ma deve aver colpito molto la fantasia popolare, visto che ancora oggi dopo anni, capita che incontro qualcuno che mi dice si, ho capito, tu sei quello che è rimasto in Spagna, cioè che cavolo, sono anche un grande artista, ho fatto tante altre cose, sprizzo fascino e originalità, un attimo che vengo, insomma si, vabè, niente d'eccezionale.
Il più stronzo fra gli stronzi, dopo aver messo in giro la versione che eravamo noi che a un certo punto ce ne eravamo scesi dal treno, così, iniziò a bombardarmi di telefonate per chiedermi scusa, lo conoscevo da una vita e speravo fosse almeno l'occasione buona per togliermelo da torno, lo mandavo a fare in culo, lui richiamava e diceva ma almeno spiegami perché, no ma chissà, chissà perché dovrei stare incazzato, finché mi arresi, tanto è uguale, la notte che facemmo pace ce ne andammo assieme a incendiare una scuola, ma già qualche giorno dopo si rubò i computer che Io mi ero rubato. (Era un periodo di forte attività vandalistica, noterete). Lui ancora oggi nega, naturalmente. Era stato un colpo che mi aveva dato grande soddisfazione, già altre volte eravamo capitati nelle sale computer delle scuole, ma era stata fortuna o totale idiozia "loro", tipo la mettevano al primo piano, porta blindata ma entri dalla finestra. E quando finivamo lì era davvero l'essenza del vandalismo, perché prendevi monitor, memorie, stampanti, cose che insomma valevano milioni e CRASH CRASH AH AH, eh, bei tempi. Ma la sala computer della nostra scuola (ormai ex scuola) sembrava davvero irragiungibile, lassù, e la porta blindata. Io c'ero stato più volte lì dentro, avevo fatto da insegnante in un corso per imparare a programmare, gratis naturalmente, come sempre gratis. Ed infatti quell'anno mi rimandarono anche in due materie. Comunque insomma era da tempo che cercavo una soluzione, volevo entrare lì, forse era una sorta di deviazione sessuale, insomma c'è chi vuole entrare in una fica e chi vuole entrare in una sala computer. Ed ecco che una notte alla luce dei lampioni risplende una impalcatura, che si arrampica su e su, fino al piano della sala computer. Avevano messo una impalcatura per dei lavori! Una passeggiata, una semplice arrampicata e sei dentro, fu l'unico colpo che ho fatto da solo, il resto del gruppo non se ne teneva, mi aspettarono giù e mi accompagnarono a casa, nascosi il bottino in un frigorifero abbandonato nel sottoscalo e lì forse starebbe ancora se qualcuno non veniva a prenderselo. Ma come dice il motto -"Amico amico, amico ù cazz!".


Che poi il detto "amico amico, amico ù cazz" viene pure da me, o meglio, Io sono quello che l'importò. Per anni questa frase è stata attribuita a tale Federico Cecanese, ma si tratta di un errore storiografico perché a dirla fu il ragazzo che stava nel letto sotto il mio, al militare. Un personaggio d'altri tempi, venuto fuori da non so dove, aveva fatto fino alla 3°elemetare, pascolava le pecore, fino ad allora non si era mai mosso dal suo paese, era di un'ignoranza totale, semplicemente totale. Stavamo ad Avellino, durante il mese di CAR. Lui era di un paese lì vicino, non sapeva nemmeno prendere il treno, era venuto in taxi. Ora, finito il mese di CAR bisognava cambiare caserma e tutti, dico tutti quelli della Campania furono mandati in un'altra città della Campania. Tranne lui, cioè l'unico che aveva seri problemi al riguardo, che era ovvio l'avrebbero dovuto far restare il più possibile vicino casa, indovinate dove lo mandano? A Pinerolo! Si, come a Fantozzi. A me dispiaceva un sacco per lui ma non potevo non ridere. A Pinerolo, lui era avvilito, non sapeva nemmeno dove si trovava, Io gli dissi vicino Torino, Torino? E dov'è? Insomma saranno una decina di ore di treno da qui e lui sbiancò. E iniziò a lamentarsi, a borbottare, che c'era un caro amico di famiglia, un maresciallo, che gli aveva promesso che dopo il CAR sarebbe rimasto in Campania, forse ancora più vicino casa, e ripeteva ossessivamente -l'amico maresciallo, l'amico maresciallo, quindi la frase "amico amico, amico u cazzo!!". Un capolavoro. Non ricordo il suo nome, Antonio forse.


E il senso dell'amicizia, il suo motivo d'essere, l'ho provato fino ad ora proprio durante il servizio militare, oggi non mi ricordo più nemmeno un nome, ma ci furono amicizie intensissime, venute fuori dal niente, così, perché c'era bisogno di aiutarsi. Di aiutarsi l'un l'altro. Chi non ce la fa a svegliarsi come me, chi non riesce a stare lontano dalla ragazza, chi ha nostalgia di casa, chi sta "scoppiando", chi sta male e basta, e così, ci si aiuta l'un l'altro, viene naturale. l'amicizia. E quello è il ricordo più bello dei miei due mesi da militare. Due mesi intensissimi, ogni giorno succedeva qualcosa. A volte ci si divertiva pure, andammo su una spiaggia a sparare contro il mare (l'unica volta che sparammo) e beccammo anche una bella giornata. Il sole. E i "traccianti" che sono dei colpi che lasciano una scia rossa, così vedi questi traccianti che partono -vum, schizzano sul mare e si impennano, su, verso il cielo. (Blu). Però c'erano molte altre cose che proprio non andavano. Oltre alla questione di principio, c'era un piantone che alle 7 si metteva a gridare sveglia, sveglia e tu ti dovevi svegliare davvero. E non solo. Insomma non si poteva proprio fare, una sera di aprile me ne andai. E ciao ciao.
E prima di andarmene da solo avevo anche fatto un fallimentare tentativo per liberare tutti, perché sono fatto così, non sono egoista, cioè lo sono in teoria, ma poi nella pratica è diverso. E avevo progettato l'occupazione della caserma, mi ero anche procurato una mappa dettagliatissima, sai tipo quelle degli architetti, tridimensionale, c'era tutto. Ed era una stronzata, mi accorsi subito di essere capitato nella caserma d'Italia più facile da occupare, dieci persone, non di più ed è fatta. Ma ne trovai una sola, con cui andavo in giro per cercare gli altri ma tutti tiravano fuori le scuse più assurde, a me mi manca solo un mese, io ho un figlio sennò figurati, cose così, insomma nessuno voleva essere libero e invano gli narravo la parabola del giorno da leone e i cento da pecora, e facevo notare che forse era l'unica occasione che loro avrebbero avuto nella vita per passare alla storia, niente, preferivano i cento giorni da pecora.
E me ne andai, puntavo verso Amsterdam o comunque fuori dall'Italia, anche perché avevo in precedenza parlato col mio "avvocato", un ragazzo a cui mi rivolgo sempre per dubbi legali, lui è un genio nel suo campo, Io credo che ognuno è un genio in un particolare campo, il difficile è avere la fortuna di trovarlo. Forse a quest' ora potevo essere un campione di hockey su ghiaccio o che ne so, ed invece eccomi a fare lo scrittore. Lui invece l'ha azzeccata proprio la sua via, sa tutto e il contrario di tutto, anche se bisogna ammettere che quella volta commise un errore, forse l'unico, perché disse "non c'è soluzione legale". Così avevo pensato di andare ad Amsterdam a fare lo spacciatore, perché all'epoca ero così idiota da credere che fare lo spacciatore è un bel mestiere. Non so, mi piaceva l'idea di donare "felicità" alla gente. Invece è un lavoro di merda in un ambiente di merda, non c'è proprio nulla di bello. Comunque non finii ad Amsterdam, stavo girando per le città italiane, un po' di vacanza dopo due mesi di militare, e intanto telefonavo a casa dicendo che stavo a Napoli, in caserma, finché una volta sento i miei genitori avviliti, sapevano tutto, li avevano avvertiti i miei amici militari che mi avevano anche "coperto" per 2-3 giorni, e insomma mio padre era davvero preoccupato, diceva torna, torna, ti prometto che non vai a finire dentro, Io dissi che si, potevo anche tornare ma non subito, perché stavo in viaggio da appena una decina di giorni e poi ero appena arrivato a Firenze, ma loro stavano davvero avviliti, così ok, tornai e non successe niente davvero, come sempre, tutta la mia vita è così, fai qualsiesi cosa non succede mai nulla. Nulla.


Comunque Flint, sai che ti dico, forse è stata una mossa un po' infantile, però va bene, hai dimostrato coraggio e ti sei tolto il militare da torno. Si, in effetti più passa il tempo e più mi sento orgoglioso per questo episodio, concedetemelo, solo questo. Perché per usare appunto un linguaggio militare, ci vogliono le palle, ci vogliono le palle per prendere ed andarsene, così. Sulla spiaggia quasi deserta di Rimini, a guardare il mare, momenti di gloria. Ed ho fatto bene perché un paese "democratico" non dovrebbe imporre ad un ragazzo di passare un anno così, controvoglia, e senza nessun motivo, non esiste insomma. E non mi venite a dire che si, è vero, ma non è poi così brutto, ed è sempre un'esperienza e così via, perché questo è tutto un altro discorso e che non c'entra nulla, non c'entra proprio niente. La leva obbligatoria è semplicemente una cosa incivile e disertare è un dovere morale. Bravo. Grazie.


E invece eccomi in guerra. Si vede era destino. Fra l'altro combattere è l'essenza della vita. Due cose vuole un vero uomo: pericolo e gioco. E la guerra è il gioco più pericoloso. Ti dirò, si, fa freddo qui, ma non si sta poi tanto male. Sempre meglio. E poi oggi c'è un clima di festa. Perché da un momento all'altro riceveremo l'ordine di attacco. Ed usciremo da questa angusta trincea. La truppa è di buon umore. Balliamo e cantiamo. La truppa è di buon umore perché sa che stiamo andando a farci annientare.


Dopo la fuga finii alla neuro civile. E poi alla neuro militare, due posti molto diversi perché nel primo c'erano i pazzi veri, nel secondo quelli finti come me. E quando stai in mezzo i pazzi veri non è una cosa bella, Io mi sentivo come il protagonista di "Qualcuno volò sul nido del cuculo", la situazione era praticamente identica, con l'amico bestione pure, un omone gigante con cui passavo la giornata, pazzo davvero però, o almeno non si è mai dichiarato non tale. Era un piccolo inferno lì dentro, oltre alla puzza, indescrivibile, nella camerata non si poteva stare, nel corridoio si respirava un po' di più, stavo praticamente tutta la giornata lì, anche quando dormivo, mi mettevo su una panca di legno. Poi ogni tanto qualcuno impazziva, scassava, gridava, e picchiava gli infermieri. Dei santi, prima di quell'esperienza ero convinto che quelli che lavorano in questi posti sono dei bastardi, dei mostri, avevo sentito spesso storie di cronaca su quando fanno i blitz in questi posti e trovano pazienti torturati e cose del genere. Ma almeno gli infermieri del reparto neuro civile di Benevento della primavera '91 erano dei santi, non si capiva dove prendevano la pazienza, una volta dopo essere stati più volte picchiati da un giovane pazzo, si decisero finalmente a legarlo al letto. E allora questo inizia a gridare, a implorare, quindi alternare bestemmie pesantissime alla Madonna con umilissime scuse per le bestemmie e così via, alternativamente. Quindi si mette a implorare perdono, di farsi slegare. Io pensavo non saranno così pazzi (gli infermieri) da slegarlo davvero. E invece quelli si lasciano impietosire, lo slegano, e lui nemmeno il tempo corre in una stanza, distrugge tutto, prende una flebo rotta e inizia a tagliarsi e quando si avvicina l'infermiere per bloccarlo gli tira un calcio in pancia o nelle palle bum fortissimo, l'infermiere a terra esanime. Finché finalmente lo riescono a bloccare e legare di nuovo al letto, e rinizia il ciclo, nuovo giro nuova corsa, così, tutta la notte. Ma queste storie erano continue, 24 ore su 24, sono rimasto lì dentro 4-5 giorni, come in un carcere, uscivo un'oretta al giorno, ancora un po' e impazzivo davvero, stavo lì lì per andarmene via, quando sono riuscito a farmi trasferire in un altro reparto dell'ospedale dove mi sono messo a letto e ho praticamente dormito una decina di giorni consecutivi. Meritato riposo. E ho perso il foglio che mi aveva dato l'amico bestione quando me ne andai, un capolavoro, un foglio dove c'era un cut-up di formule matematiche, fisiche, pensieri filosofici e altro. Me lo dette chiedendomi di sistemarli in un discorso coerente. Bellissimo. Perso. E ho perso anche (cioè l'hanno perso i miei genitori quando traslocarono) la diagnosi della psicologa, quasi tutte cazzate perché sai facevo il pazzo quindi era fortemente falsato, ma a un tratto s'illumina, una frase perfetta, da vera professionista era riuscita a captare l'essenza, mi ha sinceramente stupito, diceva: "Si denota in lui un totale senso di irresponsabilità, che potrebbe apparire una "gioiosità della vita" ma che in realtà si instaura in una personalità in cui predomina un senso di noia e di disgusto nei confronti della vita". Perfetto. Semplicemente perfetto, perché questo è il punto, chi se ne tiene, che già vivere è una rottura di palle, e mangiare e svegliarsi e parlare, tutto, poi dovrei anche essere "serio", impegnarmi in qualcosa, dare valore a questa buffonata. Poi andai all'ospedale militare e mi dettero un mese di convalescenza. Riguardo alla diserzione insomma il problema si era risolto. Dopo un mese tornai e me ne dettero un altro. A questo punto, per regola, non potevano darmi altri giorni di convalescenza, o mi riformavano o mi rispedivano in caserma. E rieccomi allora un mese dopo ancora all'ospedale, stava iniziando l'estate, era un inferno, si crepava dal caldo, ognuno si preparava le battute da dire il giorno dopo, tornare in caserma all'inizio dell'estate era davvero triste. Ed anche stare lì all'ospedale era davvero triste, con quelle brande di merda, le zanzare che ti mangiano, nulla di nulla da fare. Per quelli della neuro si resta solo un giorno, non di più, ma fui sfortunato perché capitai di sabato e avrei dovuto attendere fino a lunedì, me ne andai, scavalcai il cancello e me ne andai a dormire nel mio bel lettuccio di casa, a meno di un'ora di treno da lì. Ma questo non è niente d'eccezionale, anche altri (della neuro, naturalmente) scavalcavano e andavano via. Arrivai di notte, i miei genitori dormivano e non vi dico il giorno dopo quando mi trovarono nel mio letto a dormire, un casino, ancora nel sonno tutto annebbiato vedevo quella faccia di fesso di mio padre che diceva -è scappato! E' scappato un'altra volta! E Io facevo segno di no e mi schiacciavo contro il cuscino cercando di continuare a dormire e dicevo che mi avevano dato un permesso. E mio padre -ma quale permesso, è scappato un'altra volta!. Anche la voce di mia madre -Oddio! Oddio!. Ma a quel punto mi avevano praticamente svegliato, gli spiegai che non c'era nulla di grave, che avrei passato la domenica lì e poi sarei riscavalcato dentro di notte, e così feci.
Il giorno dopo sembrava di stare in una sala d'attesa per un'audizione, anch'Io, all'epoca non avevo mai sentito parlare del metodo Stanislavsky ma in pratica lo applicai in pieno, tanto c'era da attendere ore prima di essere chiamati, mi chiusi in me, completamente concentrato. Immedesimato. E avevo capito subito cosa bisognava fare, e infatti fui il migliore, il numero Uno, come sempre, il segreto è semplice, non fare ciò che tutti gli altri fanno. Era evidente, ognuno entrava nella stanza, si sentivano urla, grida, pugni contro i mobili, sono esaurito, non posso tornare, se torno m'ammazzo e quello li rispediva dritti dritti in caserma, era ovvio bisognava fare il contrario. Vabè che partivo fortemente avvantaggiato dal fatto che venivo dalla neuro civile, che sono un grande attore (anzi, sono un attore, è una vita che recito) ed ero anche più "acculturato" perché non so dove mi era capitato di leggere un libricino di Jung che spiegava come faceva a individuare le simulazioni di pazzia, tipo diceva al "pazzo" apri la porta e lui andava ma muoveva la maniglia verso l'alto, cioè il comando l'aveva capito, poi bleffava. Cose così insomma, c'erano parecchi esempi. Più che altro è importante sapere che dall'altra parte non c'è un fesso, così quando sono entrato non ho fatto praticamente nulla, lo psicologo ha detto sbrigativamente -e tu cos' hai? E Io ho detto niente, a bassa voce, guardando un po' nel vuoto, di fronte a lui ma senza focalizzarlo. Lui ebbe come uno scatto, cambiò completamente atteggiamento, cominciò a dire come niente? E Io dicevo niente, sto bene. Cominciò a guardare le carte, mi chiedeva se me la sentivo di tornare in caserma e Io si, perché no, ormai sto bene. E non c'era una cinepresa a riprenderci. Un capolavoro. Perduto nel tempo e nello spazio. E insomma alla fine mi ha mandato via e quando venne mio padre a prendermi si raccomandò di tenermi d'occhio. Articolo 41. E anche questa è fatta.


Bella storia terrestre, e perché poi ti sei arruolato qui? Così. Non avevo niente da fare laggiù. Nostalgia? Nostalgia di che? Sto male laggiù, nostalgia di che? Vedi, qui fa freddo, è vero, ma è un freddo sopportabile. Dovresti provare quello del mio pianeta. Ed arrivare alla mia età senza aver mai avuto un amico, un amore, niente, sempre e per sempre completamente solo. E' una cosa che dà coraggio almeno, altrimenti sparisci. Qui almeno qualche amico c'è, ci sei tu. E altri. Lì no. I miei genitori, quando morirò mi butteranno sotto terra, faranno così, già lo so, già l'ho visto, per loro è uguale. Insomma capisci adesso? Tornare? No. No. No. C'è nessuno? Mi ascolti?
Non dire così. E' che stare qui è snervante, capitava anche a me i primi tempi. Ti prende un po' di depressione. E poi, soli, sperduti fra le stelle, un sogno di onnipotenza, essere tutto e tutti, essere uno e uno solo, forse ti sta capitando questo. Forse sei stanco. Fa parte del gioco. E' vero, però. Anch'io vorrei morire, ma come faccio, non ho nemmeno un corpo come te. Suicidio mentale. Conto le pecore all'infinito. Forse c'è di meglio. Se avessi un corpo non credo sarei ancora qui. E' strano che solo gli esseri più intelligenti e sensibili pensano al suicidio. Una selezione naturale all'incontrario. Se solo potessi spararmi un colpo in bocca come te.
No, non mi ucciderò così. Troppo rumoroso. Poco igienico. Il mio sogno è suicidarmi coi tranquillanti, è la cosa più bella credo, perché ti addormenti, piano piano, senti come un dolce formicolio, e via. E mentre mi addormento magari vengo anche a trovarti, parliamo un po', ci salutiamo e intanto mi vedi sparire, piano piano, e ciao ciao, un saluto a te e un vaffanculo a tutti gli esseri di questi merdosissimi universi.
Stiamo perdendo terrestre, ci stanno succhiando tutta la Felicità. Perdere. Proveremo a perdere con dignità. Conterò le pecore all'infinito. Poteva andare meglio. Meglio. Credo poteva andare meglio.




