FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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OCCHI AZZURRI

Mara (Marcella Contarella Chiovaro)




Era certo una bambina molto bella. Bionda, lunghissimi capelli ondulati, legati in una coda di cavallo alta e morbida. Un ricciolino sfuggente sulla nuca, che Marina baciava ogni mattina, quando andava a svegliarla. Un angioletto rotondo, tenero e dorato, con odor di caramelle e cinque anni. Cucciola. Patatina.
Marco, il fratello, l'adorava, fin da quando Marina con fiducia gliela aveva posta tra le braccia, nata da un giorno. E lei quasi a calmare la paura di lui di lasciarla cadere, aveva aperto per la prima volta due occhi azzurri a guardarlo, conquistandogli il cuore.
A casa Marco, con pazienza imprevedibile per la vivacità dei suoi dieci anni, dondolava per ore la sua culla, perché si addormentasse. E poi giocava lì vicino con i suoi soldatini o i Lego, quasi a vegliarne il sonno. Capitava che la sua voce si levasse acuta nella foga del gioco e lei pacifica dormiva, ma se il fratello si allontanava, si svegliava urlando all'improvviso silenzio. Legati da un filo magico.
Era vanitosa. Fina da piccola, a stento camminava, Marina la portava in braccio a sceglier nell'armadio gli abitini da mettere. E lei sicura indicava i capi preferiti, sempre diversi. Ne risultavano accoppiamenti strani e fantasiosi. Marina non amava i rosa, i gialli o i verdolini e nell'armadio esplodevano i colori. Ma qualunque cosa indossasse, fosse, ad esempio, pantaloni verdi, calzettoni viola e blu e maglioncino rosso, finiva sempre per sembrare elegante, in modo estroso e molto personale. E si guardava ammirata di sé stessa negli specchi. In ogni specchio.
Marina cercava di non viziarla, e non era facile. Il fratello prendeva sempre le sue parti. Il padre l'adorava, stessi occhi, era il ritratto di sua madre giovane e le dava ragione in ogni cosa. Lei la guardava, così dolce e tenera e prepotente a volte, i capelli ondeggianti e gli occhi azzurri, le avrebbe dato volentieri il mondo.
A scuola era allegra e spiritosa e amata dai compagni. Due di loro si disputavano la sua attenzione con accanimento e lei con garbo li accontentava entrambi. Era così decisa nelle sue asserzioni, che tutti le credettero quando raccontò, in perfetta buona fede, di esser nata a Parigi. Il nome le piaceva e l'aveva adottato. Le continue invenzioni accrescevano il suo fascino.
Fece la madonnina nel presepio, quell'anno, per Natale. Manto azzurro, occhi sgranati e dolci, capelli sciolti, abito rosa, immobile accanto al suo compagno preferito. Madre, padre, fratello, nonni e nonne applaudirono. Le foto, ingrandite e incorniciate, finirono sulla parete dietro la scrivania della direttrice, in bella mostra.
Era intelligente, molto portata per la matematica. Ascoltando il fratello che studiava, a cinque anni conosceva le tabelline a memoria ed era in grado di risolvere semplici radici quadrate, pur non sapendo scrivere. Le maestre se ne vantavano, portandola in giro per le classi. Lei ne era felice e lusingata.
Marina non voleva esibizioni, sapendo bene che prima o poi sarebbe rientrata nella norma, perdendo il ruolo di protagonista e ne avrebbe sofferto. Ma era l'orgoglio della scuola, allegra, garbata, spiritosa, le sue doti non suscitavano nei compagni invidie e gelosie. Tutti le volevano bene e lei era felice dell'affetto che la circondava.
***
Marina lavorava a tempo pieno. Alle diciotto andava a prendere i bambini. Erano stanchi. Fatti i compiti a scuola, giocavano all'aperto fino a sera. Bagno, cena, il racconto degli avvenimenti della giornata, la favola a puntate e subito a dormire. La domenica se ne andavano in giro o in bicicletta.
Poi la scuola acquistò un televisore, la piccola ne era affascinata. E cominciò a scrivere e leggere nello stesso periodo. Quasi all'improvviso, era gennaio, gli occhi azzurri ipermetropi, sforzati, si spostarono e divennero occhi storti. La vista peggiorò. Lo specialista li rassicurò che, in breve tempo, con opportune correzioni, il difetto sarebbe migliorato e poi scomparso. Non fu così.
