FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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POESIE

Davide Tronaghi




Le donne dell'estate

Tacchi alti
destino di bellezza
più vulnerabili
più sole
nell'attraversare le nostre passioni...

... vorremmo essere
edere rampicanti
su per le gambe
di sudore estivo.


Decalogo estivo

Il mare
I flutti
Il canto del gallo nel tempo
Il sasso al sole eterno
Il mio corpo addormentato
Il mio respiro rimasto sullo scoglio
Il mio ventre contratto
La crudeltà
L'appeso
Il giudizio
La donna sulla spiaggia
L'inizio dell'anno
Il morso che spezza
La sciagura propizia

Il settembre
L'attesa
L'acqua che riempie la montagna
La donna
L'uomo
Lo sgretolamento
Lo svuotamento
L'attesa
I quadri con le gambe
I vetri rotti
La vertigine
Il dolore
Il vento
La cupa musica
Il vino
L'addio
L'attesa
L'addio
........


Sera

...d'assenza
rapprendi i nostri occhi


Dalle notti

***

Tace il tonante sipario dell'occhio
Ruscelli involti da pietra di cenere e ghiaccio...
Da lamine corrette dalla mano pesante e dolorosa
Arrampicate per quella spirale le anime per mano fuggono...
Nella rete accade il volto ferito da scoglio d'uomo
Per il sentiero di nylon e seta
Per la salita di serpi e rimorsi sensuali
.... ancora poso lo sguardo alla finestra
... Del tentativo abbiate pietà assoluta
Strattono il morso del passo
Invito il sogno come fantasma plasmato a vento
Giù per i cortili del tempo a infangare i muri roventi
Solite le ombre
Lasciamole infrangere nello scoglio di vetri rotti.

***

Nella mia stanza non si scorgono i suoni
Suoni che i tasti esplodono come sperma vinta
Suoni dalle mani di donna
Dal volto di donna
Dal piede di donna
Ora il sogno ha varcato il ponte crollato nella notte
Luci alle finestre come rovi di fuoco e vesti struggenti sul finire del gesto
Ancora il giardino scopre la mano stanca...
Rovescia il sale lasciato dall'onda sulla ferita pallida della radice
Trema con il volto coperto la notte
Con tintinnio di catene passerò il confine
Assalito dalla deriva lieve dell'abbandono e
Dall'ipnosi malinconica della rabbia

***

Il mare
Come fu nella Genova Campana
Mi morde con denti da serpe
Col ventre che si dibatte in orgasmi felini
Musica di striduli conati di gioia
E' finita
Sul lastricato lurido il querulo sudore che la fatica valse
Per un attimo come padroni ingenui
Si scende
Nella grotta di marmi e specchi
Per mangiare il cibo, il cibo...
Aliti come parti di corpo gettati... (rifiutati)
Nel secco fragore incerto la paura svende
Al vivere il suo sacco di aborti
Il mare rimane a stupire le labbra imperiose della terra
Si ripara nel cavo del cielo
Si prepara per colpire
Morde con denti aguzzi l'odio
che leviga il manto scheletrico dell'abisso.


Notturno

Cori di nuvole nere passano
nella pellicola del sogno,
sfiorando il viso in fotogrammi inquieti.
In quest'incavo d'occhi alla finestra
ritrai il tempo e non sei più notte.
Nel timore di destarle... sei fiume,
nell'inganno di un nuovo giorno.

Ombre mosse dal respiro... Nella paura
del sipario aperto in questa notte
(Il pubblico d'ogni notte).

Cori di nuvole nere in nuove rotte
in lacrime d'archi, in esili armonie;
fisarmoniche di sudore e carta;
tamponi sporchi da sala operatoria
veleggiano nella stanza d'ospedale,
nel sogno del mondo.

Cori... s'alza il vento.
Nelle banchine che furono scoglio,
le donne d'altri danzano avvolte
negli steli d'altri amori.
Nere caravelle nella deriva del mare
per correnti dal sapore d'alba.

Il Fiume Oceano, manto sanguinio,
randagio, caldo, s'apre alla luce.
Le donne in equilibrio sugli attracchi
indugiano lontano come violini in notturno
nell'opera nuova del giorno.


Se nella terra cadrai

Se nella terra cadrai,
cadrai come la foglia volteggia
prima di mischiarsi alla terra.

Se nella terra cadrai,
cadrai come le stelle:
pochi ti vedranno
striare il cielo.

Se nella terra cadrai,
cadrai come rondine perduta nell'inverno.