Quattro




Ah! L'ho beccato finalmente uno scarafaggio. Gigante. Come nel film. Era ora. Sto a Marrakesh con Jim e sono appena tornato nella stanza. E c'è uno scarafaggio gigante. Di solito mi fanno schifo ma in questo caso va bene. Allora. La mega comitiva si è disintegrata e siamo rimasti solo Io e Jim. Prima eravamo noi due e tre ragazze, anzi più precisamente stavamo in una stanza con due ragazze mentre la terza era in cerca di altro. E queste due erano sempre più snervate perché non ci davamo da fare, insomma, Io sono una sorta di apatico sessuale, Jim no, ma si sarà lasciato influenzare da me e le ragazze, come tutte le ragazze, pensavano solo a quello (che poi il luogo comune che dice il contrario è, appunto, un luogo comune perfetto, una stronzata, cioè fra maschietti è il pensiero numero uno, ma c'è anche la passione per lo sport, spesso la politica, altri hobby, la canna in compagnia per sparare cazzate, le ragazze no, un unico pensiero, dritti alla meta, un compito: riproduzione) e insomma così. La causa belli è stata l'assurda proposta di partire alle 4 di mattina per andare nel deserto. Alle 4 di mattina si, andate avanti voi. Ma il vero motivo va ricercato in una comitiva di bei ragazzi argentini sbucati fuori da non so dove. Capisci adesso, scarafaggio? Bellissimo. Come nel film. Ce l'avrà messo l'ente del turismo. E' una battuta del grande F.F.S.S. anch'Io la dissi una volta, su una panchina di Leidsplain ad Amsterdam, stavo seduto quando mi ritrovai circondato da una comitiva di ragazze italiane in gita che avevano un appuntamento proprio lì. E a una che mi chiese cosa facevo nella vita dissi appunto che ero pagato dall'ente del turismo di Amsterdam per fare lo sballato sulla panchina di Leidsplain. Ma lei non credo capì, perché disse ah, si, ho capito, ma in maniera seria. E quella poteva anche essere la mia ultima frase, non un granché insomma, o forse non corsi davvero pericolo, non lo so. Mi riferisco ai "misteriosi" infarti dei ragazzi, tantissimi, ad esempio in discoteca. Non è che ci vuole molto a capirne la causa, non fai niente tutta una settimana poi ti abbuffi di anfetamine, balli 6-7 ore consecutive, non provi alcuna stanchezza e stac! E quella volta anch'Io feci una cazzata di questo tipo, venivo da un inverno in cui non avevo fatto semplicemente nulla, ero stato nella mia stanza. E quel giorno treno, aereo, alle 6 di pomeriggio ero già esausto, stavo andando a dormire, prima giro un po' per la zona rossa, compro tre trip, non resisto alla tentazione e ne prendo uno (di solito ne prendo mezzo). E il trip era freschissimo, cominciai a girare come un pazzo, cinque minuti sulla panchina di Leidsplain per dire la battuta, poi di nuovo a girare, girare, quasi correndo. Verso l'una di notte ho pensato (solo pensato, non sentivo alcuna stanchezza) chissà come starà reagendo il mio povero corpo. Così mi sono fermato. Il cuore erano cannonate. Le vene del polso intasate. Chissà. Forse sarei solo svenuto o nemmeno, non credo di aver corso davvero pericolo ma quell'episodio mi ha fatto crescere, credo mi ha fatto passare dai 3 ai 5 anni d'età mentale tutto d'un colpo. Perché se ci pensavo prima non mi sembrava una brutta morte, morire così, giovane, ad Amsterdam. Ma adesso so che è una stronzata, una cazzata. Una fregatura. Morire gratis, così. Da solo, in mezzo alla strada, stramazzare a terra. E' anche squallido. E triste. Non c'è proprio nulla di bello. E anche i tuoi genitori che si, è vero ti hanno messo al mondo e per questo non dovrebbero mai finire di pagare, ma non fino al punto che gli arriva la telefonata nella notte e gli dicono che loro figlio è deceduto ad Amsterdam, mentre credevano stavo a Bologna, così è troppo, non esageriamo. Perché non sono così cinico come sembro. E infatti durante quel trip ricordo pensai soprattutto a Ylenia, la figlia di Albano e Romina sparita poco prima. Di solito questo tipo di notizie non mi fanno né caldo né freddo, ma in quel caso era diverso. Ylenia è un po' il simbolo di quel migliaio di persone che, solo in Italia, spariscono ogni anno. E anche lei stava sempre in viaggio. Fino ad essere inghiottita dal Nulla. Insomma era una di noi. E mi affacciai da uno dei ponticelli, uno abbastanza alto, e guardavo giù, l'acqua. Forse c'era anche il mio riflesso, non sono sicuro perché era buio. E allora capii "Quando guardi nell'abbisso l'abbisso guarda in te". Era una vita che cercavo di capire quella frase. Finalmente. O forse l'avevo già intuita, un sogno che feci a Bucarest, che ora si è "collegato" più che per la frase, per l'episodio di Ylenia, visto che anche lì fu uno dei tanti casi in cui anch'Io sarei potuto sparire. Ma se viaggi li devi tenere in conto, non c'è alternativa. Quella volta a Bucarest si avvicina quest' uomo, anche brutto, e mi dice vieni a casa mia, paghi solo 10.000 lire al giorno, gli alberghi costano molto di più. Ed era vero. Così mi sono fidato, lui mi portò nella periferia più sperduta, poi a casa sua e mi offrì un caffè e insisteva e Io pensavo cazzo adesso questo caffè è avvelenato e sparisco nel Nulla (nessuno sapeva stavo in Romania). Non sapevo se bere, lui insisteva, poi hanno bussato alla porta ed erano la moglie e la figlia piccola e mi sono tranquillizato. Ma storie così non si contano. E comunque che stavo dicendo il sogno, si, fu in quella casa che sognai di stare in mezzo al mare, su un materassino. Di notte. E il mare era tiepido. Si stava bene. Dicevo agli altri di non fare scherzi, ma non c'era problema. E stavo così, aggrappato al materassino e mi sentivo benissimo. E pensavo che sotto di me c'era l'abbisso. Che dovevo tenermi ben stretto al materassino perché sotto c'era l'abbisso dell'abbisso. Era notte. La luce blu scuro. Più, sull'orizzonte, la luna argentata che scintillava e illuminava il galeone. E Io avevo mezzo braccio affondato nell'acqua tiepida e stavo bene e lo sentivo, sentivo l'abbisso. Una sensazione stupenda, sentire l'abbisso. Sotto di te.


Ancora ad Amsterdam, ancora su una panchina. O forse era prima. Si, era prima. Ed era piazza Dam. E non stavo sotto trip ma sotto brown. Che non mi piace nemmeno e poi era quasi tutto taglio, non faceva quasi nulla, solo mi sentivo ancora più scazzato del solito. Vi lascio immaginare. Si siede un negro accanto a me e fa -amico (parla italiano) amico vuoi provare un po' di coca? No, non mi piace la coca. Allora un po' di brown, vuoi provare un po' di brown? Già l'ho preso. Ma lui fa la pista e dice no, no, prova, prova, solo provare. Io dico che non ho soldi, lui insiste, vabè perché deluderlo. Poi fa un'altra pista e stessa storia. Poi comincia a dire che vuole i soldi, una cifra assurda fra l'altro, qualcosa tipo 50 fiorini, Io gli dico te l'avevo detto, non ho soldi ed era anche vero, avevo appena comprato il biglietto del traghetto per Londra dopo un Inter-rail assurdo, in teoria dovevo subito raggiungere a Londra un mio amico di Bologna, poi quando mi sono trovato con l'Inter-rail in mano mi sono sentito come un Dio, un senso di onnipotenza, un giro incredibile est, ovest e rieccomi ancora ad Amsterdam, con un ragazzo che vuole soldi e ora tira fuori anche un coltellino, una sorta di temperino che vorrebbe essere un'arma da taglio e fa il tipo isterico e dice no, no, l'hai presa e adesso paghi, caccia i soldi! Ma non ne ho, amico, non ne ho. No, no, ti taglio la faccia, adesso ti taglio la faccia! Si, figurati, fossero questi i problemi. Non era coraggio, era semplicemente scazzamento allo stato puro, davvero in quel momento non c'era nulla che poteva colpirmi, cioè fai quel che vuoi, taglia si, e lui continua un po', fa ancora l'isterico, poi avrà pensato ma questo da quale pianeta è sceso e se ne va, senza nemmeno salutarmi, e Io resto lì, sulla panchina, per non so quanto tempo.
A Londra stetti solo tre giorni, anche grazie al mio amico che non mi prestò nemmeno una lira, vabè, e comunque quando tornai a casa mi sentivo fiero del mio corpo che aveva resistito così bene agli stenti subiti in quell'ultimo mese. Stavo benissimo. Il giorno dopo invece eccomi a letto con una flebo, semicollassato, stavo veramente messo male, e nel frattempo dovevo ingegnarmi in tutti i modi per non farmi fare le analisi del sangue, perché una mia amica una volta mi aveva raccontato di un ragazzo che si fece le analisi del sangue, così, giusto per accertamenti e gli trovarono tracce di eroina e a casa scoppiò un casino. E questo ragazzo non se la prendeva nemmeno, prendeva solo trip, il discorso infatti era che probabilmente nei trip mettono anche un po' d'eroina. Io invece me l'ero appunto presa meno di una settimana prima, m'immagino poi che casino se i miei cominciano a credere che mi faccio pure. Invece no. E' difficile, tutto è così difficile, portare avanti un'esistenza è difficile, ma bisogna almeno sentirsi fieri di ciò, mostrarsi forti quando ce n'è davvero bisogno. Non farsi fregare. Soprattutto noi che non abbiamo i soldi. Abbruttirsi, anche fisicamente. No. No. E c'è di meglio che passare la giornata a chiedere -scusa mi dai qualche spiccio che devo comprarmi un panino. Per fare arricchire il boss locale.


Un paio di mesi prima invece mi trovate in una radio di Bologna dove facevo l'"opinionista", e vabè naturalmente andavo fortissimo anche se abbastanza sul facile, tipo mandavo a fare in culo tutto e tutti e l'audience sale. E infatti salì, raffinai anche lo stile, il solo problema era che, come sempre lo facevo gratis e quando fai le cose gratis ti trattano una merda. E così questi della radio invece di ringraziarmi che stavo facendo resuscitare una radio morta, contestavano, dicevano che mi dovevo calmare, che fra l'altro facevano i tipi alternativi, quella radio era famosa per questo, cioè credo che se andavo a Radio Vaticano mi rompevano meno le palle, perché ancora un po' e non potevo dire più nulla, allora li ho mandati a fare in culo, il direttore soprattutto, per radio naturalmente, e me ne sono andato. Cioè già faccio una cosa gratis, poi devo anche scendere a compromessi. E con degli imbecilli. E poi, diciamoci la verità, stavamo cominciando ad avere troppo successo.


Mi sento ispirato, questa è la volta buona che la metto dentro, la "frase mancante" intendo, è mezzo libro che l'inseguo. Ma ormai ci sono. Se solo non ci fosse questa musica di merda sullo sfondo. E le auto. Ma non devo lasciarmi influenzare. Il fungo di Seattle. Me ne vado lassù e scrivo. Scrivo. Un barattolo di plutonio. Un mio quadro pop- espressionista. Bruttissimo. Basta. Ed ora qualcosa di serio. L'omicidio di Warhol da parte della CIA. Il primo uomo ad andare sulla Luna, uno statunitense nella metà degli anni '80 in missione top top secret. Le super mega multinazionali che hanno ucciso Senna su richiesta della casta che controlla il Brasile. Piccoli inconvenienti della democrazia, insomma, quando un connazionale diventa la persona più amata e popolare e dice anche che dopo vuole fare qualcosa (Era pazzo). E non è un fesso, né un burattino e parla di ingiustizie sociali. Bisogna solo attendere. Vabè che adesso che batto al computer l'ha capito anche mia nonna, con tutti i misteri che sono seguiti e la scatola nera azzerata, ma Io lo vidi subito, più che altro me l'aspettavo da tempo. La morte di un altro grande uomo. Ed è stato forse il loro trionfo, il loro capolavoro, sono arrivati a manomettere la macchina più controllata del mondo e uccidere di fronte a milioni di spettatori (con qualche accorgimento, però, ad esempio dove sono finite le riprese dalla macchina?). Facciamo i nostri complimenti. A loro. "Loro" è il termine giusto. Noi. E loro. Loro sono quelli che controllano, che portano avanti la baracca, rigorosamente da dietro le quinte, loro non si vedono ma gli effetti delle loro mosse ci piovono addosso, loro sono folli, forse perché non sanno minimamente come sfruttare appieno o almeno in parte l'impero che gli si è creato intorno così, loro non si scomodano nemmeno più perché hanno creato un vero e proprio reparto che lavora per l'eliminazione di chiunque potrebbe dargli fastidio, hanno capito (forse dalla Mafia italiana) che prevenire è meglio che combattere (forse dalla pubblicità del dentifricio). Un reparto speciale che lavora con la freddezza degli impiegati. Un po' come chi riceve l'ordine di sganciare la bomba lo fa senza provare rimorso perché in fondo non dipende da lui, così coltissimi psicologi, sociologi, storici, ad altissimo livello e pagatissimi, preparano ogni giorno le liste di proscrizione. E via. Tanto è facile. Suicidi, incidenti. Intellettuali, artisti, scienziati, politici, tutti. I quindici scienziati "suicidati" qualche anno fa in Inghilterra. Uno dopo l'altro, in pochi giorni. Notizie che passano come meteore nell'informazione e poi spariscono nel nulla. E non si ricordano più. Per questo dico bisogna rivedere tutta la strategia per una resistenza o anche un terrorismo efficiente. Anzitutto ora si, non può che essere internazionale, visto che è ridicolo parlare ancora di Stati. Ci sono solo le super mega multi nazionali, strettamente collegate anche allo spaccio di droga visto che da qualche parte pur devono finire le abbissali cifre del mercato numero uno al mondo. E la guerra non può che essere guerra d'informazione. E allora come fare? Una volta durante l'ennesima crisi cubana, pensai alla seguente vendetta in caso di caduta di Castro: avvelenare con dell'acido alcune bottiglie di cocacola (usando siringhe nella plastica). E a quel punto sperare in un effetto a catena dovuto ai media che riportano l'episodio, panico immotivato della massa da una parte, messaggio per altri rivoluzionari a fare lo stesso dall'altra, e così via finché l'effetto si propaga anche su altri prodotti americani, magari si espande anche in Europa, collasso economico. Così. Mi sembrava una genialata. Ma mi sembrava anche troppo semplice ed infatti poco dopo lo fanno davvero, esattamente lo stesso e direttamente lì in America, dove in alcune lattine di cocacola vengono trovate siringhe infette (fra parentesi non credo nell'AIDS, ma questo è un altro discorso). Era quindi anche un'organizzazione di un certo livello (le siringhe erano dentro le lattine chiuse). E che succede? Caos, panico. Macché. I media di tutti il mondo il cui scopo è quello di amplificare notizie, pompando episodi banalissimi con titoloni in prima pagina, vedi in Italia le ridicole "aggressioni" dei naziskin, adesso tacciono o piccolo trafiletto in una pagina sperduta e nulla più. Puf. Nel nulla. Li avevo sottovalutati insomma. Nessun giornale da destra a sinistra può passare alcuna notizia che possa colpire il loro mercato, chissà quante volte sono state tentate simili operazioni terroristiche, ma niente, non passano. E' così. Pensate ad esempio ai film. Hanno saccheggiato e risaccheggiato e riciclato tutto e il contrario di tutto, omicidi di ogni genere, perversioni, fobie d'ogni tipo, ma mai un film dove, ad esempio uno psicopatico entra in un supermercato e avvelena i prodotti (è un esempio naturalmente, intendo dire una qualsiesi cosa del genere) Niente. Mi viene in mente Batman dove Joker faceva qualcosa di simile, ma si tratta di Gotam city, è una città che non esiste, state tranquilli. O Horror in Bowery street (non c'entra che è un film indipendente, può anche essere indipendente la produzione ma non la distribuzione che l'ha portato fino in Italia), ma anche lì, si, è una via di Manhattan, ma appena dietro l'angolo, un posto più che surreale insomma. E così. Non vi mettete quindi ad avvelenare bottiglie di coca cola, provochereste solo qualche vittima innocente per cause ignote. La strategia deve essere completamente opposta, allora. Invece di imponenti azioni che diventano piccolissime notizie, tentare di utilizzare piccolissimi o inesistenti episodi che diventano necessariamente imponenti notizie. E' in po' cio' che ad esempio fanno i cuginetti reazionari della Falange Armata, col loro "terrorismo virtuale" il meccanismo è in perfetta sintonia coi tempi, se non fosse che il trucchetto è troppo manifesto. Ma forse non è un problema. Qualsiesi cosa succede, non importa dove e chi l'ha fatta, loro la rivendicano e devono solo per questo finire in prima pagina. Che poi appare ovvio si sono limitati solo alla rivendicazione non è più importante, ormai la notizia è passata. Ma il gioco non è così semplice. Oltre a rivendicare la Falange Armata minaccia anche. Moltissimi uomini sono stati pubblicamente minacciati dalla Falange Armata. E qual è il trucchetto, il motivo? Semplice, è il chi vuol capire capisca, quest' uomo deve essere fatto fuori o qualcosa del genere (vedi il ragazzo sodomizzato perché contro la Fininvest), se qualcuno può farlo lo fa. E a volte lo fanno. E' lo stadio finale, non c'è nessun collegamento fra il vertice e la base, fra i mandanti e gli esecutori, i quali non hanno la più pallida idea di chi sono i mandanti. Capite adesso? Non sottovalutate, non sottovalutate gli avversari solo perché avversari, è la regola numero uno che si impara a scacchi a suon di sconfitte (e che anzi non si impara mai). Perché non possiamo farlo anche noi? Infatti possiamo. Quando distruggevamo le scuole noi eravamo i "parigini" della situazione nel senso che se era passato un certo periodo senza devastazioni e noi ne distruggevamo una, due giorni dopo era sul giornale e da lì iniziava una settimana di devastazioni ovunque, in altre zone della città, nei paesi intorno. Funzionava così. E quando qualche gruppo veniva preso, come accadde, non c'era alcun problema, nessuno. E pensate che noi eravamo solo ragazzini esaltati, senza nessuna pretesa politica (Io forse ero l'unico che avanzava qualche velleità politica), doveva essere una sorta di istinto archetipo di terrorismo che ci faceva funzionare così (inconsciamente) bene. E allora? E' ovvio che ormai simili operazioni sono completamente inutili, se si vuole tentare qualcosa di utile si deve passare per la rete, datemi un modem e vi distruggerò il mondo, se c'è poi davvero la possibilità di resistere o cambiare, ci credo sempre meno, meglio dormire. Non è ironia, dico davvero. E' andata come è andata. MTV 24 ore su 24. Mi resta solo la soddisfazione di riuscire a vedere la Storia in diretta. Non è facile a causa di uno strano meccanismo mentale che ci fa vedere come sono andate le cose solo riguardo al passato, minimo dieci anni. O più. Ridiamo delle famose storielle dei "falsi" medievali, documenti riprodotti in volgare invece che in latino e poi passiamo ore e ore e ore a "guardare" la guerra del Golfo. Anch'Io. Ero più piccolo però. Oppure accettiamo il falso di per sè, senza scandalizzarci più di tanto o almeno usarlo come termine di paragone per altri. Quando ci fu lo sbarco ad Haiti gli stessi telegiornali (almeno quelli italiani) titolarono con: Marines, sbarco per la TV, in effetti poco prima dello sbarco, già deciso, ci fu un disgraziato accordo politico che non dava più motivo ad un intervento militare. E adesso chi lo dice ai media, soprattutto alla CNN, i cui dirigenti nei giorni precedenti avevano fatto un violento braccio di ferro coi generali per fare avvenire lo sbarco di notte, per creare un effetto migliore, come da guerra del Golfo, mentre i generali fanno notare che è assai più pericoloso sbarcare al buio (a parte il discorso sul capovolgimento di situazione, la CNN, considerato uno dei canali più alternativi degli USA che non se ne frega assolutamente di far morire ragazzi pur di creare immagini più commerciabili, e i generali, cioè quelli che sarebbero i criminali assoluti che dicono forse qualche vita umana vale più del prezzo degli spot). Ma lo sbarco si deve fare. La guerra si deve fare. I trafficanti d'armi che la pretendono? Roba vecchia. Sono i media che la pretendono. E se la fanno, quando e come vogliono. Semplice. E allora ecco lo sbarco, immagini squallidamente hollywoodiane riprendono gli elicotteri, poi giù all'aereoporto, scendono i marines e puntano i mitra contro contro chi? Contro i reporter che li riprendevano. E il fatto che i marines non sono buoni attori ha reso tutto più ridicolo. Queste sono le scene del nostro tempo, questa è la nostra Storia, quella vera, i "documenti" che faranno ridere i posteri quando usciremo dall'era del denaro. l'unica vera ideologia del nostro tempo. I soldi stanno in sella e cavalcano l'umanità. E allora dico sinceramente fa niente, non è vigliaccheria, è semplicemente realismo, nel senso che questa è la realtà, la struttura che abbiamo intorno, immodificabile, come non si può cambiare il clima in una giornata fredda. Meglio chiudersi in casa e accendere i termosifoni, no? E non solo per ciò che ho appena scritto, ma per tutto, tutto, in questo lamento generale, un piagnucolare continuo, la tecnica del chi piange fotte a chi ride di cui anch'Io sono un indiscusso maestro. E' una guerra totale d'ipocrisia, dal vertice fino alle culture che vorrebbero essere più alternative. Femministe, gay. Ancora un po' e si prende più anni chi mette una mano in culo a una femmina che chi uccide un uomo (a parte che nel secondo caso qualche prova ancora la richiedono mentre per lo stupro, almeno a giudicare dai fatti di cronaca, ti sbattono dentro così, senza prove, ti salvi solo se hai controprove). E allora? E' a questo che doveva portare la splendida lotta per i diritti delle donne, un'arma per estorcere denaro o ricattare i potenti o semplicemente per togliersi di torno un qualsiesi povero disgraziato per un qualsiesi motivo? Ecco fatto, eccomi diventato un maschilista stupratore, così come sono un nazista perché ho contestato la cultura ebrea e un moralista fanatico perché non sono entusiasta del movimento gay. DRIIIIIIIIN! E' un secolo e mezzo che va di moda essere gay. Alla sfilata gay di New York, fra partecipanti e spettatori c'erano milioni di persone. un'ovazione. Anche il sindaco Giuliani (repubblicano) vi partecipo', ma fu contestato. Insomma dov'è il potere? Aprite gli occhi, guardate la realtà dall'alto, da fuori, a N.Y. cioè nel centro del mondo quasi tutti i locali fanno un giorno si un giorno no serate gay. E loro sono i discriminati? In una discoteca "normale" di N.Y. non mi fecero entrare in una sala perché non ero gay. E se succede il contrario? Trafiletto in prima pagina con titolo: sei gay? Allora non puoi entrare. Perché noi dobbiamo difendere loro? Loro hanno mai fatto qualcosa per qualcuno fuori dal loro clan? E il clan di artisti, sempre con le loro storie gay, e i loro problemi gay e nient' altro e uno tira dentro l'altro solo se assolutamente gay, solo se... insomma non mi fate essere volgare. Basta, sono stanco, concludo, prima però voglio precisare bene che anche se mi sentite spesso parlare di suicidio o di corse in auto o cose del genere no no, non ho nessuna intenzione di suicidarmi e in macchina ormai vado pianissimo. Capito? E non ho nemmeno una pistola in casa.