Aveva occhiali con montatura azzurra, senza alette, per non formare segni sul nasino. I vetri graduati le ingrandivano gli occhi, accentuando il difetto. Così azzurri, era triste guardarli. Si fermava allo specchio, poi voltava le spalle disperata. Non sceglieva i vestiti. Non rideva.
A scuola si isolava. I suoi compagni continuavano a cercarla come prima, li ignorava. Le insegnanti facevano il possibile per coinvolgerla nelle attività collettive, inutilmente. Rimaneva cupa, assorta nel suo lavoro, senza parlare.
Per compensarla, Marina per il suo compleanno invitò cugini e compagni e fece una festa, cosa inusuale nella loro famiglia e le comprò un abito bellissimo, spendendo un mese intero di stipendio. Suo marito la rimproverò. Ma la piccola non ebbe un sorriso. Si guardò allo specchio e disse piano "Sono brutta." A Marina si spezzò il cuore.
Due giorni dopo convocò tutti i parenti coinvolgendoli nel il suo dolore, perché appoggiassero la sua determinazione a cercare altre strade. Suo marito, non rendendosi conto di quanto la piccola soffrisse, non tollerava l'idea che qualcuno potessere mettere le mani sulla sua bambina. Lo convinsero.
***
Marina fece la valigia, con la bambina andò dalla sorella, che abitava in una grande città e insieme fecero il giro degli specialisti. Tutti ammettevano l'opportunità di un'operazione, ma nessuno si sentiva di garantire il risultato voluto al primo intervento. Anzi si consigliava di attendere ulteriori miglioramenti, possibili con alcune tecniche correttive.
Suo marito, informato ogni sera per telefono, la invitava a rientrare, sollevato. Non comprendeva le sue motivazioni. L'idea di un'operazione, che giudicava non necessaria, lo terrorizzava. Continuava a sperare in un miracolo.
Lo specialista, l'ultimo da consultare prima del ritorno, era il più importante, si occupava solo di bambini ed era stato difficile fissare un appuntamento. La visita fu identica, il parere non diverso dagli altri, ma al termine chiese di rimanere solo con la piccola, colpito dal suo strano atteggiamento. Marina non comprendeva, la visita era terminata e nulla avrebbe potuto cambiare la diagnosi. Attese nella sala d'aspetto, gelida, vetro e acciaio, il fiato sospeso.
Uscirono insieme dallo studio tenendosi per mano, il medico, alto, severo nel camice immacolato e lei così bionda e piccina e sorridente. Gli occhi, crudelmente storti, luccicavano di gioia dietro gli occhiali azzurri. "La decisione è presa, cara signora" disse il dottore calmo "Operiamo questa bella bambina."
Erano rimasti soli, il medico e la bambina. Una sola domanda ansiosa "Mi puoi aggiustare gli occhi?" "Si" aveva risposto il medico "se ti operiamo." "Subito?"
C'era speranza nella piccola voce, non paura e lui aveva deciso. "Subito. Fra due giorni." La bambina lo aveva abbracciato, forte, di slancio, liberata da un incubo.
"Non sono stata io ad insistere per l'operazione." disse Marina al telefono quella sera, odiandosi perché si stava giustificando. "E' stata lei. Anch'io ho paura, ma sono anche contenta. Cerca di capire. E' necessaria, non si può rimandare." Ma non gli disse che poteva essere il primo di una serie di interventi. Il marito, al chiacchierio della figlia, animata e felice come alla vigilia di una festa, si era a malincuore rassegnato.
***
In clinica Marina, il cuore un sasso rovente, la mente vuota, tenne tra le sue la manina della piccola, per farsi coraggio, mentre le infermiere ammirate la preparavano, lei era cinguettante ed allegra. Dopo l'abbracciò stretta e la vide portar via nella barella, a passo di carica, verso l'ascensore, che si richiuse con un sinistro cigolio. Restò sola ad attendere, incapace di distogliere lo sguardo da quella porta chiusa, in preda al terrore ed al rimorso.
Tutta una serie di immagini le si proiettavano dinanzi, tolte da films dell'orrore. Sala operatoria fredda e scura, luce abbagliante della lampada al centro, un corpicino coperto di bianco, il chirurgo, le mani davanti al volto, e "Chi lo dirà alla povera madre?"
Sala operatoria azzurra, luce accecante, il chirurgo opera nel silenzio assoluto, assistenti intorno. Colpo di tosse. Sfugge il bisturi, l'occhio è irrimediabilmente danneggiato. Un globo bianco. Voce sul fondo. Angosciata. "Chi lo dirà alla povera madre?"