L'albero ormai spoglio
sarà terra di rondini e stelle:
nella notte quando il fiato del vento
biancheggia le strade.


Camera con letto

Quale parte del mio corpo abito:
quella diroccata o quella incompiuta?

Camere intonacate:
pioggia nera.

Il cielo passa ancora per molti giorni sopra il mio letto: nei cuscini sento la città.
Sotto: i difetti perfetti della terra.
L'acqua corre fra grani duri
risponde ai rintocchi
nell'adolescenza delle radici.

Così le opere nobili si formano intorno alla mia casa:
Erbe calpestate fanno scorrere i passi di chi cerca corpo.

Mani di carne e sete
disegnano intorno al mio letto sentieri logori di ore destinate a contare.

Il cielo passa ancora per molti giorni sopra il mio letto:
terre umide mi dondolano il sonno

Arrivano notizie intorno alla casa:
scorrono nel declivio gocce pagate dal cielo.
Sui vetri a sfuocare l'arazzo dei giorni.

Il cielo si sposta dal mio letto
laghi caldi fumano nel camino del sole:
alti nemici luccicano spade
sopra il morso dei cavalli.


Il treno

Il treno traccia campagne, castelli e bandiere
cullando le donne dei campi e bambini di risaie.
Si sciolgono coltelli di ghiaccio come rami d'inverno
appesi alla terra; nessuno nell'inverno più dolce
usa l'aratro per scolpire la roccia.
Si spengono i fiumi dalle croste di latte grigiastro
il corvo nero oltre i muri richiama
fuggenti anni che il treno consuma
Ferro e stazioni:
piccoli porti aggrappati alla terra
vano cantare di ore abbracciate alle croci.


Lontananza

Questo mattino
Ospita il nuovo cielo
Nuovo tempo dato
In cima all'albero che dorme...
Vuole essere autunno e profumo di fuochi
Gesti di letargo
Vengono dal perduto sonno
In questo paese il mattino
Non dorme più
Nulla...
Ritorno alla caccia su questo viale
Farfalle superstiti
Volano come foglie che il ramo
Precipita nel suo letto

L'anima pallida di questo mattino
Dai mari nebbiosi
China il suo volto bruno
(ubriaco e notturno)
Di colpo la terra
Sotto l'azzurro inerte
In piccoli respiri profana
I morti e le foglie secche

Anime di terre nere
Stringono calici d'acqua di fiore
Le radici sono fiamme di linfa
Ombre fra la terra e il saluto


Nel novembre
Spiate la pioggia sui marmi cadere
La neve vi riposa nel ventre asciutto
Nuovo cielo della lontananza


Nell'argilla dei morti

Tappeto roboante
di colorati germogli
tetto e tegole sulla nera terra
mantello d'argilla
per mute ombre (assenze)

Altrove
qui sulla gonfia terra
lume
soli
donne

Qui nel mosaico dei dolori
sbilanciati verso il mare (angeli e vento)
nel fango e nella vita
fra
canti
uomini
guerre

Trascorrere
fra passi scalzi
il farsi
della nostra notte


Il treno in primavera

si fermò il tuo sangue
nella pietà del vento
le foglie come mani (dall'albero)
dalla torre verde (aratro di passioni)

intreccio notturno
passare col mio treno
con metallo veloce
nella fitta tempesta
di radici e foglie

tu dormi
fitto nell'argilla
congiunto ai vapori

in corsa libero manciate di grandine
e talpe per farti respirare

passare col mio treno
(buco che trapassa tempeste)
passare


Campi

tavole verdi
ad ogni passo scolpite
cedono note di attimi
chiedono ragione a radici intrecciate
alberi capovolti dell'eterno dormire
corde di arpe che suonano
nel rimbombo
dei campi
concimati a morte
tu dormi
sotto la porta grigia
sotto fiori di seta
nell'inganno bruci


Lontana primavera

Io,
raccogliendo la pietà nella terra,
in preghiera da secoli.

Tu,
assente
di luce e di anni
nelle bianche ali incerte
giù
fino al corpo sconsolato
a non dire.


Lettera d'addio

Oggi, qui,
il sole del parco.
Eleggo queste parole a lettere d'addio.
Fra latrati e ululati di un bambino,
con madre d'allegra angoscia.
Per ciò che è giostra s'alza il sipario
nel giorno dove questo sole copre
per illusione, le ombre dell'inverno.
Cani, uomini, bambini in pausa...
Donne d'altri come case segrete
fra le gonne come gemme sonnolente portano
il gesto di questo passeggio
Adatto al passare delle ore.
Adatto al non ritorno.



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