FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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AVI ALL'ALBA

Paolo Catullo




Che schifo. Ottimo.
E' così che bisogna cominciare la giornata.
Reagire.
Subito.
Ostia.

Sapevo che sarebbe stata un'altra giornata eccezionale, tuttavia esitavo a prenderne le misure. Ci sarebbe voluto un caffè del bar, ma il bar era sotto casa. Troppo lontano. Dovevo trovare qualcosa di radicale, e subito, come per esempio telefonare a mio nonno (taac).

- Nonno!
- Eh?
- NONNO!
- EH?
- Va a cagare
- Si sto bene, grazie caro, ciao.

Occhei occhei, infilo la porta scendo le scale e so che ce la farò. Bar. Caffè. Anche per stamattina sono salvo.

- Quant'è?
- Milleequattro
- Grazie. Scusi, saprebbe dirmi di chi è l'illustrazione del calendario dei carabinieri che ha dietro le spalle? Si direbbe De Chirico, sa, vale qualcosina se è di De Chirico.
(Ecco, se voglio palparle il culo devo farlo adesso. Fatto. Bello, sodo, arcadico).
- No non è De Chirico.
Poteva dirmi che ero un maleducato. Oppure che le era piaciuto. Forse le è piaciuto ma non ha il coraggio di dirmelo. Forse ha capito che il suo non era il primo che palpavo. Ma chi è il criminale che illustra quei cazzi di calendari dei carabinieri? Signorsantosignore.

Guardo per aria, verso il cielo azzurro (si! azzurro dei miei coglioni), e sono contento. Sono contento di essere così decisamente inutile, così assolutamente perdente. Guardando per aria vedo il mio terrazzino un metro per due con la scarpiera di legno svedese anni sessanta
e piangerei (non so perché piangerei) col cuore in mano l'alluce in bocca e un dito nel culo.

Ma ecco che il portone si apre, e una figura in impermeabile beige varca la soglia. I suoi occhi sono di ghiaccio, il suo passo è felpato, la sua mano sicura: è Auanagana Mello, il famigerato Uomo dallo Spolverino Beige, che terrorizza le bambine del quartiere mostrando loro, si dice, la sua nudità (invereconda).

- Hei! Auanagana (taac)!
- Ciao, cercavo proprio te (me?). Hai due minuti?
- Peut etre mon cher ami.
- Sai, è un discorso un po' delicato, non è da dire che. Io (io ziocan), sono contento di darti una mano, però...però... Però a volte è dura. Stamattina mi hai telefonato alle sei (dico CAZZO alle sei). Lo so, hai ragione, so che al nonno volevi molto bene, e io, davvero, non è per fare i discorsi, io lo faccio volentieri, però non posso andare avanti così. Lo sai che sto su fino a tardi. Non è facile avere un vizio come il mio.
- No. Niente. Va bene. Ochei. Ocheiochei. Occhei. E' giusto, hai ragione. Ho sbagliato a chiederti un favore, mettiamola così, no problem, non c'è problema, mi arrangerò, l'ho sempre fatto, da solo, DA SOLO santiddio...
- Ma dai, non fare così come un animale ferito. Io continuerò a fare finta di fare il nonno, solo che dovresti darti un po' una regolata, sai, lo dico anche per il tuo bene...
- Il tuo bene un cazzo! Lo sai che il nonno ho dovuto inventarmelo talmente non l'avevo, questo lo sai, cazzo, no? Sei solo un egoista. Anzi una merda. Anzi uno stronzo.
- Scusa, scusami, lo sai che ti voglio bene (insomma, si fa per dire).

Mello è così, si inalbera, ma poi ritorna come prima, è un buono. Gli danno la caccia, e questo fa parte del gioco. Qui è tutto un gioco. Una bella storia fulminata.

- Mello!
- Si?
- Grazie.
Lo vedo mentre si allontana, leggermente curvo, con l'uccellino tutto intorpidito. Non lo approvo, è proprio un brutto vizio il suo. Mi dispiace per quelle povere bambine che si spaventeranno, e che non possono sapere che lui non saprebbe far del male a una mosca,
non possono immaginare che a lui basta il loro fresco stupore, la loro spaventata meraviglia e nient'altro. Va beh. Non è un problema mio. E' un loro problema. Veniamo a cose più importanti. In che punto della giornata mi trovo?



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