Ricordatevi che siamo solo parte di un frattale, parte di un organismo, per cui lavoriamo, non viceversa. Ricordatevi sempre di questo: di essere cellule che quando diventeranno inutili all'organismo saranno cellule morte. E ci sono cellule che provocano il cancro, all'erta allora, amicizia, cameratismo, ma sempre vigili contro gli infiltrati e i guastatori. Quello che voglio dirvi compagni prima dell'attacco è questo: credetemi quando dico che vi invidio e vorrei essere lì. Se solo avessi qualche milione di anni in meno. Perché adesso che siete lì non ve ne rendete conto e forse sognate il giorno in cui potrete starvene al sicuro dietro una scrivania a reggersi i coglioni come me. Bè sbagliate. Mi annoio, rischio come voi e senza nemmeno provare l'orgasmo da pericolo. Vedete. Voi siete già pronti per l'attacco, caricati, belli e forti e non avete certo bisogno di questo mio ulteriore messaggio. Cercate però di capire cosa intendo dirvi: noi che siamo soldati della filosofia del caos possiamo permetterci il lusso di dire che niente è casuale, se esistiamo è perché esistiamo e dobbiamo continuare a esistere. Non fatemi più sentire controsensi al riguardo e mi riferisco soprattutto a un certo capitano terrestre, terrestre appunto, ma non è che voi terrestri vi siete montati un po' troppo la testa? Per esistere noi esseri ci nutriamo di Felicità. Ora "purtroppo", necessariamente di Felicità non ce n'è per tutti, anzi non ce n'è per nessuno, così tutti quelli col nostro stesso sistema logico sono divisi in due schieramenti. Per annientare l'altro e ridividersi ancora, e così via, finché esistiamo. L'essere e la Felicità sono complementari, e i modi per ottenere Felicità portano dritti dritti alla creazione di altro essere in forme assai diverse a secondo del tipo di Felicità raggiunto, ma c'è una sola via davvero essenziale per la Felicità ed è combattere, annientare il nemico e bere direttamente alla fonte, fino a esaurimento, per poi partire alla ricerca di un'altra e combattere ancora, così, finché non perderete e sparirete. Non so esattamente cosa significa sparire, ma non è un problema che ci riguarda, basta vincere. Che non è così facile come sembra, dimenticate tutte le cazzate sulla guerra già vinta, quasi vinta, manca poco. Era campagna pubblicitaria per l'arruolamento, la guerra non è vinta per niente, bisogna prima combattere. Poi vincere. E ce ne andremo a scopare le conigliette della galassia rosa. E questo faremo: vinceremo, prima questa battaglia, poi questa cazzo di guerra. Buona fortuna ragazzi.
-Hai visto, si è riferito a te a un certo punto, sicuramente, non credo ci sono altri capitani terrestri qui intorno, ma che intendeva?
-Niente, mi hanno tolto anche la libertà di suicidarmi. Anche quella.
-Bel discorso però, mi sento carico, carico, piaciuto il discorso terrestre?
-Si, le solite cose, le solite stronzate, bello però che vorrebbe trovarsi qui al posto nostro, si potrebbe proporre un cambio. Anche se davvero ormai voglio solo attaccare, per spezzare la Noia, mi sto snervando in questa trincea, e attendere l'ordine da un momento all'altro, non posso rilassarmi. Almeno hanno ammesso che la guerra non è vinta per niente, anzi. Io l'avevo capito, troppe cose non quadrano e poi perché non ci fanno attaccare, dove sono i nemici, dov'è la guerra, ma c'è davvero la guerra?
-C'è, c'è. C'è il nemico che si è mimetizzato così bene fino a scomparire e c'è la guerra, lo so, ho incontrato un miliziano che si era perso. Dice di stare dalla nostra parte. Comunque mi ha raccontato di una battaglia, non so dove, era, non so, lui c'era però. Bè comunque cosa accade, accade che ci sono questi due schieramenti, il nostro e il loro, uno di fronte all'altro e via, e invece di annientarsi l'un l'altro si fondono, è successo dice, si fondono e viene fuori un orribile colore, tipo marroncino, qualcosa di disgustoso dice. Terribile no? Sarà successo davvero? E si sentono tante altre cose strane, troppe cose strane. Intere razze disertano e gettano la piastrina in ammassi di materia condensata. Pollo della galassia B mi è venuto a trovare ancora, può spostarsi nel tempo, è in viaggio da sempre, dice di essere il sogno di un qualche Dio, parla di carovane di profughi che emigrano verso altre galassie nel deserto intergalattico. Non crede avevano molte possibilità di salvezza. E che ti porti dietro? Quando trovi un atomo di idrogeno al chilometro. Ti ricordi nel Sahara? Tutta quella sabbia. Le dune. Un piccolo giro. E invece prendi e ti incammini. E dopo un millesimo di tragitto hai già esaurito tutte le energie. Con un po' di fortuna potresti farcela a tornare indietro. E invece no. Vai avanti. E avanti. E ciao ciao.
E mentre intanto altri alieni bussano alle porte del nostro universo. Stanno ancora peggio, allora, o sono completamente folli. Venire qui. Insomma qualcosa non funziona. Si sveglia. Dice. Domani me ne torno a casa e mi metto a guardare la TV. Ho seicentomila miliardi di miliardi di canali. E presto di più. Peccato che fanno tutti schifo.


E se il piano è completamente sbagliato. E finiamo in mano al nemico. Cosa diremo poi. Che ne valeva la pena? E se il piano è perfetto. E vinciamo la battaglia. Cosa facciamo dopo. un'altra battaglia? O ce ne torniamo a scopare le nostre amate? O ci compriamo un pianeta tutto per noi? E se il piano è perfetto. E vinciamo la battaglia. Cosa facciamo dopo?




Tre




Se vi dico una cosa non ci credete. Ve lo dico lo stesso, sto scrivendo al chiaro di Luna, c'è solo la Luna. Che se lo vedi nei film fai -Eh, figurati! Oltre i film. Ed ancora più su. Vi racconto qualcosa. Ma cosa? Potrei raccontarvi di quando durante un concerto di Vasco mi tolsi la soddisfazione di sputare in faccia a uno sbirro per poi essere trasportato nei bagni e picchiato dove già prima dell'inizio del concerto ero stato portato quando un poliziotto non d'accordo sul giudizio del collega (il cane- poliziotto) mi porta lì e dice di spogliarmi e di cacciare tutto e Io benché non avevo nulla da nascondere riesco a scappare per poi finire a mangiare alla mensa dei tecnici e poi scavalcare per andare sull'erba essere riportato sugli spalti scavalcare ancora e così finché mi cacciano proprio dallo stadio e fu a quel punto che impazzii e gridavo e quando si avvicinò un poliziotto per chiedermi cosa succedeva lo sputo in faccia vaffanculo non molto aristocratico bisogna dire come spesso sono le vere soddisfazioni della vita. Poi nei bagni mi salva l'arrivo di un colonnello o qualcosa del genere che dice no no questo lo mandiamo proprio dentro, faccio notare che sono minorenne e che mando Io loro dentro per percosse, le solite stronzate da entrambe le parti, riappare lo sbirro che mi aveva portato nei bagni all'inizio, spalanca gli occhi incredulo, mi tira un pugno, dice che nello scappare gli ho anche tirato un calcio nelle palle, la tensione riprende a salire, cosa avevi da nascondere? Io continuo a dire che non serbo loro rancore perché so che è un lavoro duro e snervante. Poi quando vedono che ormai non c'è più possibilità di menarmi ancora se ne vanno tutti, rimaniamo solo Io, il colonello o quello che era e il ragazzo che avevo sputato in faccia che, come sempre succede, era forse l'unico bravo ragazzo del gruppo e continua a chiedersi e a chiedermi che c'entrava lui, perché l'avevo sputato in faccia, Io dico che voglio tornare dentro, al concerto, il colonnello dice si, vai, Io dico che non mi fanno più entrare, stavo così fuori che non mi ero accorto che quando mi hanno preso, dopo un velleitario tentativo di fuga fra le macchine del parcheggio, mi avevano riportato dentro lo stadio, nei bagni appunto, il colonnello dice puoi andare, non c'è problema, finalmente capisco, esco, ritorno sugli spalti e Vasco cantava "Lunedì", ho scavalcato e sono tornato sull'erba.
Ma queste sono storie da prima parte del libro, da prima parte di vita, ora qualcosa di completamente diverso, solo un attimo, nel frattempo un indovinello. Attenzione. Dovete indovinare il numero X: Dodici- 6, Dieci- 5, Otto- 4, Sei- 3, Quattro- X (?!) Qual è? Due? No, cioè si, anche, ma c'è un'altra soluzione, un altro numero che va bene lì. Dodici-6, Dieci- 5, Otto- 4, Sei- 3, Quattro- X. La risposta è sette, il perché fra qualche pagina, se mi ricordo. E se mi va. Sbalzi di umore, continui sbalzi di umore. Che durano qualche minuto. O qualche giorno. O qualche mese. Purtroppo è così e non c'è niente da fare. Bisogna ricaricare le pile. E raffreddare il motore se sei andato forte per troppo tempo. Dopo un trip. Quando devo tornare a Benevento alla fine di un viaggio. Quando mi sveglio. Quando fa freddo. Mettersi in posizione d'urto e limitare i danni. Almeno noi artisti li sfruttiamo quei momenti, sono gli unici momenti che portano un po' in profondità. Quando le cose vanno bene perché pensare? Così tutto diviene pesante. Non ti va più di giocare. Ti accorgi ancora una volta di essere completamente solo, sperduto fra infiniti universi, infinite forme di vita, odiato e quando e se c'è un contatto umano è solo perché cercano di sfruttarti. Fa freddo. Ci risentiamo quando finirà questo inverno di merda.


I batteri nella metropolitana di New York. La punta dell'iceberg. Il libro non verrà mai pubblicato o verrà pubblicato davvero. Morirò povero o diventerò ricco. La follia che avanza o sparisce. Cos'è meglio? Miliardi di persone soffrono la fame, le carestie, le epidemie, le guerre, il lavoro, vite in condizioni insostenibili mentre Io mangio, dormo e non faccio nulla. Devo essere contento o avvilirmi? La morte. L'inutilità. Diventare un'opera d'arte, fuggire alla morte dell'identità, perdere ogni funzionalità per essere finalmente solo se stesso. Ventidue anni [24] il tempo necessario per la creazione di quest' opera. Ed ora è quasi finita. Non rompetemi per i prossimi ventidue [24] anni. E mi appresto a donare agli italiani la più grande opera letteraria dai tempi della Divina Commedia. Come dare perle ai porci. Le porte della gloria. O quelle del carcere. O nulla, semplicemente nulla, non succederà nulla come sempre Nulla. Possono impossessarsi della mia immagine e farci ciò che vogliono. Possono già farlo. Manipolare. Prendermi e farmi fare un pompino a Giuliano Ferrara. Non sono un'immagine. Devo trovare qualcos' altro. Verso la fine del secondo millennio la prostituzione della propria immagine aveva raggiunto livelli vergognosi. Bisogna però tenere presente che data la cultura del tempo non era da considerarsi assolutamente una cosa immorale svendere la propria immagine, doveva anzi essere addirittura gratificante visto che non era certo solo per gli alti guadagni che milioni di persone facevano a gara per ottenere un tale lavoro.
Anch'Io un tempo volevo diventare famoso. Ma era anni e anni fa, ero piccolo piccolo. Fra l'altro diventa famoso chi piace alla massa, e alla massa piace la merda. Se diventi famoso sei una merda. Non è un rischio che corro comunque. Poi è seguita la fase in cui facevo tutto per la mia futura biografia, ma in questo caso non credo era così banale come sembra. Dovevo pur rapportarmi a qualcosa, aggrapparmi, misurarmi, alienarmi. Perché ero un ateo puro, sono sempre stato ateo. La mia futura biografia era quindi un po' come l'eterno ritorno nietschiano, qualcosa di simile. Ora non ho più bisogno di questa trovata, che fra l'altro era insostenibile e oppressiva. Ed ho anche un gruppetto di Dei che mi sponsorizzano nel cielo. E mi aiutano. Fa niente che come Dei non sono niente d'eccezionale, anche un po' sfigati, vanno bene lo stesso, mi piacciono. E ci vogliamo bene. Fra l'altro l'ateismo è così noioso. E sono Dei con un fortissimo senso morale, come me appunto, proprio qualche giorno fa un mio amico diceva che in fondo in fondo ho un forte senso morale. O forse parlava dei punk. O tutt' e due. Comunque sia è lo stesso, mi meravigliai per una tale ovvietà, la filosofia punk è uno degli ultimi baluardi morali, che non si svende, vende, conforma al dio- denaro, dio- immondizia, dio- cristiano e tutti gli altri dei di merda che sono al potere. Mi piace pensare a persone di moralità pura come il Marchese de Sade, Nietzsche, persone che hanno sacrificato la propria vita per portare un messaggio contro l'ipocrisia, la meschinità, un messaggio di verità donato agli uomini. Come dare perle ai porci. Se potessi anch'Io scrivere qualcosa che dura, che anticipa anni e secoli, che resta, pensavo a "La nuova Justine". O al Manifesto futurista, manifesto di un secolo, è riuscito ad anticipare tutti i movimenti del secolo, tutti, fino al cyberpunk compreso. Mentre il mio libro se pure viene pubblicato fra 5 anni è già vecchio. Ingrato. Eppure continuo a scrivere, tessere la mia opera, tessere intorno a me, sempre più vasta, ingombrante, avvolgente e mi avvolge e mi intrappolerà, intrappolerà e divorerà. Per poi sparire al primo soffio di vento. "Trasformazione, cambiamento inatteso e repentino; fine di una situazione familiare o amichevole che lascia una traccia indelebile nell'animo. Malattia, probabilmente anche morte." (Dal manualetto delle istruzioni dei tarocchi, la Morte naturalmente). Ma tu credi, tu credi che sono contento di parlare con te? I tarocchi sono esteriorizzazioni della nostra psiche inconscia, qualcosa di molto simile alla sincronicità di Jung. Provare per credere. E questo libro? Un gioco? Un sogno? O forse no. Sei dentro ormai. E non esci più. Tu, lettore, si. Con noi o contro di noi ormai sei arruolato. Ora capisci molte, molte cose. Non è stato così casuale come credi trovarti questo libro fra le mani. Capisci adesso? Ci arrivi? Sei dentro. E non puoi più uscire. Volevi solo leggere un libro. E ora fingi di non sentirci. Ma è tardi, non credi? Vedi. Stiamo parlando proprio a te. Se vedi bene le parole sulla pagina cielo vedi che dicono otto tutte verde altre cose. Rana. Jeans. Jazz. Strade. Cinquanta. Ancora. Tutte. Altre. Cose. Sono scritte. Ormai castello su castello sei in collegamento con bambole noi e ancora di tipo oro vera telepatico. Tele- patico. Solo milioni di persone solo scintille telepatico. Puoi chiudere. Polvere, spazio, libro. Puoi anche chiudere e continuare biglietto da solo, o se non ce la fai ancora fingere di braccio leggere un libro. Proprio. Capito ora? Non era così difficile. Egitto. Blu. Ancora blu. Commissario. Benvenuto al fronte. Sigarette? Nostalgia? Epidemia. E cosa c'è di male? Un rene. E l'anno prossimo me ne vado al mare.


