FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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AL BAR DEL CENTRO

Francesco Venturi





L'amarena fiammeggia sulla vetta di panna della coppa "Transformer" del bar Vanni.
Il bambino con l'apparecchio continua a piagnucolare qualcosa, a proposito di non si sa quale dei Power Ranger, che non gliel'hanno comprato e qua e là. La madre parla al telefonino con una voce nasale, mi vengono i dubbi su chi sia il roditore.
Lei o quello morto della sua pelliccia?
Il padre del bambino, immerso nel Messaggero, lascia fare al destino.
Leggo i fondi del mio caffè, cercando di capire perché quella coppa a forma fallica abbia un nome così esotico.
Eccola, finalmente, la mia nuova conquista, una tipa da bar del centro, ha insistito per vedermi qui.
- Andiamo in un posticino che conosco io, molto intimo...-
Le ho detto stamattina per telefono.
-Ma no, andiamo da Vanni...-
-Vedrai, è piccolino, hanno un vino novello con dei biscotti...-
Ho continuato, fingendo di non aver sentito.
-Voglio andare da Vanni...-
-...fatti in casa, sono sicuro che ti piacerà, è appena fuori porta, in un borghetto...-
Niente.
-Io vado da Vanni, se vuoi vedermi vieni là.-
-Vaffanculo te e Vanni-
Ho pensato allora.
Tuttavia, si sa, andare da soli in piccoli bar di borghetti medievali, mangiare biscotti e bere novello, è la causa principe di crisi depressive da clinica specializzata. Di Zurigo.
-E Vanni sia. - Le ho concesso.
Eccomi qua in un bar tutto stucco veneziano, pellicce e Motorola. A passare il sabato pomeriggio di fronte ad un bambino piagnucolante, che ha ordinato un gelato pornografico ed ora invece vorrebbe un giocattolo da 39.900 lire, come ha il suo compagno di banco.
Mentre la madre chiede a qualcuno via etere:
-Ma ti rendi conto? Ma ti rendi conto? Dopo tanti anni che mi faccio i vestiti da lei...-
E il padre legge la formazione della Lazio dietro il separé quotidiano. E pensa che Zeman non capisce un cazzo. Che se ci fosse lui in panchina, lo scudetto l'avrebbero già vinto da un pezzo.-
-E' molto che aspetti?- Mi chiede con voce studiata e suadente, come quella che fanno le miliardarie con gli amanti giovani nei film. Quella voce che ti vuole comunicare una sola cosa: che, della risposta che darai, non glie ne frega niente a nessuno.
E' vestita come una miliardaria di un film. Cammina come una miliardaria in un film...
-No, solo venti minuti...-
Rispondo considerando la possibilità di scappare.
Si siede accavallando le gambe.
Tira fuori una sigaretta e la accende.
Poi, con un gesto plateale della mano, chiama un cameriere.
-La Signora desidera?-
Ha l'aria di saperlo anche l'uomo quanto è strana questa gente dei bar del Centro.
-Un Alexander. Tu cosa vuoi?-
Penso che dovrei rispondere che voglio un mondo migliore, per vedere la reazione di questo biondissimo cervello.
-Una birra.- Indovino all'istante che ai suoi occhi parrà richiesta plebea. Infatti la sua smorfia è puntuale come l'orologio al cesio di Berlino.
-Dove mi porti a cena?-
Non rinuncia nemmeno a sputarmi il fumo negli occhi.
-E' una sorpresa...-
-Non ho voglia di sorprese. Dove hai prenotato?-
-Beh, ecco conosco un posticino...-
-Non rinizierai col borghetto e tutto il resto..? Beh, ho prenotato io, "dall'Arrotino".-
Mi studia ma io incasso bene, anche se so che si spende esattamente quello che mi passano i miei in un mese. E a testa.