Sala operatoria verde. Camici verdi. Mani efficienti. Controllo dell'esito dell'operazione. Il chirurgo "Guardi anche lei dottore" rivolto all'assistente "Meglio di così non si può fare per questa volta. Ritengo che dovremo intervenire per fasi suiccessive, non le pare?" "Chi lo dirà a suo padre?" pensava Marina terrorizzata.
A questo punto s'impose di non pensare, restò immobile, gli occhi fissi ad un chiodo sul muro, che reggeva una tabella, che non lesse mai. Non udiva le voci i suoni della clinica, non udiva le parole della sorella, che l'aveva raggiunta. Non la vedeva, era in trance.
Finalmente l'ascensore si fermò al piano, si aprì e ne uscì la barella con la piccola addormentata. Gli occhi coperti di bende. Respirava piano, senza lamentarsi. Una manina pendeva oltre il fianco. Lei la prese, con tenera attenzione, la sistemò sul lenzuolo. Era fredda.
***
Nel letto la bimba sembrava piccolissima e quella benda bianca che attraversava il viso, faceva male al cuore. Marina la guardava, e non osava toccarla, per non svegliarla, per non farle male.
Venne il chirurgo a rassicurarla. Disse "Credo di aver fatto un buon lavoro. Ne avremo la certezza, togliendo le bende fra tre giorni. Stia molto attenta, non deve spostare le medicazioni o toccare gli occhi nel sonno. Le impedisca di muovere le mani."
Marina la vegliò tutta la notte, in poltrona, eretta sulla schiena nella posizione del loto, per non addormentarsi, ma la bimba dormiva serena, sorridente, le manine, ben calde, adagiate sulla coperta rosa, come fiori.
Verso le sei del mattino la piccola schizzò a sedere sul letto. Marina che si era appena appisolata, manine tra le mani, viso contro la coperta, fece un balzo. "Mamma sono dritti?" furono le prime parole. "Hai le fasce tesoro, non cercare di aprire gli occhi. Devi tenerle per tre giorni." "Questo lo so già, ma lui che ha detto?" "Ha detto tutto bene." "Allora ho fame" concluse pratica la bambina scendendo dal letto, sicura come se ci vedesse. "Quando si mangia?"
***
Il giorno dopo tolsero le bende. Gli occhi erano chiusi e appiccicosi, coperti da una pomata gelatinosa, trasparente, due lunghi punti di filo nero agli angoli per tenerli chiusi. La pelle dolce, setosa sotto gli occhi, tumefatta. "Non toccarti gli occhi" le fu raccomandato "Signora, la sorvegli." dissero a Marina.
Non ci riuscì. Dieci minuti dopo, Marina porgendole il bicchiere, si accorse che due punti pendevano sulla guancia sinistra sporca di crema collosa della bambina, come parentesi nere. Si sentì scoppiare il cuore.
Corse fuori dalla camera. Tutto il terrore trattenuto, le preoccupazioni non condivise, le ansie, le paure di quei giorni, esplosero incontrollate. Corse lungo il corridoio, lungo le scale, uscì per strada. Non vedeva nulla, finì fra le braccia del chirurgo, che stava entrando. "I punti. Se li è tolti." disse e scoppiò in lacrime.
"Si calmi, non è successo niente. Venga con me. Non spaventi la bambina, che è stata così brava e coraggiosa." La rassicurò il medico cingendole le spalle, le sorrise sereno e insieme rifecero il percorso.
"Adesso" disse il dottore alla bambina "Vieni con me, puliamo gli occhi così potrai aprirli." "Mamma porta lo specchio" lei disse subito decisa. "Non lo porti" sussurrò il medico a Marina "Non sarà un bello spettacolo." Marina, conoscendo bene sua figlia, non ascoltò il suggerimento.
Tolti i punti, puliti gli occhi. "Aprili" disse il dottore "Vedremo come è andato l'intervento." aggiunse a bassa voce. "Mamma, lo specchio!" chiese la bambina. Marina glielo porse e le si mise alle spalle per vedere, il cuore impazzito tra ansia e speranza.
Le ciglia bagnate tremolarono leggermente, le palpebre si sollevarono con lentezza e nello specchio apparvero due pupille intense ed azzurre, perfettamente dritte, adagiate su cornee violacee venate di rosso, sottolineate da occhiaie bluastre e tumefatte. Il medico sbirciò Marina leggermente preoccupato, quel viola, quel rosso impressionante! La bambina guardò con estrema attenzione quegli occhi malconci e tormentati ed esclamò estasiata "Sono bella!"




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