Luna piena faccia Gioconda sorniona sempre la stessa ironica me la ricordo un milione di anni fa uguale non è cambiata niente sempre la stessa incredibile un milione di anni niente sempre uguale la stessa faccia mentre qui va tutto a puttane e sempre più non lo vedi? Tutto a puttane. Ti ricordi quel videogame? Tanto tempo fa. Si poteva sparare da tutti e 4 i lati. Ci si infilava in cunicoli, labirinti, sempre diversi, com'è che finiva? E i cavernicoli? Si, i cavernicoli che dovevano arrivare su, al bar dove andavo dopo la scuola. E dove provai per la prima volta l'hot dog col ketchup. Fu una bomba. Ketchup piccante. Adesso ci siamo abituati. E anche i videogames è difficile che ci fanno battere il cuore come i primi tempi. Le sale giochi di Rimini. E' incredibile quanto tempo è passato. Altro che gallerie d'arte, ormai il sorpasso c'è stato. O quasi. E presto la fusione. E' avvilente che mi trovo a fare il pittore e lo scrittore. Due arti più morte che morte. Io considero addirittura il cinema un'arte morta. E invece eccomi qui, scrittore addirittura. Come minimo dovrei lavorare con le immagini. Le parole, roba vecchia. Vorrei tanto fare uno di quei videogame dove si spara da tutte le parti PUM PUM PIM fra schizzi di colori. O qualcosa del genere. Una mia personale città virtuale. Decaropoli [[-DE CARO siamo noi, tu sei soltanto Flint, non ti allargare-]]. Vabè. Flintopoli. Come siete permalosi. Anzi Flintolandia. E una scopata in virtual sex. Ma non ce la farò a tempo, morirò a ventiquattro anni, non so perché. Cioè a me piacciono anche ragazze e ragazzi ma la loro immagine "filtrata" attraverso foto, film. Dal vivo è diverso, c'è la pelle, è bruttissima la pelle e tutti i fluidi, la saliva, il sudore, che schifo. Per non parlare poi del fatto che le ragazze sanguinano, si, è così, fingete di ignorarlo ma è così, una volta al mese si mettono a sanguinare. Che schifo, che tristezza ed anche quelle coi capelli rossi, tutte. Basta. No, niente, niente. Pensare a un rapporto omosessuale poi è una cosa che mi disgusta così tanto che non perdo nemmeno tempo a parlarne. In Virtual sex invece è diverso e magari dall'altra parte non c'è nessuno, c'è il computer, è meglio no? O magari puoi mettere proprio la tua immagine e fare l'amore con te stesso. Cose così, insomma. Anche perché fare sesso con qualcuno è socialmente troppo complesso. O forse è esattamente il contrario. No, è il contrario, è non farlo che rende tutto complesso. Comunque, che posso farci. l'inevitabile astinenza sessuale di noi ipersensibili, almeno in questi anni di bombardamento a tappeto.
Ma poi c'è dell'altro e cioè questa stronzata anni '60 tipo figli dei fiori sull'amore libero e la promiscuità sessuale è una stronzata pazzesca, non si regge in piedi. Cioè quando fai sesso con un'altra persona ti mescoli con quella, ti mescoli letteralmente, sia fisicamente che psichicamente che simbolicamente. E che ne sai chi è quell'altra persona, come cavolo fai a sapere con chi ti stai mescolando? Andiamoci piano. Mescolarsi con qualcun altro, figuriamoci, che già faccio fatica a mantenere il controllo interno con tutti i Flintini che vogliono andarsene ognuno per conto proprio. Ed infatti c'era un film, un altro capolavoro, l'Armata delle tenebre che fa vedere proprio questo, c'è il protagonista che si guarda allo specchio, poi lo specchio si frantuma e da ogni pezzetto esce fuori un mini- protagonista che se ne va per conto proprio, ognuno da una parte, un casino pazzesco. Perfetto, proprio così.
Poi una volta accesi la TV e c'era Quark e faceva vedere cioè non riesco nemmeno a descrivere cosa ho visto quella volta, mi ha traumatizzato, è stato atroce. Altro che film di Cronenberg o cose del genere tu vedevi in questa puntata di Quark che praticamente nel nostro corpo ci sono milioni anzi miliardi di esseri viventi, ovunque, nei capelli, nei denti, sulla pelle, e diceva che nello stomaco ci sono come dei serpentoni lunghi più di venti metri e altre cose del genere e non ci sta niente da fare, ti puoi lavare, fare qualsiesi cosa, è inutile, ci saranno sempre. E Io ci pensavo e ci penso anche ora, cioè come si fa, cosa vogliono? Tutti addosso e dentro. Io li sento. Andate via vi prego. No, no, meglio smettere.


E comunque finisce la puntata, Io stavo come in trans, immobile davanti alla TV, e appare quel faccione di cazzo di Piero Angela che fa- bene, avete visto...e si mette a parlare, così, tranquillamente, come se avesse trasmesso la cosa più normale del mondo. Ma Io non lo capisco, Io certa gente davvero non la capisco.


Ancora a Rimini, ancora tanto tempo fa, avevo credo sedici anni, di notte sulla spiaggia con una puttana che mi fa un pompino, mi ricordo ci misi un sacco per farlo rizzare, poi appena finalmente era diventato duro quella stronza mi ha fatto venire subito, nemmeno il tempo, e Io glie l'ho detto, che cavolo e lei diceva era colpa mia. Poi i miei amici chiedevano com'è, com'è? Io dissi era come il Kamikaze, lo scivolo dell'Acquafan, quello altissimo perpendicolare che però prima devi fare un sacco di fila, un sacco di tempo, poi finita la fila VUUM, un attimo, dura un attimo, ma quell'attimo è troppo è proprio troppo. Cazzo. Quasi meglio che andare in salagiochi. Non esageriamo. L'hai visto quel bel ragazzo che raccoglieva lattine nell'immondizia (qui a New York pagano 5ç per ogni vuoto di lattina). Sarebbe potuto essere un attore. Forse migliore di molti altri. Miliardario. Capisci? E tu? Da che parte sta la Fortuna? Di qui o di lì? Non siamo in pericolo? Davvero non siamo in pericolo? Affittasi satellite per le vacanze a solo quindici minuti luce dalla stella. Prezzi moderati. Ma non tanto. Perché, bè, le telefonate. Ma insomma ma quanto ci fanno pagare per parlare un po' con mia figlia che studia su un'altra galassia? E dico che cavolo! Porca puttana! (S'incazza). No, no, niente alieni qui, niente alieni. No, no, non li vogliamo. Siamo già troppi. E poi sporcano. Ba io essere alieno buono. Zitto. Schifosissimo alieno. Tornatevene sui vostri pianeti. Andate a mietere il grano. Ba non g'è grano sul nosdro bianeda, noi avere danda danda fame fratello. Fratello a me? A me? Alieno, ascolta, come dire, non c'è spazio, non c'è. E poi il vetro della mia navicella è pulitissimo quindi via via via via. Ha ragione (coro di voci) si, si è vero, non se ne può più. No, niente alieni qui. E' perché amo il mio pianeta. E poi violentano le nostre piante. Si, l'ho visto, l'ho visto, il mio povero ciliegio. Via, via. Ba io. Zitto. E poi se vuoi stare qui impara la nostra lingua e la nostra cultura, si dice, diglielo tu figliola come si dice. Si dice ma io, non ba io. (Applauso). Visto? E la mia figlioletta ha solo seicentoventi anni. Capisci adesso? Insomma noi non veniamo sul tuo pianeta. E gosa verresdi a fare, non g'è un gazzo. Oooooh! (Indignazione generale) No. E cosa verresti a fare, non c'è un, posso dirlo papà? Si, si. Un cazzo, non gazzo. (Applauso scrosciante, voci contrastanti). Ed ora via via, tornate a casa. Brutto alieno. Si, si, via, via. Niente alieni qui, non li vogliamo. No, no. Niente. Non li vogliamo. Il mio ciliegio. Niente, niente. Voi dire gosì solo berghè essere fosforescente. No bello non c'entra niente la luminosità delle tue squame, è semplicemente che siamo già troppi, capisci? Troppi. Solo berghè essere fosforescente. No, no, non c'entra, non c'entra proprio. Ba io lavorare sodo. Bosso lavorare millenni e millenni a brezzi bassissimi. Oddio, oddio, ok, smettila di piagnucolare, vedremo che si può fare, ok? Vedi che non siamo cattivi? Grazie badrone, sembre ai duoi ordini.
Insomma capisci è un immondezaio generale, un universo in decadenza, è vecchio. Stanco. Fuori moda. Questa è la verità è inutile che continuiamo a scervellarci per trovare angoli buoni. Non ce ne sono. Forza terrestre facciamoci coraggio e andiamocene via, saliamo su una cometa e scendiamo al primo buco nero, forza terrestre, fatti coraggio e partiamo assieme. Via. E poi qui siamo rimasti quasi al buio, ancora un po' e si spegne l'ultima stella, cosa ci facciamo qui, è un posto per vecchi. Ma c'è Pollo che mi scrive da lì e dice che c'è tanta tanta luce, in un ammasso orgasmatico di energia, prova a immaginare, è un universo orgia, dice Pollo non puoi immaginare che cos'è!
-E per mangiare?
-Si, si lavora un po' ma non molto, qualche millennio ogni tanto.
-No, sono stanco. Lavorare. E poi anch'Io ho fatto qualche saltino su altri universi e si, all'inizio ci si diverte, ma dopo un po' è lo stesso. E poi basta, non mi va di andare in questo casino di universo orgia, sono vecchio ormai, invece propongo proprio il contrario, ce ne andiamo, ma nel deserto. Un po' di solitudine come scelta volontaria. Così ci rendiamo conto. Che non abbiamo bisogno di voi. Un bluff. Siete solo un bluff.
-E le birre dove le compriamo?
-Ok, torniamo. Eppure ci deve essere una soluzione.


La gran parte delle serate della mia adolescenza le ho passate all'Upim, con due miei amici, a rubare. Esaurimento completo, il nulla, non mi stancherò mai di ripeterlo. Io sono uno dei pochi che non rimpiange per niente l'adolescenza, proprio per niente ci tornerei, svegliarmi ogni mattina per andare a scuola, il pomeriggio- sera all'Upim a prelevare le cose più inutili e stupide e infine al baretto, un bar di merda che non so quanti soldi c'ho buttato. E stavo lì, a un passo dall'alcolismo, fra discorsi allucinati e personaggi allucinanti, a farmi fare i cocktail tipo le prime cinque bottiglie da destra a sinistra o la "bomba", nel bicchierone grande, cioè i cinque superalcolici più famosi (whisky, vodka, rum, tequila, gin) e un po' di coca cola, e giù BUM! Perieodi in cui non mi ubriacavo nemmeno se bevevo l'intero bar, perieodi in cui mi ubriacavo dopo un solo bicchiere (un bel periodo) e così. Adesso non bevo più e fra un po' non mi farò nemmeno i trip, non ho bisogno più di niente. Ma allora c'era il bisogno di fare qualcosa, chi scopava, chi fumava, chi si picchiava, chi distruggeva e beveva, anni strani. Erano anni strani e sarei ipocrita a non ammettere che l'alcool mi ha dato moltissimo. Perché quando l'alcool entrava nel sangue ti accorgevi di non fare così schifo, stronzate a parte ti rendevi conto che comunque è una fortuna essere Flint. In questo bar di merda e non so quanti soldi c'ho buttato e sempre lì e sempre trattato una merda. Mi davano i bicchieri di carta al posto di quelli di vetro perché dicevano che sennò li tiravo contro le case di fronte. Che è capitata una volta che lanciai qualche bottiglia e successe un po' di casino perché chiamarono la pula e da allora tutto ciò che avviene nell'arco di un chilometro è colpa mia. Quel bar è un Buco nero, ora lo so, posso girare il mondo, andare ovunque, ma alla lunga non posso sfuggire alla sua forza gravitazionale, gira e rigira mi ritrovo sempre lì. Non c'è altra spiegazione, anche a Benevento ci sono posti mille volte migliori, perché vado lì? Perché? E poi, questo è un episodio recentissimo, giusto qualche giorno fa, lo metto perché il mio amico è rimasto traumatizzato, davvero, è sotto shock, non parla d'altro, insomma uno fra quelli che come me va a buttare soldi lì dentro da una vita, ha solo 900 lire e chiede se possono dargli due cinquecento per i videogiochi, poi l'altra cento lire la prossima volta e loro no, no, queste cose proprio non possiamo farle. Capito? 100 lire. Stanno tirando su i miliardi, non esagero. E ora il mio amico è sotto shock. Poi ogni tanto qualcuno si picchia, via, mazzate, alè. Un luogo raffinato, vabè che anch'Io mi sono picchiato qualche volta, ma giusto nei giorni immediatamente successivi all'aver visto "Barfly", mi sono subito reso conto che è volgare, picchiarsi uno contro uno è plebeo, nel senso peggiore, non come ad esempio gli scontri allo stadio, plebei si, ma nel senso di festa popolare. A me piacciono, sia farli che vederli, le cariche della pula, i lacrimogeni, le sassaiole, li adoro. E poi non mi rompete, avete fatto un programma occulto per far spostare la violenza giovanile dalla politica allo sport, e ora non ci rompete le palle, e quante ne volete.
Adesso invece sono vecchio e stanco, e la violenza non mi esalta più di tanto. Quando assistete a immagini di scontri con la pula o anche li vedete in TV e il cuore non fa BUM BUM, significa che siete invecchiati. Come me. E chi l'avrebbe detto? Distruggete finché siete in tempo, per creare avete una vita intera, Io infatti non ho molti rimpianti, non credo nei rimpianti, ma avrei voluto giocare ad "Elite" almeno una volta, almeno vederlo. E avrei tanto voluto fare "scontri" di stampo politico, che si lo so quelli allo stadio sono più belli proprio perché fini a se stessi, ma a volte c'è bisogno di aggrapparsi a qualcosa, un motivo. E invece niente, c'è come una maledizione: quando ci sono Io tutto è pacifico, se non ci sono è guerra. Una maledizione. Qualche mese fa me ne andai da Parigi giusto un paio di giorni prima della manifestazione degli studenti, che hanno semplicemente distrutto e saccheggiato la città e forse se c'ero mi facevo pure una videocamera che è una vita che devo farmi una videocamera e invece niente, me ne torno, vabè che avevo finito i soldi, ma non è un problema, me ne rendo sempre più conto, il problema è che sono un coglione, non mi informo di niente e tornai in Italia per un motivo che mi vergogno di riportare. Lessi un articolo sul Manifesto che commentava gli scontri di Parigi e dimostrava che le vetrine sono fatte per essere distrutte. Cioè cos' altro ci stanno a fare? Per farci sentire di fottere? Se (continuo Io) metto un osso davanti al naso di un cane e poi non glie lo dò di chi è la colpa se si avventa e l'afferra? E se nell'avventarsi si porta via anche la mano, di chi è la colpa?
Due anni a Bologna e mai scontri "politici", ma non fu colpa mia, è Bologna che ormai dorme sugli allori. l'ultima volta, quando Qui Quo Qua avevano svenduto con una firma mezzo secolo di lotta sindacale a noi ci toccò Trentin, a Bologna, una delle tappe finali del "bulloni tour", l'avevano bullonato ovunque, scontri in tutte le città, vedevi in TV i celerini che manganellavano i vecchietti che non ce la facevano a scappare. Che schifo. Era un periodo abbastanza avvilente per la classe lavoratrice, davvero andava tutto a puttane, un brusco risveglio da un lungo e bel sogno, all'improvviso si sono accorti di essere soli e indifesi, c'era una vignetta sul "Resto del Carlone", un giornale satirico di Bologna dove c'era Agnelli col pugno chiuso che dice "Lo Stato borghese si abbatte, non si cambia", era davvero così la situazione, e in piazza Maggiore assistemmo anche alla novità della polizia privata dei sindacalisti, come erano lontani i tempi in cui i sindacati dovevano difendersi dalla pula, ora oltre a quella regolare avevano anche un reparto speciale a proteggerli. E chissa perché? E piazza Maggiore era stracolma, iniziai un lancio di monete verso la pula e il palco ma stavo troppo lontano e colpivo quelli della CGIL davanti, e insomma indovinate chi vengono a fermarmi, a dire di calmarmi? Gli autonomi! Si, vi giuro, i "terribili" autonomi di Bologna mi dissero di aspettare, che dopo invece...si vaffanculo, anche loro impregnati di questa cultura del pacifismo spiccio. Una psicosi collettiva. Ma adesso spiegatemi che cazzo significa andare a una manifestazione, sfilare e tornare a casa. E' mai servito a qualcosa? La storia ci insegna che tutte le conquiste sono avvenute con la violenza o una sincera minaccia di violenza (e non mi venite a fare il solito esempio di Ghandi che c'ha fatto la palla, l'eccezione che conferma la regola appunto, eccezione anche per il contesto culturale e politico). Invece noi andiamo alle manifestazioni già decisi a non fare violenza. Non ha senso. Sfilare come tante pecore con un bel po' di cani da guardia intorno, per poi tornare a casa contenti per l'alto numero di partecipanti e per i complimenti che ci fanno quelle facce di cazzo in TV, ottimo esempio di civiltà e cazzate simili. E siamo contenti così. Bravi, bravi. Beeeeella sfilata. Bò. E' vero che ho fatto delle sfilate a Bologna dove c'era la media di un cellulare ogni due persone, assurdo, sembravano cortei della polizia, solo un osservatore attento notava un gruppetto al centro che si agitava. Però quando si è in quasi centomila in una piazza, cioè allora è il momento di distruggere tutto. E invece niente, le solite cazzate, i soliti slogan e loro ce lo mettono in culo e non è una metafora e mi viene in mente ancora una volta "Il buono, il brutto e il cattivo" che così va a quota due in citazioni, quando il brutto si sta facendo il bagno in una vasca e gli appare davanti uno che vuole ucciderlo che gli punta la pistola e inizia a dire quanto ho aspettato questo momento, come sono felice, che bello vederti nella vasca e parla e parla e BANG, il brutto aveva la pistola con sè nella vasca e l'ammazza. E dice: "Quando si spara si spara non si parla". Ecco. Quando si spara si spara non si parla.
E cosa successe quella volta in Francia? Il governo fa il decreto mi sembra qualcosa riguardo la privatizzazione delle scuole, gli studenti scendono nelle strade e distruggono tutto, il governo ci sta per ripensare ma nemmeno il tempo e una settimana dopo gli studenti sono di nuovo nelle strade a ri-distruggere tutto e il governo fa- Ok, nessun problema, togliamo il decreto, non c'è problema. Ecco fatto. E cosa sarebbe successo in Italia ad esempio per lo stesso problema (che fra l'altro anche noi abbiamo)? Gli studenti fanno la sfilata come tanti pecoroni, tornano a casa, i TG elogiano la loro correttezza, il loro impegno politico, li intervistano (i più imbecilli naturalmente), dicono che è un problema da affrontare, da discutere e tutto finisce lì, tutto come prima e pietra sopra. Però hanno dimostrato grande maturità e civiltà, bravi. Ma non ho più pietà Io per voi, cavoli vostri.
E allora?
Cosa?
Perché tornasti da Parigi?
Ah. Bè, fatevi forza per ciò che sto per dire, tornai perché volevo andare a votare. (Oooooh!) Si, l'ho fatto. Le elezioni del marzo '94. Ma non era solo per votare, volevo anche vedere Blob, e l'ho visto, e anche registrato, il riassunto di due mesi perversi. Idioti, servi, burattini, cani ammaestrati, animali pronti a perdere ogni briciola di dignità, Vianello, quanto ti hanno dato, bastardo? E la realtà che come sempre supera la fantasia con Berlusconi che finite le elezioni si lamentava perché non gli avevano dato abbastanza spazio in TV. Oddio noooo! Che è successo?! Si è infilato, il biscione si è infilato nel tuo libro. Mai. Come "mai", è appena entrato, è dentro, dentro, nel bene o nel male si infila ovunque. E ora? E ora c'è un biscione nel tuo libro. Il mio libro. Una vita per farlo e lui si infila come se niente fosse. lui è l'anti- Flint. L'opposto. lui si sveglia alle 6 e Io a quell'ora mi addormento, lui adora il lavoro e Io lo odio, lui vorrebbe tutti la pensassero come lui e Io vorrei che nessuno pensasse come me, a lui piace vincere e a me piace perdere, lui è ricco e Io sono povero. E poi, diciamoci la verità, lui è brutto, perché il Berlusca luci o lampade è proprio bruttino, mentre Io sono bello. E quindi. L'opposto. Ma a questo punto, a grande richiesta, il suo inno. Per i posteri. "E forza Italia, è tempo di credere, dai forza Italia che siamo tantissimi e abbiamo tutti un fuoco dentro il cuore, un cuore grande che batte forte per te, forza Italia è con noi". Che profondità, che intensità, che mazzata che prendemmo, si cambia, si cambia e ci trovammo a rimpiangere il clan d'Andreotti. Perché si, almeno bene o male la tiravano avanti la baracca e poi avevano il senso dell'umorismo tipo mettevano Gava ministro degli Interni e ridevamo e ci si divertiva tutti assieme, era così insomma. Dopo, Giuliano Ferrara ministro è un tipo di comicità che a me, personalmente, non fa proprio ridere.
Insomma era meglio restare a Parigi o comunque fuori dall'Italia, via, me ne stavo lì, bellissime giornate di inizio primavera, c'ero già stato, ma quella volta non so perché mi piaceva tantissimo, stupenda, gironzolare col ragazzo americano, ogni giorno a cercare il metodo per mangiare al minor prezzo possibile, e alla fine, gli ultimi giorni spendevamo 3500- 4000 lire al giorno, non di più. Anche se poi solita assurdità ce ne andavamo a prendere il caffè sui campi elisei o su Rue S.Germain e spendevamo più o meno la stessa cifra solo per il caffè. Si, è un classico. Ed anche prima di Parigi, a Rotterdam, stavo con un amico americano, ancora più americano però, cominciò subito a sparare americanate, su come sapeva tutto dell'Europa, come si sentiva europeo e le solite banalità, evidentemente il trip non aveva ancora fatto effetto, così dissi aspetta, ora conterò fino a dieci e al conto di dieci tu sarai in Europa.