Il cameriere si avvicina con le nostre ordinazioni, il boccale della mia birra è incredibilmente proletario di fianco al flute dell'Alexander.
Mi sento a disagio, in fondo è il primo appuntamento e lei si sta dimostrando ciò che non mi era parso. Una stronza, saltando inutili giri di parole.
-Cos'hai detto che fai per vivere?-
Chiede con aria da 740. Volvo o denuncia dei redditi che sia.
-Scrivo.-
Butto giù la prima sorsata di birra.
-Cosa scrivi?-
-Quello che mi viene in mente. Non avere dubbi, non sono uno scrittore di successo.-
- Tuo padre cosa fa?-
-Niente, è in pensione.-
-D'accordo, cosa faceva?-
L'interrogatorio si fa serrato, stringo la tovaglia del tavolino. Mi sto innervosendo.
-Ma che importanza ha? L'altra sera in discoteca non facevi tutte queste domande...-
-Ero ubriaca.-
-Beh, mio padre era ufficiale dell'esercito...-
-La pensione dell'esercito è una miseria, lo sai?-
-E con questo?-
-Con che soldi credi di portarmi fuori questa sera?-
-Sembra che i soldi per te siano di primaria importanza...-
-Non lo sono per tutti?-
-Non direi. Io vivo con pochi soldi.-
-No, tu muori con pochi soldi. Per vivere bisogna essere ricchi.-
-Non la pensiamo alla stessa maniera. Tutto qui. Io vivo bene...-
-Non hai risposto alla mia domanda, dove prenderai i soldi per questa sera?-
Mi fissa come se volesse mettermi a disagio a tutti i costi. In un paio di occasioni ha anche alzato la voce.
Ho visto che le due ragazze del tavolino di fianco stanno tentando di capire di che cosa stiamo parlando.
-Non preoccuparti, posso offrirti la cena...-
-E la discoteca, il tavolo, lo champagne...?-
-Beh veramente avevo pensato di andare a sentire un po' di jazz al "Caffè Latino".-
-Bravo vacci a sentire il jazz. Da solo.-
Si alza indispettita. Butta giù l'Alexander tutto d'un colpo.
-Voi pezzenti non sapete fare altro che parlare e parlare. In questo mondo servono i soldi, non le parole.-
Fatico a credere ai miei occhi e alle mie orecchie.
Sta urlando. STA URLANDO.
Devo stare calmo, devo stare calmo.
Pensare ad altro, pensare ad altro.
Al giorno della mia prima Comunione. Sono sull'altare e ho le mani giunte.
Ai confetti. Già, già.
-Pezzente. Mi toccherà pure di pagarti il conto...-
Qui rompo gli argini. E' fortunata che non abbia qualcosa con cui poterla scarnificare.
Mi alzo e la spintono.
E le do uno schiaffo.
Una meraviglia di schiaffo. Pieno e appagante. Fa il rumore di un onda che si infrange a riva.
Il bambino del Power Ranger smette di piangere.
Mi sembra che mi guardi, ammirato.
Forse sta per chiedermi se, per dieci mila lire, posso fare lo stesso servizio su sua madre, rea di non avergli comprato il giocattolo.
Il padre scosta un attimo il giornale, la donna mi guarda terrorizzata mentre è ancora al telefono.
Lei è caduta, fa fatica a rialzarsi sui tacchi di 12 centimetri presi in prestito da Joan Collins.
Prendo la birra e gliela verso in testa. Mi piace fare le cose in grande. Poi, con lo scontrino, vado alla cassa mentre la sento piagnucolare e gridare che la pagherò, bastardo.
Sono 20.000 lire. Cazzo.
Faccio per prendere il portafoglio ma il cameriere mi mette una mano sul braccio.
- Non si preoccupi Signore, offro io. Se non rischiassi di sembrare troppo accondiscendente, le chiederei anche l'autografo.-
Il sorriso del cameriere mi riempie di gioia.
-Grazie.-
Gli do la mano.
-Grazie a lei.-
Esco e l'aria è fresca e buona. C'è la luna in alto, sulle vie del centro. Andrò a vederla dal mio borghetto medievale.




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