Due




Ora stai per entrare in Europa. Fra un po' sono in Spagna, è la prima volta che scrivo di mattina, bò, è quasi uguale. Sento una ispiegabile attrazione a buttare il capolavoro nello stretto di Gibilterra, non so perché è chissa se poi se ne va nell'Oceano o nel Mediterraneo. Ma queste sono le mie solite buffonate, cose che dico ma non avrei mai il coraggio di fare. La combriccola poi l'abbiamo ritrovata. Anzi, c'eravamo già visti nel Sahara. Come è piccolo il Sahara, cioè che pseudo- avventure ci fanno fare, Io pensavo che il tragitto era casuale, nella notte circa 3-4 ore sui cammelli, il cielo era più stellato delle stelle, sul deserto buio, che spasso insomma. Poi abbiamo cenato il pranzo del beduino che ci faceva da guida, bevuto la sua acqua, la cosa più ovvia per chi va nel deserto è portarsi l'acqua, e Io e Jim ce lo ripetevamo sempre, ricordiamoci dell'acqua, ricordiamoci, l'abbiamo ripetuto così tante volte fino a dimenticarcene, il beduino ha detto nessun problema e ci ha dato la sua, aveva un sapore strano, di notte, e alla luce del giorno vidi che era sporchissima, piena di terra. Ma anche allora la bevemmo perché il sole batteva e batteva davvero, stordiva. Ed era solo mattina presto, avevamo dormito fra le dune, poi il tempo di prendere il tè (era d'obbligo, il tè nel deserto, mi sono anche fatto fare una foto) e siamo ripartiti su quei cammelli idioti, soprattutto il mio, una faccia da beota, impassibile, non diceva niente, andava avanti e basta, contento lui. E comunque dopo nemmeno duecento metri siamo passati vicino un mega gruppo, Io pensavo i beduini, i beduini! Invece la guida c'ha detto che erano una quindicina di turisti, però siccome loro erano partiti alle 4 di mattina e noi alle 10 di mattina del giorno dopo, pensavo è impossibile sono loro. E non li abbiamo chiamati, poi stavamo tutti con cappelli e turbanti era difficile riconoscerci, ma era destino ci dovavamo rincontrare e così avvenne in una città sperduta dove il nostro pullman aveva fatto sosta e i loro taxi si erano fermati per fare benzina. Incredibile. Così sono riapparse le tre tipe canadesi, c'erano anche i ragazzi argentini ma stavano con delle ragazze spagnole. I soliti casini da comitiva. Comunque hanno lasciato i taxi e sono saliti sul pullman con noi e una anche se c'era posto a sedere si è seduta atterra affianco il mio posto, ha appoggiato la testa sulla mia gamba e ci siamo coccolati un po', scena abbastanza teatrale bisogna dire, non mi piace il teatro, di cinematografico invece c'era l'autista che aveva brillantemente trovato il modo per vincere la routine di quel lavoro così noioso e arrivava in ogni curva in frenata, girando all'ultimo momento e nel frattempo parlando con quello affianco a lui, ma il peggio era ormai passato, dovevate vedere prima, di ritorno da Zagora, su strapiombi, strada di merda e sotto l'abbisso dell'abbisso, e quel pazzo che correva, ti vedevi la strada davanti che finiva spariva vedevi il vuoto e solo allora sentivi la frenata, girata e riappariva la strada. Un pazzo. Io infatti chiesi a un ragazzo marocchino se poteva capitare che finiva giù. No, a volte, ma molto raramente. Ah, bè, allora. Adesso invece stavamo in pianura mal che andava ci schiantavamo contro qualcosa, chi se ne frega tanto meglio, e la tipa mi chiedeva se poteva salire sulle mie ginocchia, ho detto no, non esageriamo. Sessuofobia. Però ammetto che mi fece venire un'erezione, era dalla notte dei tempi che non accadeva, almeno ho visto che funziona ancora, è anche bello grosso, mi manda bestemmie da quando è nato, non è entusiasta della mia spiritualità. E' così volgarmente plebeo. Anche se adesso che batto al computer molte cose sono cambiate. Cioè, in teoria. Anch'Io sto a caccia o forse no, non l'ho capito, perché non so se conviene davvero prendersi il vizio, è una delle droghe più potenti, ne ho visti di ragazzi belli e forti ridursi ad amebe striscianti, completamente rincoglioniti perché a rota o perché non gli bastava, è capitato a molti, anzi quasi a tutti, e non è solo per questo, è tutto un casino, il rituale di corteggiamento è ipocrita, e comunque sarei goffissimo, totalmente imbranato e aggiungete che in questo momento mi trovo a Benevento, dove ci sono ragazze carine ma sono di Benevento, può sembrare un assioma ma è un punto importante, uno dei due basta e avanza e comunque fosse per me, il problema non si pone visto che qui tutti mi odiano. E c'è da navigare, navigare ancora, prima di andarsi a schiantare contro l'isola delle sirene, ma d'altra parte la vecchiaia avanza, mi sento vecchio ormai, ho bisogno anch'Io di qualcuno che mi accudisca. Capelli rossi e non di Benevento, per il resto mi accontento. Una ragazza che vidi in un locale di Praga, non so se aveva i capelli rossi perché erano completamente pittati, arancione, verde, giallo, piena di tatuaggi, le braccia erano completamente tatuate di filamenti neri che si intrecciavano, il volto zeppo di orecchini, ovunque, il labbro inferiore era praticamente metallo. Stupenda. Ho capito molte cose. Trovarsi di fronte a un sogno. Di solito le ragazze si combinano così per nascondere la bruttezza, buttano spezie sopra insomma, lei invece aveva un volto raffinatissimo, bellissimo, perfetta, ballava e lesbicava con la sua amica (bruttina), un capolavoro, non potete capire. Ed Io mi sono trovato completamente sprovveduto, come cazzo si fa, ad abbordare o cose del genere, se non avessi sempre schifato i film d'amore forse qualcosa sarei riuscito a fare invece che restare immobile, finché se ne va, il mio unico amore di cui non conosco nemmeno il nome. Ed anche sul piano sentimentale qualcosa è cambiato, c'era una tipa giapponese in casa con me a New York, solo i primi due mesi però, una pazza completa, ogni giorno mi portava un regalino, poi ogni tanto, senza nessun motivo mi mandava a fare in culo, quindi tornava con un altro regalino e diceva scusa scusa e così è andata avanti per due mesi, ha fatto il bello e il cattivo tempo, prima credevo che l'amore è una giustificazione morale di quell'atto bestiale che è il sesso, ma non è così, non del tutto, non capisco cosa può essere, una volta mi mise a torso nudo, mi legò le braccia dietro e mi costrinse a mangiare una banana, mi imboccava, come una mamma, chissà adesso dov'è, lo so che ho fatto male alle tue bracciucce quando ti ho legata troppo stretta al letto, ma era solo per amore, per amore, chissà davvero dov'è finita, ma dove sono finiti tutti, tutti quelli che ho incontrato da quando ho iniziato questa crociata per le strade, il ragazzo tunisino la prima volta che andai a Praga, nel mio ostello, un tipo assurdo e sfigatissimo, aveva vissuto sei anni in Italia, poi l'avevano cacciato e rispedito in Tunisia e lì aveva speso più di due milioni di lire per pagarsi un visto per la repubblica Ceka. Ed ora si lamentava che anche lì stavano inguaiati e comunque non c'era lavoro e a questo punto era meglio restare in Tunisia, cioè dico non ti informi per niente, spendi due milioni per finire nell'Est europeo. E piove sempre sul bagnato, cioè già stava incasinatissimo, gli restavano solo 50 dollari che comunque a Praga ci puoi campare parecchio, una notte andiamo in discoteca, una discoteca squallidissima, pedana al centro, tavolini intorno e conosciamo un ragazzo che dice di essere svizzero. E per un paio di giorni gironzoliamo con lui, finché fa cavolo mi sono dimenticato i soldi in albergo mi puoi prestare qualcosa, te la ridò subito, e Io giusto per non avere seccature, mai a pensare, dico che non ne avevo addosso, invece il tunisino fa si si te li dò io e gli dà i 50 dollari interi interi. Lui va al cambio, cambia e dopo un po' sparisce nel nulla. Un professionista. Aveva architettato tutto fin dall'inizio. A questo punto il ragazzo tunisino è incazzatissimo, non aveva più niente e per qualche giorno l'ho fatto mangiare Io, pure questa una novità assoluta Io che "campo" qualcun'altro e non viceversa non si era mai visto. Un giorno all'ostello appaiono due sbirri e al centro c'è lui, ammanettato perché gli era scaduto il visto, gli sbirri sono uguali in tutto il mondo, cioè c'è bisogno di ammanettare uno solo perché gli è scaduto il visto? Comunque i due gestori dell'ostello, due ragazzi siriani, gli risolvono anche questa situazione, ma lui ormai era sempre più avvilito, un giorno se n'è andato, disse che voleva tentare di entrare in Austria e da lì ritornare in Italia, e buona fortuna. Tutti che vogliono entrare in Italia, due ragazzi e una ragazza rumeni conosciuti a Timijoara durante uno sciopero selvaggio dei treni, lo sciopero consisteva in questo: niente più treni, al resto pensate voi, Io non sapevo come cazzo fare, si parlava di 15 giorni, per fortuna trovai questi tre ragazzi che mi aiutarono a prendere il pullman. Andammo a cambiare i soldi in un ghetto di zingari, non si può descrivere cosa c'era lì dentro, un inferno di sporcizia, una signora gridava e si rotolava per terra, bambini ovunque. Infatti questi ragazzi erano razzisti, ma nel loro caso è comprensibile, mi dicevano che la Romania è stata letteralmente invasa dagli zingari. Avevano il visto per l'Ungheria, poi stessa storia, confine a piedi con l'Austria e da lì provare a entrare in Italia, gli dissi si, non è che ci vuole molto a passare il confine a piedi, tranquilli. Chissà. Metto la quinta.


Mi dimentico spesso di avere anche la quinta. Mattina presto, un'altra nottata è finita, in un bar a bere caffè con la solita comitiva che non so da dove è sbucata, mi prendono, così, forse perché sono buffo, visto che non partecipo molto. Mi piace stare da solo in mezzo agli altri, guardarli, sentirli, ma senza immischiarmi. Fra l'altro odio parlare. Difficoltà a focalizzare la nazione dove mi trovo. Non ricordo nemeno un nome dei ragazzi intorno a me. La notte è finita. Meglio viaggiare che farsi d'eroina, cioè non lo so, credo. Cambiare scenografia e personaggi. E dialoghi. Banali lo stesso ma almeno diversi. Dove prendono i soldi i miei genitori? Ci deve essere qualcosa di losco sotto. Bò. Traffico d'armi, cose del genere. Vendita di informazioni riservate. Il vento, il cibo, il colore del cibo, il colore del mio caffè, il gusto, dove vanno le ombre di notte? E i colori? Betty della galassia Rosa spaccia colori per poco. Hai un po' di verde? Finito bello, ho un po' di viola chiaro se vuoi, vedrai è quasi lo stesso, ti farà bene. Sono a rota di colori, comprerei anche il marrone. Il mio prisma non funziona più. Lo puntavo contro le stelle e mi sparavo dentro l'arcobaleno. Ma, bò, si è rotto. "Era cominciato il sessantotto al quale sarebbe seguito di lì a poco l'autunno caldo". Terrore per le iniziazioni. Fuga da ogni tipo di iniziazione. Restare con tutte le carte in mano. Immaturità. Bianco e nero. Sensi di colpa. Sguardi. Affetto e mete. Mete da raggiungere. Slalom fra i pali d'acciaio del sentimento. Oggi mi sento bene, quasi quasi mi suicido domani. L'angolo è il posto più bello per un gatto come me. E poi devo ancora vedere New York. Vado a New York e poi muoio. E anche Monty Python alla ricerca del santo Graal. Insomma ci sono ancora molte cose da fare, su col morale! La sigla di un vecchio cartone animato giapponese. L'ho sentita più di dieci anni fa l'ultima volta. C'era un mio amico che mi voleva picchiare perché non sono mai stato a New York. Non in senso metaforico, mi voleva picchiare proprio. Poi mi picchiò qualche giorno dopo per non so quale motivo. Ma i miei amici sono così, è gente strana. Le piramidi Maya. O altro. Ed altro. Devo concentrarmi per tirare fuori il simbolo universale, il simbolo che ci porterà alla vittoria e farà comandare in santa pace. In santa pace. l'hai provato anche tu, con la lancetta che fa tic tic tic tic tic tic tic e la bandierina che si alza e si alza e tocca a te ma non riesci a pensare a nulla i nervi sono saltati sei in tilt e devi muovere tic tic tic ma la situazione è senza speranza non c'è mossa buona e senti arrivare altra gente intorno a te a guardare puntare gli occhi sulla tua mano che naviga a mezz' aria e tic tic tic tic e poi muovi quasi a caso la meno peggio e lui nemmeno il tempo e ha già mosso stac blocca l'oriologio e di nuovo tic tic tic e potresti anche abbandonare a quel punto mandare tutto a fare in culo prendere il re e sbatterlo sul tavolo ma non lo fai e continui continui a soffrire fino all'inevitabile morte. Così. Tic tic tic tic. Perché so. So che. Uno specchio. Ma non sono quello Io. Era una canzone. Zanzare anche qui. Che mi succhiano l'ultima goccia. Di sangue amaro. Le vedo sputarlo via. Ed ora non c'è più sangue. Solo alcool. Un fiammifero. Una fiammata. Ma non sono quello Io. Credo di aver fatto qualche errore di troppo in quest' ultimo millennio. Merda dalla radio. Gira e rigira la manopola. Sperando di trovare qualcosa di buono. Speranza che va oltre l'intera esistenza. Gira e rigira. Forse. Troverò qualcosa. Di decente. Alla prossima stazione. Ma per ora non andate via. Voi che non siete scappati da questo labirinto. Lo fanno, lo fanno. Anch'Io l'ho fatto qualche volta. Avevo un amico a diciotto anni lo hanno fatto fuori l'amore e la roba poteva stare ore e ore a guardare le nuvole e di notte conosceva tutte le costellazioni e pianeti mentre si fumava l'ennesima canna. Io mi sentivo così bene vicino a lui mentre tu mi parli di Beautiful o di qualche altra cazzata della larva che sei e cerchi di affascinarmi con la tua fica puzzolente. No vedi non sono gay anzi forse vorrei anche scoparti ma la mia mente mi chiede di non umiliare il suo/mio corpo. Non ci arrivi? Si, lo so che tu sei viva e anch'Io e lui non c'è più, forse hai ragione, forse è meglio rincoglionirsi con Beautiful che con la roba e me lo vedo mentre si prepara l'ultima dose, sorridendo, il taglio finale. Adesso starà gironzolando fra le costellazioni, lontano lontano mentre tu non ti dai pace perché attendi la prossima puntata di Beautiful.
E' solo una poesia, me l'ha dettata la macchina, non ho mai avuto un simile amico, forse era un amico del mio Pentium 100, che mi sta scrivendo il libro. Non per ripetere cose ovvie, ma è facile fare lo scrittore, impari qualcosina, il resto lo fa la macchina. E chi ha la macchina più potente vince. Come questa. E la tocco, l'accarezzo, sento i morbidi tasti sotto le dita, vedo le lettere accendersi sullo schermo, il tenero fruscio dell'energia, mentre continuo a toccarla, ovunque e la sento che si inumidisce, sempre più, sotto le mie dita e la penetro e le sto dentro e mi lascio andare, faccio fare tutto a lei, non devo fare assolutamente nulla, sto nella più totale passività, è lei che guida le mie dita dove più le piace. Dove vuole che la tocchi. E' il paradiso. La più bella, la più eccitante, morbida, luminosa. Io ti amo. Aspetta solo un pochino, così, così, un attimino, ecco, insieme, ancora una volta insieme amore mio, vedi, questa è la volta buona che facciamo un bambino.


Pozzi di felicità scintillano. Ma forse è solo un miraggio. Ancora un messaggio. Dice. Ragazzi questa guerra la stiamo facendo per fare o la stiamo facendo per vincere? Perché se è per vincerla loro sono i nemici, altrimenti sono alleati. E allora vincete la vostra vergogna di vincere, la vostra nobiltà d'animo. La volpe sta entrando nelle case. Capito capitano terrestre? Non vorrei aver fatto un grosso errore a metterti lì. Perché sei un capitano perfetto ma malato di allegria di naufragio. Liberati da quel virus o non potrai mai vincere. Arriverai a un punto in cui saprai esattamente come annientare gli altri. Ma non farai nulla e ti lascerai fare annientare. E tu sai che è così. E questo perché. Non odi abbastanza. Non ami e non odi e stai lì. E invece devi imparare a odiare. Gli altri. E vuoi solo un motivo per odiarli? Perché loro ti odiano. Godono dei tuoi insuccessi. Soffrono dei tuoi successi. E tu giochi anche ad accontentarli. Ma non lo fai per loro, egoista lo sei davvero, questo è ok. Ma non hai afferrato l'essenza dell'egoismo. Perdere e la morte stessa è una fregatura. Una. Fregatura. Quando morirai, fra infiniti anni, bè un istante prima capirai. Capirai cosa intendo per fregatura. Sparire. Se stesso. Tutto. La fine. Adesso ti sembrano parole affascinanti. Ma quando sarai a un passo non ti interesseranno più le "parole", invenzione recente. Allora capirai cosa intendevo oggi, nel frattempo fidati di me. Questa è una guerra per la sopravvivenza. Augurati la sopravvivenza di tutti, ma non lasciare che gli altri, perché più deboli bleffano o fingono di non competere o di amarti per le sconfitte. Cazzate. Capito? Prendi questa truppa e vai a vincere. Gli Dei sopra di te, e la truppa di anime dentro di te. Ascolta invece. Lascia stare l'attacco che avevamo preparato, ci servono reparti speciali per l'esplosione di una Supernova. E' esplosa sempre ed esploderà sempre, ma per una volta ci sarai anche tu lì, con la tua truppa, ad occupare il Buco nero che si creerà. E' un punto di passaggio fondamentale per i collegamenti extra universali. Non fa niente per l'attacco, non era nulla d'importante. Non era l'offensiva finale. Cioè, lo era se perdevate. Altrimenti vi spostavate appena un po' più avanti e così per sempre, l'Universo è tondo. Questa invece sarà una battaglia vera, vedrai, e ti divertirai, sarai lì quando fa BUUUUM!! se potessi venire anch'Io. Per le istruzioni ti invierò un messaggero. Non puoi sbagliarti, lo riconoscerai. Sul suo surf. Surf suicida su un'onda di follia. Ti consegnerà una mappa. Mappa di simboli per la Supernova. Te lo invio stesso ora. E' già lì.


Sorridi terrestre eccomi qua, doppiogiochista, triplogiochista, no? Puoi fidarti terrestre, solo surfista, solo un umile surfista al servizio del nostro ah ah capisci terrestre? Faremo surf su queste onde di spazio, vieni con me, c'è sempre tempo per la Supernova, arriveremo fin laggiù, voleremo via fino alle Muse che ci aspettano, possiamo scopare per diecimila miliardi di anni consecutivi, non c'è fretta. Poi per tornare, bè, è un po' un problema. Contro- spazio. Ma ci penseremo dopo no? La prossima onda, sai fare surf? Ti divertirai perché perché quando sei lassù allora capisci cos'è la velocità e ti senti sempre più grande, più grande più grande e lo sei fino all'infinito, sei tutto e tutti, baci l'infinito e poi rallenti, fai così, solo un bacio, non ti ci attaccare. Poi capirai. Perché vedi. Lo so che ti piacciono i colori. Un bacio e poi ti stacchi. A volte. Sai. Vorrei tanto restare così, per sempre e fare un bel Bum verso un'altra dimensione. Ma poi chi lo dice a mia moglie?
E la mappa?
C'è c'è c'è la mappa. Tranquillo. La Terra, la Terra, ci vorrei proprio andare, anche mia moglie lo dice, ci andremo quando finisce la guerra, ci andremo, è bella la Terra eh? Si, si ci voglio proprio andare, sai io ho studiato l'arte del tuo pianeta, occidentale eh? Il periodo? Eh ecco si, Barbie, i vibratori, la Bibbia, James Dean sporco di petrolio, Nibbler, ho studiato il significato di Nibbler, si si, il verbo essere, bè quello non l'ho capito però, un'invasione extra universale? Ma poi a chi lo dico in quel caso sei tu l'alieno, ah ah, mi diverte, mi diverte, terrestre brava gente, si e poi >>sta parlando del futuro<< ah si mi dimentico sempre scusa si e comunque ci vengo, ci vengo con mia moglie, tu ce l'hai una moglie? E continua a parlare e il traduttore a tradurre e penso a come sono lontano e penso come potrei starmene stretto stretto stretto al mio amore e lui continua a parlare e ora dice non ce la faremo mai cioè sai quanto ci vuole per arrivare? Sono milioni di milioni di milioni di milioni e parla e penso che finché arriviamo laggiù quanti anni? Milioni di milioni di milioni. E' tempo di partire. E non ho mai sentito la carne pulsare così tanto, mi bombarda. Una bella scopata intergalattica. Faccio una nuova Via lattea. Schizzo divino. Terrestre ci sei? Ti vedo ma ti sento ti sento come se come se dove sei adesso? L'esplosione ci sarà ti dico io l'ho vista e fa BUUUUUUUM!! Io ne ho viste molte. Tutte le esplosioni del tempo e ogni volta si è così fa BUUUUUUUUM!! E poi chi prima arriva si infila nel buco. Nel buco. Infilarsi. Ti ricordi quando eri solo uno spermatozoo e correvi? Uguale. Capisci? E dall'altra parte lo sai chi c'è? Lo sai? Non ti incuriosisci di niente terrestre. Sei stanco terrestre. Terrestre. La Terra si trova nella Via lattea vero? Si, si si, ho studiato, lo vedi che fatica terrestre? E c'è Bizzy della 8° dimensione che compra in plutonio tutto ciò che luccica. Tanti tanti spicci. Neurini. Dissoluzione. Mi capisci terrestre? Tutto ciò che luccica. Spicci tanti spicci. E i colori? Ci vende colori dell'8° dimensione fratello, non puoi immaginare cosa sono. Forse non puoi nemmeno vederli. Fino a quanti colori contate? Dico così perché so che ti piacciono i colori, eh, l'Universo è piccolo, vecchio sporcaccione, eh eh, scherzo terrestre, non te la prendere, e tutti i figli sparsi nell'Universo? Eh, ma fai bene fai bene vieni con me, fidati, esci un po' da questo spaziotempo che ti opprime, è perciò che sei depresso, vieni un po' con me, è facile, sali sul surf ed è fatta. Vedi? Adesso ti divertirai, ti porto un po' in giro, ti diverti eh? Allora adesso guarda, lo vedi quel granchietto laggiù che gira su se stesso? Sai cos'è? E' la tua galassia, quella è la Via lattea, ma adesso saliamo più su, fuori, eccoci qui, pulsano intorno a noi infiniti universi, come cuori, vedi? Pulsano. Pum Pum Pum Pum. Ed ancora e ancora. Vedi la curva di iperluce che si schianta sul muro di idee e fa vibrare gli universi al suo passaggio? L'hai sentita anche tu la vibrazione, no? Vedi, se osservi bene, se puoi tornare indietro di qualche tuo- secondo ti accorgi che non c'è stato nessun impatto. Riesci a vedere? Guarda la linea di iperluce che si schianta sul muro di idee, si, ma non lo sfiora nemmeno. Perché? Perché si trovano in due dimensioni differenti, incomunicabili, escluso che per l'esplosione che hai visto e per le vibrazioni. Quindi. Un collegamento c'è. Ed è questo che stiamo cercando di capire, perché c'è l'esplosione? Perché le vibrazioni? Un collegamento fra le due dimensioni quindi c'è, bisogna solo capire di cosa si tratta, ed è su questo che stiamo puntando tutte le nostre energie, lavoro e lavoro e lavoro ma se c'è una soluzione alla nostra portata la becchiamo di sicuro e la guerra è bella e vinta. Si lo so che stai pensando che l'hai sentita e risentita questa -guerra è vinta e forse hai ragione, cosa dici? Paura? Non ti sento.
Ho perso i contatti col surfista, non c'è nulla intorno a me, nulla. Ho paura. Ho paura. Sento una voce. Forse. Ora un po' più forte. Dice no, nessun problema è che non puoi allontanarti più di tanto, torniamocene terrestre, non voglio avere sulla coscienza un'altra vittima della follia, vieni, scusami per lo spavento ma non c'era problema credimi, anzi adesso sai che facciamo, ci conosciamo da poco ma ti considero già un grande amico, sai che facciamo, guarda qui, prendi, questo è il meglio cui puoi sperare, questa è eroina spaziale purissima, la raffinano con una sostanza che viene dalla galassia della tripla spirale più polvere di stelle, idrogeno puro non contaminato, prendi pure terrestre, rilassati. Rilassati. Lascia fare a me. Ti sta entrando? Non pensare a niente quando senti che entra. Ok. A te la parola terrestre. Vedi. Senti. Il profumo dell'abbisso. L'eco di un Big Bang. L'eco. un'onda che si infrange eternamente. E i suoni di tutti i tempi. La luce delle stelle è ancora più accesa ora. E sembrano pulsare, pulsare tutte. Come gli universi poco fa. E come tutti i cuori viventi. Ora le vedo tutte, tutte le stelle che. Brillano. Cicale. Sempre più grandi, sempre più luce, sono in una palla quadrimensionale di luce. Fa caldo. Fa troppo caldo. L'energia. Su di me. Ora so. Che tutto ha un senso. E tutta la Storia e anche la mia Storia hanno avuto un senso ben preciso, quello di convergere qui, in questi punti, in questi momenti. Per concludere. Potrei davvero farlo esplodere ora. E' parte di me. Sono tutto ciò che c'è. Ed ora so perché è nato, cresciuto, perché c'è la guerra, perché sono partito, perché sono nato. Per essere qui ora ad assorbire tutta l'energia esistente, tutta per me, un regalo degli Dei. Che mi sorridono. Dentro di me. Ed oltre. Sono un loro strumento di piacere. E s'infuoca la mia Anima d'eternità. Terrestre ma che stai dicendo? Stai zitto. Ora so. Che qualcuno. Ha staccato la presa. Mentre intanto. Spezzano il cordone ombelicale a un bambino. Che ha freddo e paura. E quel bambino sono Io. E il suo grido ha navigato e navigato fin qui, per ritornare da me ed esplodere in un unico grido. Cosmico. Di tutti i nati. Che si spegne. Nella serenità della morte. Terrestre stai delirando, tutto bene? Tutto bene surfista. Vedi. Il problema è come morire non come essere immortali. Perché Io le sento le voci di quelli che pensiamo morti e che morti non sono. E poi? E poi ancora? Fino a quando? Sono stanco. E questa idea di immortalità mi angoscia. Capisci? Sono stanco, fa freddo, voglio andarmene, sparire, pluf e Flint non c'è più, non è più da nessuna parte, nessuna dimensione, nessun pensiero, nessuna idea, nessuna immagine. E vi saluto. Perché fa freddo. Le stelle sono ghiaccioli argentati che mi trapassano la spina dorsale. E sto immobile, immobile a godermi questo bel ghiaccio d'indifferenza cosmica. Perché tutti mi odiano? Perché? Perché dopo anni e anni e anni e giri e giri e ancora giri mi trovo vecchio e stanco senza aver mai trovato un'anima che non mi disprezzasse con tutta se stessa, o ignorasse, o facesse qualunque altra cosa che non sia provare un minimo piacere nello starmi accanto? Sono in una palla quadrimensionale di ghiaccio. E sono così stanco ibernato e triste che non farò nulla e poi nulla per uscirne. Resterò così, mi lascerò morire, piano piano, è il modo più bello e via via senti che il tuo corpo va sparendo, e i tuoi pensieri rallentano, solo allora provi una piccola briciola di consolazione, nel sentire che sta finendo, nel non sentire più nulla, nulla, nulla, piano piano, non sentire più. Terrestre sicuro stai bene? Si, no, non lo so. Mi chiamo Flint, comunque, non "terrestre". Flint credo stai avendo un down pesantissimo, ti serve aiuto? Aiuto? Aiuto. Tanto. Uguale. Prendi. Lasciami. Prendi. Non muoverti, lascia fare a me. Ecco fatto. Ora dormirai un po'. E quando ti sveglierai sarà tutto a posto. Non preoccuparti per la tua truppa, non c'è fretta, qui non succede mai nulla, mai nulla e se succede avviene così lentamente che avresti il tempo di svegliarti e riaddormentarti mille volte. Dormi. Sogna. Sei stanco. Non me l'avevi detto. Non si prende quella roba quando si è stanchi mio bel terrestre. Non pensare alla truppa. Non pensare più a niente. Ti sveglierò io. Io. Io. Io... e la sua voce sparisce e sogno sogno di stare in un letto a dormire e sognare sognare un letto e dormire in un letto. A dormire.


Me ne stavo in santa pace sulla mia corsia preferenziale quando un vecchio ed umile pedone pazzo incomincia ad attraversare che ok, stava sulle strisce e quindi in quel senso aveva ragione, però ok nessun problema, ho accellerato ancora per precederlo e lui è come impazzito, di sicuro non vedeva bene, ha cominciato a correre ed Io ormai non potevo più frenare ed ho accellerato ancora e lui correva verso sinistra e Io sterzavo verso sinistra e BAM!! l'ho preso, cioè lui ha preso me, in pratica mi ha investito lui, una botta fortissima, è rotolato tutt' intorno, poi ho guardato nello specchietto e c'era lui a terra nel mezzo della strada. E non è una cosa bella. Sono sceso, un casino, mi dicevano che ero un assassino. Poi il vecchio si è alzato e miracolo non si era fatto niente, si era solo rotto l'orologio, un miracolo, un miracolo perché la macchina si è anche ammaccata e Io infatti gli dissi che volevo portarlo all'ospedale per accertamenti ma lui fece vai via, vai via, in maniera sprezzante e se ne andò e la gente attorno anche e rimase il classico solito sbirro in pensione che diceva no no, non finisce qui e prese il numero di targa, poi non ha fatto nulla.
E così, come inguaiare la gente, cioè quel pazzo mi faceva togliere la patente, perché voi avete letto come è andata e capite che non ho colpa, ma vallo a spiegare agli sbirri che stavo sulla corsia preferenziale a quasi 100 all'ora ed ho investito uno sulle strisce pedonali, vallo a spiegare che non ne ho colpa. E' strana la vita. E comunque niente, il vecchio andò via e tutto a posto. Non so quanti punti valeva.


Io spiego: questa mia macchina. Tu pedone.




Uno




Ed ora sono solo. Anche Jim se n'è andato, sto a Siviglia, il TG ha detto che erano anni che non c'era un caldo come in questi giorni e l'Africa al confronto era un frigorifero e sto chiuso nel bungalow con il ventilatore al massimo, sul letto e mi riposo e fra un po' me ne torno in Italia perché c'è Italia- Spagna al mondiale e non ho nessuna intenzione di farmi linciare. Abbiamo battuto la Nigeria grazie a un gol all'ultimo minuto, è troppo bello il gol al 90°, è sempre un orgasmo. E niente, quei bastardi della Iberia, la compagnia aerea spagnola, dicono che devo pagare 75 dollari per farmi anticipare il volo, cioè non si era mai visto che fanno pagare per anticipare un volo. Compagnia di merda. E Io vi metto nel libro. Alè. Tutti nel libro. Vaffanculo. Pascalucci, nel libro. Vendetta tremenda vendetta. Adesso vi racconto di Pascalucci, un essere che ha un ristorante vicino Benevento, piccolo, brutto, ignorante, un grezzissimo cafone arricchito, patetico senza dignità. Non riesco a descrivere quanto mi fa schifo, e non fa nulla se fino ad ora le ho più prese che date, continuerò ad andare lì e distruggergli più che posso quella schifezza di ristorante. E tutto cominciò per un cazzo di specchio che ruppi lì, e da allora non si dà più pace, lo specchio, lo specchio, se lo sogna anche la notte, se gli uccidevo la moglie si incazzava meno, davvero, e invano tentai di fargli capire che si, ok, ma era uno specchio, solo uno schifosissimo specchio. Niente. E da allora cominciò la faida che toccò il culmine con la mitica rissa con i buttafuori in cui, devo ammetere, i miei amici si lanciarono in mio aiuto, fino all'ultima volta, ad una festa, dove non ebbi nemmeno il tempo di iniziare l'opera di distruzione che i buttafuori mi avevano già preso e portato da Pascalucci, che iniziò a frugarmi le tasche, non trovava niente e diceva mi fai schifo, sei un pezzente, a me mi fanno schifo i pezzenti, belle frasi davvero, eccole qui, a me invece non piacciono i grezzissimi figli di troia che hanno un ristorante vicino Benevento e sono alti meno del mio cazzo (vabè questo è facile). Mentre riesco a scampare miracolosamente alle mazzate e darmi alla macchia nella campagna lì vicino e mentre alcuni miei amici concludevano l'opera e facevano danni sul serio, riuscirono a scassargli anche le tazze dei cessi e sempre- intanto un altro mio amico andandosene da quella festa si accappottava con la macchina, si accappottava proprio, nel senso che non so come riuscì a far ribaltare la macchina su se stessa e finire a testa in giù, ammaccò solo il tetto. Ma questo è un altro tipo assurdo, si narra che telefonò al padre e fece -papà papà, premesso che non è successo niente, si è solo ammaccato un po' il tettuccio della macchina. E il padre dall'altra parte, gridando, -Ma come cazzo si fa ad ammaccare il tettuccio di una macchina!?


Adesso una notizia seria. La penna nera se n'è andata. No, non è successo qui. Stavo disegnando quando è avvenuto. Ma ne conserverò i resti. Quindi, forza penna rossa, ora sei l'unica su cui posso contare. Dunque. La prossima tappa. C'è da decidere la prossima tappa del Flint- tour. Probabilmente Ios, anzi quasi sicuramente, un'isola della Grecia dove sono già stato un paio d'anni fa. Iniziò perché un mio amico mi raccontò di quest' isola, di scontri fra inglesi, greci e italiani, morti, feriti raccolti sulla spiaggia ad attendere la nave del giorno dopo perché lì non c'era nemmeno l'ospedale. E doveva essere successo davvero perché la stessa voce era giunta al mio compagno di stanza di Bologna, così decidemmo di andare e si, ci furono risse e altro, ma sempre nell'ordinario e solo tre morti (uno fra l'altro non c'entra perché fu investito dal bus). Così quando tornai mi lamentai col mio amico che mi aveva raccontato di tutti quei morti e da allora mi sfotte ossessivamente e dice -che vuoi fare Flint, quello va a annate, ci sono annate buone con decine di morti e annate cattive con solo tre. Ma mi fraintese, come sempre, non è che me ne frega del numero di morti, però così, è indice del casino di un posto.
Il posto più bello su quest' isola è un pub dove c'è un'amaca. E' come un buco semibuio e in fondo c'è l'amaca, ti sdrai sopra, ti prendi il cocktail e stai lì, senti la musica, stai bene.
Una volta che come sempre stavo lì, se ne andò la luce. Così accendemmo le candele e sentivamo la musica con un radiolone a pile. E in questa atmosfera appare Cristian F. o molto probabilmente una che diceva di essere Cristian F. così balliamo un po' assieme, al lume di candela, Io stavo esaltatissimo, andai dalla barista, una ragazza anche lei di Berlino, mitica, che disse si, può anche essere che sia davvero lei, ma non c'è assolutamente nessun motivo di esaltarsi perché Cristiana aveva un cervello da gallina e il libro glie l'avevano scritto altri. Io dicevo che non c'entra, non c'entra proprio, perché lei è un simbolo, il simbolo di una generazione sfigata quasi quanto la nostra.
Insomma andrò lì, insomma ci sono andato, ed anche in altre isole intorno, ma Ios è la più bella, la gente, stavo in una comitiva di greci, perfettamente mimetizzato, ogni tanto sentivo gli italiani, precisamente i romani, erano sempre loro, che mi commentavano, aò guarda a quello che capelli, cose così. Stavo senza soldi, quei pochi che avevo erano scesi dal cielo, a casa non mi avevano dato nulla, ho lavorato anche come buttadentro, un giorno, appena il tempo di sverginarmi insomma. Ma un giorno basta e avanza, " il lavoro mi perseguita ma io vado più veloce". Un poster, in una cornetteria di Benevento. C'è Lupo Alberto bellissimo abbronzatissimo che fa surf su una splendida spiaggia assolata e cavalcando l'onda dice appunto: il lavoro mi perseguita ma io vado più veloce. Ho pensato meglio tagliare sul mangiare e sul dormire, ho lasciato la canadese che mi ero affittato e dormivo per terra, così pagavo solo 3000 lire al giorno, anche altri lo facevano ma erano più attrezzati, sacco a pelo e cose del genere, Io niente, un ragazzo mi regalò un materassino e stavo così. Le mosche mi mangiavano. A mezzogiorno dovevo alzarmi perché il sole era perpendicolare ai miei occhi. E sono stato così per più di un mese, ma sono stato bene, ogni notte fra ragazzi e ragazze di tutto il mondo, sempre diversi. Speciali, come me.
A dire tutta la verità non stavo completamente senza soldi. E' che non volevo cambiare la banconota da 500 miliardi, anzi 500000000000 (11zeri) di dinari, cambiata con uno jugoslavo per 5000 lire. Il mio programma è questo: attendere la fine della guerra, la riunificazione, la ripresa del dinaro, quindi andare in Jugoslavia e, sventolando la mia banconota fra le dita, comprarmela.


La verità amico terrestre è che siamo tutti attori inconsapevoli di una mega candid- camera divina.
Lo so, l'ho sempre saputo, è solo una stupida candid camera, da un momento all'altro usciranno e diranno sorridete. Sorridete. Ma non lo vedete che è atroce? Insomma può bastare no? l'ho capito che è solo uno scherzo. Non mi piace essere una cavia. Allora? Ok, continuate, bravi. Tanto lo so. Vivere. Sopra-vivere. Andare avanti e avanti coi proiettili che ci fischiano intorno. E le bombe. Semiscampato alla selezione naturale della TV, fin da adolescenti merda su merda su merda che cerca di entrarti nel cervello. Per i bambini hanno ancora un po' di pietà, con dei cartoni animati non del tutto infami, anche esteticamente, un po' schizzati bisogna dire, ma è salutare, tempi nuovi e generazioni di schizzati. In compenso per torturarli c'è sempre la scuola, quell'altra vergognosa istituzione che un giorno e spero presto verrà ricordata per quello che è, barbaria sadica, prendere i bambini che hanno fisiologicamente bisogno di muoversi e farli restare fermi, seduti, chiusi in un'aula per cinque ore consecutive, così, ogni giorno. Non vedete che non vogliono andarci? E vedi se mi devo mettere proprio Io a difendere i bambini, chi l'avrebbe detto. Che sono anche bruttissimi. Ma è perché Io ora voglio sapere chi paga, chi paga per tutte le mattine che mi sono dovuto alzare, nel pieno del sonno, controvoglia, andare a scuola, seduto, coi professori che gridano, i compagni che rompono le palle, il tempo che non passa, e ancora e ancora, 5 ore al giorno per 13 anni, provocando danni morali e mentali irreversibili che il lettore può facilmente constatare. E chi paga ora? Pagare, pagare. Per l'infanzia di merda che mi avete fatto passare. E comunque nel frattempo si potrebbe almeno cominciare a togliere quell'altra vergognosa infamia che sono i voti e i i giudizi e che succede adesso, perché faccio fatica a scrivere (nel senso che faccio fatica a scrivere). La penna rossa. Temo sia finita. Grazie Flint. No, grazie a te splendida penna rossa. Grazie per sempre. Potrò scrivere nell'aldilà? Certo, scriverai per Dio. Io io. No, basta così, non ti sforzare, non voglio vederti soffrire. Ti bacio. Addio.
Allora ho pensato di prenderne al volo al volo una blu. Che ha tutto il vigore giovanile. Ma chissà se riuscirà a reggere il paragone con le altre due. Senti vaffanculo Flint, tu, il tuo libro, le tue vecchie penne, non mi piaci, vedi dove dovevo finire. Un mio amico capitò fra le mani di una mega figa che l'usava anche per tirarsi i ditalini e io finisco da questo essere brutto e peloso. Oooooooh?! E che è?! La rivolta degli schiavi? Con quel colore bluastro. Temo di aver fatto un grosso errore a prenderti. Invece di ringraziare la fortuna per essere capitata nelle mani del più grande scrittore italiano. Non mi piace l'Italia. Ma vaffanculo spagnolo di merda, vi facciamo il culo sabato, vi facciamo il culo [[-stanno parlando della partita. N.d.De Caro-]] Merda siete e merda siete e merda resterete. Basta. Zitta e scrivi. No davvero, abbiamo scherzato da adesso fai la penna seria. Allora. I voti, i giudizi, i bambini, l'infanzia che mi hanno fatto passare. E chissà se è stato proprio grazie all'infanzia di merda che ho passato. O grazie alla mia apatia sessuale. O perché il mio cervello si mette in moto di notte e sta spento di giorno. Chissà insomma se c'è un motivo specifico che mi ha regalato la mia indubbia unicità, vorrei anche dire genialità ma poi il "coro" comincia a lamentarsi e perdiamo tempo si si ok, non l'ho messa. Flint, scrivi o fai qualcosa di geniale e puoi definirti un genio, tutto qui. Ok, non l'ho messa, va bene, insomma dico, bò, non so, Io, la mia mente, il mio corpo, il mio misero corpo che regge una mente così grande e da un momento all'altro -tac la può spegnere. Chissà come si sentono i plurimiliardari di fronte alla morte, dove la loro ideologia capitalista va in tilt e dicono no, non è possibile, non può essere perché ho miliardi e miliardi e miliardi posso comprare tutto, corrompere tutti, non può venire questa entità e togliermi tutto, così. E invece capita proprio, a volte. Flint, t'immagini il libro viene pubblicato, lo criticano e scrivono "ha confezionato un buon prodotto". Si, dopo gli confeziono il culo! Flint! Ti lasci andare a frasi che non sono da te, non ti riconosco. No, ok, è vero, accetto la critica, perché no, ha confezionato un buon prodotto. Non nego che sto buttando dentro gli avanzi, quello che rimane, pezzetti vari del manoscritto, è un "votta a finisc" ormai, sta finendo, sta finendo proprio, come disse Caponnetto: "E' finito tutto". Basta. Un po' di professionalità.


Ci si illude ancora. La macchina del tempo, l'ultima rivoluzione. Se prima non ci elimina il super virus che stiamo faticosamente creando. I virus dei computer, intendo, sempre più perfetti, che già adesso è un problema puramente filosofico se considerarli forme viventi o meno. E così. Avevamo immaginato viaggi interstellari e invece resteremo sempre più nella nostra stanzetta per viaggiare. E avevamo immaginato invasioni aliene da altri pianeti ed invece l'alieno ce lo stiamo creando nel nostro mondo, nella rete, che è ormai il nostro mondo. Complimenti all'uomo- dio che ha creato un nuovo tipo di vita. E passiamo ad altro. Sulla highway interstellare. C'è un cartello. Dice. Stiamo provvedendo alla creazione di un nuovo universo, per favore abbiamo bisogno del vostro aiutoooooooooo. E il grido rimbomba eternamente fra le barriere del tempo. Aiutooooooo. E c'è una mega scritta oltre il filo spinato. Una scritta che attraversa tutta quest' area. Dice. Bevete Coca Cola. Anche qui. Il panico si è impossessato della truppa. Forse ci stiamo allontanado troppo. E allora, qual è il problema? Sto mentendo, anch'Io ho paura. Solo Bizzy sembra tranquillo, si è arrampicato sulla vetrata principale, ride e non vuole più scendere. Don't walk\ walk\ don't walk\ walk. One way. Mica hai qualche spiccio? Disturbi di trasmissione. Onde non invitate. Per favore. Stiamo lavorando. Ritmo. Bizzy. Non scende. Tanto più che ha incontrato un'aliena della 32esima. Riesce a scopare anche attraverso il vetro. Aliena minorenne. Problemi legali d'invidia. Cioè o ce la facciamo tutti o vai in galera, no? Si, sempre se scende da lassù. Cool. Volume al massimo (velocità volevo dire). Temino: L'ignoranza degli americani. Svolgimento: una volta mi trovavo a Los Angeles ad una festa. I miei amici se ne erano andati ed ero l'unico bianco rimasto. Ma questo non è importante, semmai diciamo che ero l'unico non- americano rimasto. Giochiamo ad una spece di Trivial, un po' diverso perché bisogna dare quante più risposte possibili. A stento capisco l'inglese. Vinco. Fine. P.S. Prima domanda: i nomi dei leader russi del XX secolo. Facce allibite. Niente. Nemmeno Stalin, Gorbaciov, niente. Io, come ogni persona di media cultura nel mondo intorno agli USA dico i leader in ordine di successione. Facce allibite. Dicono che ho imbrogliato.
E frattanto vi siete persi il mitico incontro Capitan Flint- Capitan Harolck (non so se si scrive così). Abbiamo incrociato il suo vascello, non ci siamo fermati, appena uno sguardo, un brivido, e ognuno per la sua strada, ognuno con la propria bandiera pirata. Due belle ragazze lesbiche, al Limelight. Mi hanno portato nel loro appartamento sulla 6° perché avevo una macchina fotografica, un palazzo di lusso con portiere, lei aveva un letto da 10.000 dollari. Non male. Io dovevo far loro foto erotiche e poi lasciargli il rullino. Piste di coca. Io prima di prenderla ho detto ragazze guardate che non ho soldi, sai magari erano puttane (cioè forse lo sono) e alla fine mi presentavano il conto con un paio di bestioni alla porta. Una era bella, 29 anni, l'altra 24 anni, meno, ma almeno ragionava, cioè quella di 29 anni era in tilt completo, paranoia, parlava velocissimo, dicevo guarda non riesco proprio a capirti se parli così veloce e lei si si, un paio di parole normali e poi ripartiva, con tutta la coca che le mangiava quello che le era rimasto del cervello. Forse poteva andare diversamente. Infatti fra fruste, vibratori di ogni tipo e cose del genere mi mostrò una sua pagella di non so quando e mi faceva vedere i suoi giudizi, i commenti che elogiavano la sua personalità e intelligenza. E adesso era in tilt in mezzo a 10 milioni di newyorchesi. New York è così, l'ho capito subito, distraiti un attimo, spezza il filo coi tuoi amici e ti inghiotte. Ed infatti era sinceramente incredula quando non ho voluto i soldi per le foto, diceva ma perché? Cioè cavolo siamo amici, mi hai offerto birra, coca, abbiamo giocato un po' a schiavo e padrona, no? Soldi. Adesso staranno incazzatissime perché quasi sicuramente le foto non sono uscite. Avevo comprato un flesh e lo usavo per la prima volta e bò, qualcosa non ha funzionato, cioè due rullini al Limelight, niente. Bò. Di sicuro anche il loro. Se mi telefonano dico che è impossibile, avrà sbagliato quello dove sono andate a svilupparlo. E comunque ragazzi, davvero, ripeto ancora non fatevi fottere da questa cultura vampira che pubblicizza coca e roba e cose del genere (parlo della vera cultura intorno). Cantanti, artisti, coglioni vari (e tutti miliardari) che pubblicizzano involontariamente queste schifezze e fanno il gioco dei boss tripponi, cioè la reazione della reazione. Io era anni che non la prendevo ed è sempre lo stesso, dura 20 minuti, non di più. E poi parte un down che ti prende tutta una giornata, anche dopo aver dormito. E perché poi? Perché state male? E allora sappiate che il rimedio è infinitamente peggiore del male. Perché va di moda? Insomma è una questione puramente economica, è un lusso che non ci possiamo permettere, lusso anche cretino visto che è indubbio che alla lunga porta paranoia e tristezza. Le droghe leggere vanno bene. Quelle medie come l'ecstasy anche, senza abusarne. Fra le pesanti l'LSD, con moderazione, non più di due volte al mese (è già moltissimo), stando molto attenti nel cavalcarlo e tenendo presente che porta a forti cambiamenti nella personalità. Ma il resto, e mi riferisco soprattutto a eroina e cocaina e i loro derivati o cocktail è merda, immondizia, e il motivo è semplicissimo: DIPENDENZA. Tutto qui. Ecco. Avete finalmente assistito ad una campagna anti- droga.


La linea di fuoco forma una geodetica che si perde all'orizzonte e sembra dirci -Ma vieni! Venite pure, vi aspettiamo. Non sembra fare molto caldo laggiù. Ma dove siamo? Sulla spina dorsale dell'universo. Lontani da voi, amici miei. Ti ricordi di me? Trafficanti di neuroni arricchiti. E trafficanti d'arte. Babilonia telepatica. Mega party selvaggio mentre la porta del tempo si apre e si chiude. Chiudete quella porta per favore. Chi si rivede. Cosa hai fatto in quest' ultima vita? I suoi capelli mi avvolgono, non posso fuggire, uscire. Da questa gabbia di numeri e lettere. Dice: me ne hai dette di bugie ultimamente! E riecco il surfista, non poteva perdersi la festa. Look alternativo. Viene da me.
- Vengo appena appena dalla tua citta, ero curioso.
- Dalla Via lattea?
- No, proprio la tua città, come si chiama, Benevento?
- Sei stato a Benevento?!
- Si, si, ero curioso, ero curioso. Senti terrestre, fattelo dire da uno che ha girato abbastanza, sono andato su e giù per le galassie e oltre, ho visto tutto e il contrario di tutto, ma credimi, tanti coglioni assemblati tutti assieme in un così piccolo punto non l'avevo mai visto, è incredibile, incredibile, credimi terrestre, credimi.
- Ti credo surfista, ti credo proprio, stai tranquillo.
- E come è potuto accadere? Incredibile, incredibile quanti misteri nascondono ancora le nostre fisiche, dico come può essere, in un solo punto, tanta tanta tanta coglionaggine, ascolta terrestre la mia teoria è questa, secondo me è avvenuto che hai assorbito tu tutta l'intelligenza che si sarebbe dovuta dividere per 60000 persone, può essere?
- No, non dire così (arrossisco)
- No, non era un complimento, sarà successo così, ma ora dico, tutta lì, concentrata, e se esplode? C'è il rischio che esplode secondo te?
- C'è, c'è. Il rischio c'è eccome.
- Altro che supernova eh terrestre? Terrestre non ridi terrestre? Altro che supernova ah ah, io vado, io vado, tanto poi torno, hai visto Pollo?
Si, prima era qui. Tutti a cercare Pollo. A un concerto. A un certo punto il chitarrista impazzisce e comincia a dare chitarrate in testa al pubblico. Carriera finita. Era impazzito male. Non si fa. La chitarra si sbatte a terra. E i calci si danno alle casse. Questa è la maniera giusta d'impazzire, quella per arrivare al successo. Così. Lotteria astrale. I cavalli. Anche qui. E fanno quasi più schifo dei nostri. Mi ricordo quella specie di asini su cui puntavamo i soldi. C'era un mio amico che studiava la situazione e sceglieva. Io faccio qual è qual è, lui scruta lo schermo e indica orgoglioso il nostro cavallo. Il quale in quello stesso istante comincia a rotolarsi per terra, non so perché, stava zampe all'aria a rotolarsi, il mio amico voleva cambiare la scommessa, Io lo fermo, mai, mai, e poi potrebbe essere un bluff, tutti vanno a cambiare la giocata e vince. Lui non era molto convinto. Ed infatti nemmeno partono che rompe e si rimette a rotolarsi per terra. Comunque. Dicevo. La lotteria astrale. Punto a caso sui "cavalli" numero 9 e 8, accoppiata da tre monete. Arriva prima il nove, poi l'otto. Poi lo schermo si oscura e si riaccende e il nove è vincente per 575. Figuriamoci l'accoppiata. Ora sembra che il 9 è primo ma il secondo è il 12. Non c'è più nessuno, tutti in rotta verso i propri pianeti. Io resto. Non capisco se devo incassare. Guardo ancora lo schermo: ora dice che è primo il 5, secondo 8. Guardo il mio biglietto e anche lì: 5 e 8. Ma non c'è nessuno. Allora faccio da solo, infilo il biglietto nella macchina e da lì escono fuori fogli in tutte le lingue, giapponese, italiano, linguaggi sconosciuti che mi dicono: complimenti, hai vinto. Ma solo 250 dollari. Mi accontento. Devo andare domani a prelevarli.




Zero




Ho visto un film indipendente stanotte in un locale appena affianco al CBGB e c'era uno senza cazzo, solo le palle, diceva che si era stancato e se l'era staccato e ora aveva molti più orgasmi al giorno (non ho capito come) e la ripresa era sempre su questo non- cazzo, c'era come un buco, minuti e minuti mentre si sentiva la voce rauca di questo pazzo. Poi c'era una tipa che tagliava un tipo, poi un tipo totalmente tatuato, anche in faccia che mangiava vermi nel fango (vabè era la parte soft), poi oddio no c'era questo cazzo completamente pieno di anelli, le palle soprattutto ma anche sulla capocchia, faceva vedere i buchi che aveva sulla capocchia, gigantissimi, incredibile se non si vede, quindi si è infilato un anellone gigante di quelli doppissimi, in uno di questi buchi sulla capocchia e diceva che scopava pure con sua moglie così. Cose così insomma, si è anche infilato uno spillone nel buco centrale (quello naturale) giù, in profondità. Cose così, mentre noi continuiamo ad avanzare ed avanzare. Nevicava, nevicava, nevicava. E ancora. Condizioni di sopravvivenza inesistenti. E la logica con cui siamo cresciuti è solo un ricordo. Sopravvivere. Avanzare. Con un atomo di idrogeno al chilometro. Eppure. Si, mi lamento, ma a dire il vero riesco a respirare più qui che lì. Qui c'è spazio. Mentre laggiù non c'è nemmeno lo spazio vitale. Non un istante di silenzio. Entrano ed escono dalla mia stanza. In qualche camera c'è sempre accesa una televisione che vomita risate e grida eccitate di qualche puttana. Puttane d'immagine. Laggiù passo la giornata ad elaborare merda che mi invade uno o più sensi. E per fortuna che soffro d'insonnia. Cioè più che altro ho gli orari spostati. Ho abolito la mattina. La notte sto bene. Sia che sto a letto immobile sia che vago per la casa, è diverso insomma. C'è silenzio. C'è buio. Non c'è nessuno. Come qui. Nessuno. Io e la mia truppa. Non i nemici, non il plotone alleato che avremmo dovuto incontrare. Dov'è la nostra casa? E ora? C'è qualcuno nella nostra testa. L'unità centrale -Io- se ne va a farsi fottere, lampeggia. Intermittenza. Schizofrenia che avanza. E siamo appena appena all'entrata del tunnel. Con la forza di gravità che cerca di disintegrarti in miliardi di idee diverse. Ed è solo la forza più debole. Sprofondiamo. Giù nel tunnel. Mappa di simboli. Ultimi messaggi di incoraggiamento prima di perdere i contatti. Dicono. Ricordatevi chi siete mentre sprofondate, ne ho visti e rivisti di -Io- belli forti e sicuri sgretolarsi in mille pezzettini, così, puf! Rafforzate il vostro -Io- resistete all'impatto. Ricordate che siete il meglio del meglio del meglio. So già che uscirete da lì, ma c'era bisogno anche di questo discorso. E di cos' altro? Una bella barriera anti- follia per i più giovani. He! Ne abbiamo fatta di strada. Per arrivare in finale. Mille miliardi di spettatori. E che esagerazione! Non è buio come pensavo. Più che altro è su e giù su e giù. l'happy hour. Tanto c'è tempo. Bum Bum. Uovo sbattuto. Frittata. Ma non è proprio luce è come...ti ricordi quando...c'era una canzone, era qualcosa come. No. Balliamo. Rimbalziamo. Ma non stiamo rallentando. Accelleriamo ancora. Fusione. Tanti piccoli Flint. Grida, calci. No. No.No. No. No. No. Rimbalziamo. Trattenere il respiro. Urlare. Urlare, velocità. Velocità. Velocità. SCOPPIO. C'è chi passa, come me, chi non passa e si sgretola e svanisce anche dai nostri ricordi. Giù in frenata ora. Rallentiamo, rallentiamo, rallentiamo. Quasi fermi. Meno di un millimetro per essere fuori dal tunnel. Forse fermi. Meno di un miliardesimo di millimetro per uscire da qui. Meno di niente. Ora, o usciremo o saremo risucchiati all'interno, per rimbalzare fra l'entrata e l'uscita, perdendo sempre più forza, fino a fonderci nel centro. E restare lì, per sempre. Non male. C'è da attendere. Fa che non siamo fermi.


I primi che mi passano per la mente, chi prima arriva entra, Pulp fiction, Blade runner, The dark side of moon, Ghosts' n goblins, Duchamp, il mio quartiermastro Long John Silver, Fegato fegato spappolato live, Stirner, tutte le pubblicità della Levi's. Ed altro e altro. Fuori orario di Scorsese. E la My way di Sid Vicious. Tutto entra nel mio libro, basta volerlo. Solo la "frase mancante" proprio non è voluta entrare e a dir la verità non me ne frega proprio perché sto scazzatissimo e voglio solo finire e poi tutta questa stronzata dell'ispirazione, andate a farvi fottere. Non accetti la sconfitta, come sempre. Silenzio. La frase mancante è...eh, sentiamo, e un momento che cavolo, tu hai avuto tempo tutto il tuo sporco libro per pensarla, a cosa vuoi che ti serva un altro momento. Wendy. Aiuto. No, riprendiamo. Allora, hai scazzato, ammettilo, con questa stronzata della frase mancante ti sei messo in un vicolo cieco, ammettilo e ti perdoniamo. Sentite. Andate a fare in culo- tutti- quanti- mi avete rotto le palle- voi- e...vaffanculo insomma. Se proprio volete una frase mancante prendete questa e ficcatevela e non mi fate cadere anche a me nella volgarità. Anche tu. L'artista. L'artista, il cazzo. Sei sceso nella volgarità più subdola, tu non sei un essere umano, sei una belva. Una bestia, ecco cosa sei. Vi sta piacendo questo free- jazz- punk finale? E allora continuiamo. Un po' di veleno ogni tanto: procura sogni piacevoli. E molto veleno alla fine, per una morte piacevole. Le città. I giochi. Ogni città un gioco. Un gioco per passare la notte. A Los Angeles giocavamo ad una specie di dama cinese, difficile spiegare. A New York Uno, sempre Uno. A Bologna Risiko. Fui Io a proporlo all'inizio e fui accolto molto freddamente. Di lì a poco scoppiò una vera e propria mania, Risiko, Risiko, mi sognavo i carriarmatini, non ne potevo più, finché si toccò il culmine quando un greco che stava sempre in casa nostra impazzì definitivamente e se nessun altro voleva giocare faceva da solo. Me lo ricordo così, perennemente davanti al mappamondo, solo, a tirare i dadi. E tutti a chiedergli chi vince? Vabè era d'obbligo. E dicci Flint, come hai festeggiato il tuo 18° compleanno? Niente di particolare, ho incendiato la mia scuola. Originale. Un bel falò per il mio compleanno. Per essere precisi non era proprio la mia scuola, era lì in sede provvisoria perché la nostra era in ricostruzione, forse proprio perché erano esasperati per le continue incursioni. Così ora i ragazzi stanno in una scuola nuova, quasi decente. Grazie a noi. E c'è una poesia su Spoon River che dice proprio questo. La scuola comunque fu ricostruita tipo bunker, fossato per coccodrilli, vetri anti-sfondamento, grate di ferro al piano terra e non so che altro. Fu inagurata, e qualche notte dopo rieccoci dentro, tranquillamente. Ma era troppo, era davvero troppo, avevamo già raggiunto lo scopo e l'orgasmo, non distruggemmo molto, allagammo un po', lasciammo qualche scritta tipo per questa volta vi risparmiamo, firma, teschio pirata, e ce ne andammo a distruggere tutt' altro. Forse fu proprio quella notte l'ultima notte dei soliti ignoti, non ne sono sicurissimo ma mi sembra così, eravamo di nuovo al gran completo come ai primissimi tempi, tutti e cinque, anzi sei, c'era anche un acquisto dell'ultim' ora, a saltare sui materassoni di una palestra prima di incendiarla, l'ultimo falò e finì così, eravamo vecchi e stanchi ormai, ma restano i ricordi, splendidi, come quando durante la festa per la vittoria del Napoli in coppa Uefa entrammo con la piazza di fronte stracolma di gente, ma nel caos nessuno poteva accorgersi di niente, e tre di noi cinque siccome sono tifosi del Napoli erano completamente azzurri, i vestiti e la faccia pittata, tutti blu, me li ricordo così, tipo folletti che saltano e distruggono sistematicamente tutto. E quattro- cinque giorni di vacanza. Ah! Cos'è!? Che schifo, via via via via, andate a plagiare da qualche altra parte. Flint, scusa se t'interrompo, io ho capito, la frase mancante non doveva essere scoperta, magari non esiste nemmeno. Oddio il solito. No, via, sbagliato. Ma come? Fuori, fuori, eliminato. Ci sta. Anzi c'era perché ormai è davvero finita. Però c'era, lo so. C'era. Una frase che mi avrebbe dato tutto, gloria, soldi, informazioni, tutto. Tutto. E invece. Ho visto la mia morte tempo fa. Devo essere morto tanto tanto tempo fa. E se invece di attraversare il fiume. La corrente mi porta via. Precipitare nella cascata. Sarà un gran piacere per me. Tanto meglio. E forse è ciò che è avvenuto. Sto andando veloce, sempre più veloce. Ma è perché sto precipitando. Quando sentirete un botto. Saprete di che si tratta. Ma non è spiacevole come credete. Quando stavo spiaccicato al vetro dell'auto del mio amico che aveva ben pensato di mettere a folle per rispiarmare benzina, in un giorno di pioggia su una via di merda, come la macchina fra l'altro. E alla prima curva giù, in un canalone, perpendicolare sul mio lato, stavo spiaccicato con la faccia contro il vetro e la macchina continuava ad andare, scivolava, non potevo staccarmi, c'era la forza cioè non solo, tutte le forze mi tenevano ben schiacciato contro il finestrino e vedevo il cemento che scorreva sotto e pensavo ecco ecco adesso esplode il finestrino e tutti i pezzetti mi entrano nel cervello e mi sembrava bellissimo, aspettavo solo quello, paf, e tutti i pezzi nel cervello, ma non era follia, è che in quei momenti sei come in un sogno, non ti rendi conto, coi motorini quando facevamo i record col Si di un mio amico, giù, in discesa, il Si era scassatissimo, senza freni, così inevitabilmente qualcosa avveniva quando ti butti giù in discesa in posizione aerodinamica senza freni, una macchina gira senza mettere la freccia e che vuoi evitare, silurata in pieno e quando sei in volo è lo stesso, non realizzi, è come un sogno. Piacevole. Forse è ciò che sta avvenendo adesso nella mia vita. E quando la macchina finalmente si fermò, in un primissimo istante pensai: peccato non è successo niente. Poi quello del carrattrezzi ci disse che in quella curva raccolgono in media un paio di morti a settimana, bene, non male, ma non lo diciamo troppo in giro però, non si sa mai. E' tutto un Blob. L'egocentrismo come suprema fase del monoteismo. Si potrebbe scrivere un saggio. "Tautologico", di quelli che si capisce già tutto dal titolo. Lavori in corso. Corda spezzata. Questa è la fine del viaggio Flint, la fine del viaggio. E dopo una faticosa nottata di devastazioni, qualche giretto rilassante sulla macchina rubata, una Renault 4 scassata che non gli funzionavano nemmeno i fari. E infatti quello alla guida voleva andarsi a schiantare contro la macchina della nostra professoressa d'italiano, Io dissi no no, cioè di solito ero Io l'"Alex" della situazione, quello per il crimine fine a se stesso, ma quella volta mi piaceva l'idea di avere una macchina tutta per noi, perché non l'avevo, ero ancora minorenne. Così la parcheggiammo vicino casa mia, ma qualche giorno dopo sparì. Aveva ragione il mio amico, era meglio andarsi a schiantare contro la macchina della nostra professoressa. Vabè che tanto vendetta ci fu comunque, la più classica, i manifesti da morte, col nostro stile però, alla grande, i manifesti erano già pronti li avevano preparati quelli delle classi precedenti, attendevano solo chi andava davvero ad attaccarli e come scrisse un giornale il giorno dopo: già molte volte si erano verificati simili tipi di scherzi ma mai da arrivare al punto di richiedere l'intervento delle forze dell'ordine per ripulire la città dai falsi manifesti. In effetti come sempre esagerammo un po', tanto uno di noi aveva la macchina fotocopiatrice, ed eccoci con secchi di colla, pennelloni, una vera e propria notte di lavoro, li mettemmo in tutti i posti dove ci sono i veri manifesti da morte, ben mimetizzati, così solo un osservatore attento focalizzava frasi tipo: si dispensa dalle felicitazioni quell'idropene del consorte. Eh. E' possibile raggiungere il castello di Praga sotto LSD? Non credo. Almeno per esperienza personale ho tentato più volte inutilmente. E' che l'LSD porta a una dimensione simbolica e il castello di Praga è simbolicamente irragiungibile. Così niente, un qualsiesi motivo vi svierà, e molto probabilmente finirete nel bosco lì affianco. Tentate comunque, non si può mai dire. Poi fatemi sapere. Pausa.


Quando uscimmo lo splendore della Supernova illuminò tutti i ricordi di quest' ultima vita e rincontrai gli amici dell'estata quando avevo 15 anni. Così giocammo a pallone fra le stelle. Poi la notte sulla spiaggia a fare il falò. E i ricordi di vite precedenti, future, alternative, parallele, di fantasia, a sguazzare fra vino pregiatissimo, rum, sangue, carne umana, nella calda notte dei caraibi. Sul mercantile spagnolo. Ero giovane. Bevevamo, cantavamo, chi si tuffava in mare, cielo stellato, niente luna, cori e risate deliranti ci assordano. Penosi lamenti di prigionieri agonizzanti appesi, chi senza più lingua, chi senza più pelle. Suppliche imploranti dei prigionieri che si sono arresi subito e chiedono di diventare dei nostri. Decideremo domani. E spartiremo il bottino. E andremo nei bordelli giù al porto e in qualche taverna a mangiare salmagundi e bere rum. E continuare la festa. La truppa è di nuovo di buon umore ora, la Supernova brilla. E la truppa balla e canta. La truppa è di buon umore perché sa che stiamo quasi per andare a farci fare a pezzi. Questa l'avevo già scritta. E non è nemmeno mia. Niente è mio.


E' il 28 novembre 1995. Caponnetto aveva previsto tutto con largo anticipo. E così. Vi saluto. Che altro posso dirvi, un vaffanculo a tutti, a me, a voi, questo posto, questa era, cultura, popolo, razza, occidente, oriente, Terra, Via Lattea, Dio leccaculo di dei leccaculi in un ciclo senza fine perché solo a un leccaculo può piacere che gli si lecchi il culo e così sia, le solite vecchie paure, i soliti vecchi consigli, vivi nascosto, divertiti coi tuoi amici, trova un amore, non sconvolgerti troppo, viaggia più che puoi, non farti incastrare da lavori o situazioni o da vampiri sorridenti, non raggiungere il successo o il fallimento, la via di mezzo insomma, e quella è la tua vita. (E quello perciò è un sogno). Così. Vi metto anche il finale. Si, lo so, ma ormai sono in un processo di insquallidamento irreversibile. PWU' PWU' (bacetti).


Dall'ultima volta che ci siamo sentiti molte cose sono cambiate. Una improvvisa controffensiva nemica ci ha costretto in ritirata. Sono nascosto, barricato con pochi esseri della ciurma e senza possibilità di contattare il quartier generale. Mi sono anche tagliato i capelli. Credetemi se vi dico che sono stato assolutamente costretto a farlo. Così ora a stento capto M31, gli universi interni e qualche universo parallelo. E' stato un ordine quello di staccare tutti i contatti. Non so più nulla di nulla. La guerra. Gli altri, non ho la più pallida idea di dove sono gli altri. Chissà Bizzy. Chissà il surfista. E chissà Pollo, forse nascosto come me. O forse hanno svegliato il Dio che lo sognava. Chissà se li rivedremo ancora. Chissà quando e se potrò uscire da qui. Senza nemmeno notizie. Sono teso, snervato. E' una situazione insostenibile. E' avvenuto tutto così all'improvviso. Ed ora. Lettore. Ascolta. Ho bisogno del tuo aiuto. Non puoi tirarti indietro, sei dei nostri, ricordi? Ammetto che può essere pericoloso, ma comunque l'alternativa è solo una lenta agonia. Quindi fatti coraggio. E raggiungimi. Uno in più. E tutto può essere diverso. Come raggiungermi? Segui le istruzioni. Ora conterò fino a dieci. E al conto di dieci tu sarai qui da me. Sei pronto? Allora fai un bel respiro, abbandona il ritmo frenetico e leggi lentamente. Lentamente. Uno. Stai leggendo il libro, manca poco alla fine, vuoi continuare. Ma i tuoi occhi sono stanchi. Ed anche tu sei stanco. E il tuo respiro è stanco. Lo senti? Forse non puoi andare avanti. E fai fatica a riconoscere le parole. Due. Immagini filtrate diventano parole. Parole che si disintegrano nel silenzio. La voce del silenzio, sempre più alta, diventa quasi rumore. Guardi il libro, la pagina, i segni. Guardi il libro, la pagina, i segni. Guardi il libro, la pagina, i segni. Ma sei altrove. Forse solo a qualche metro d'altezza. Forse in qualche galassia confinante. Forse sperduto e perduto in te stesso, irragiungibile, oltre l'infinito. Tre. Lontano. Ritrovi il tuo passato. E i tuoi ricordi. I tuoi- veri- ricordi. Riappaiono dal nulla dove li avevi nascosti. Le tue vere gioie e i tuoi veri dolori. I tuoi veri sogni, i tuoi veri amori, il tuo vero odio. Puoi fermarti se vuoi. Altrimenti. Quattro. Era solo un istante. Ora sai che non sono importanti. Stupide reazioni chimiche nel cervello. Troppo poco per colpirti. E se ti colpiscono ti sposti. Ci vuole altro. E quindi dico. Cinque. Non c'è più nessuno. Nulla. né suoni, né colori. né caldo, né freddo. né ricordi, né passioni. Non i tuoi occhi, non i tuoi sensi, non la tua mente. Ci sei solo tu. Solo tu. Sei solo tu. Sei. Hai varcato il confine. Non ha nome il posto dove sei. E' fatta. C'è qualcuno affianco a te. E' l'altra metà del cervello. Eccola lì. Che si allontana. E viceversa. Ci sono altri intorno a te. Bucce di cipolla di cui ti spogli per raggiungere l'hard core. Per raggiungerti. Trovarti. E disintegrarti ancora. Soltanto tu. Sette. C'è qualcuno che chiama, c'è qualcuno che dice di essere te. Ma non può essere te. Perché tu sei lì. Sospeso. E tutto intorno gira. E si muove. Ed anche tu. Che credi di stare immobile mentre sprofondi nell'abbisso. Giù. Sempre più giù. E ti senti immensamente bene. Otto. E' finita, sei fuggito. Ti sembrava impossibile ed invece sei qui. Non era difficile. E già non ricordi da dove sei venuto. E non ti interessa da dove sei venuto. Nove. Non ci pensare. Non pensare. Lasciati andare. Non hai bisogno di nulla. Resta fermo. E lasciati trasportare. Lascia che il tutto si muova intorno. Lascia che giri. E rigiri. Lascia che avvenga. E soprattutto lascia che dica...Dieci. Benvenuto. Sigarette? Nostalgia? Indietro non si torna. Non si può.




Partiti.




Ad opera compiuta ritirarsi: questa è la via del cielo. I capelli cresceranno di nuovo e se non cresceranno ci saranno comunque altri modi per ristabilire i contatti. Anzi già l'ho fatto. Anzi usare i capelli come antenne non era molto efficiente. Ritirata strategica, si chiama così. Da ora facciamo avanzare loro, meglio no? Venite, venite. Ora la neve ve la beccate voi. Noi non dobbiamo far altro che indietreggiare e lasciare il vuoto. Meno di un atomo di idrogeno al chilometro. Col loro super arsenale sempre più pesante. C'è spazio, si può indietreggiare all'infinito. Ma la terra bruciata se la beccheranno loro. E quando si fermeranno per riposare, ci riposeremo anche noi. A voi la scelta insomma. Tanto noi non abbiamo nessun arsenale da portarci dietro, non ci stanchiamo, non ci angosciamo, facciamo vita da nomadi si, ma come voi. Quanto voi. Dobbiamo solo restare appena appena oltre la vostra potenza di fuoco. E se la vostra potenza di fuoco aumenta, noi aumentiamo ancora la distanza da voi, qual è il problema? E i pozzi di Felicità ce li succhiamo noi, indietreggiando indietreggiando. O avanzando? Ci state inseguendo? Ecco fatto, tutti i pozzi per noi, davanti a noi, e voi dietro a trascinare il vostro stupido arsenale che vi assicura lentezza. Abbiamo vinto? Bè, diciamo che è una posizione vincente. Complimenti ai nostri generali. Geniali. Un bello spavento, eh? Un bluff. Era solo un bluff. Non c'era proprio bisogno di nessuna offensiva finale. Fra l'altro sarebbe stato assolutamente folle scagliarsi contro di loro. Ed eccoci tutti qui. C'è anche Pollo, tranquilli. E allora? Ma non lo vedi che 11/22 ci giocano contro? Pozzi di Felicità scintillano davanti a noi. E non è un miraggio. E siamo tutti qui. Fino alla vittoria, sempre.



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