FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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ARTURO

Max Benedetti




Ciascuno ha un modo suo di stare al mondo l'uno galleggia e l'altro cade a fondo.
Jean De La Fontaine



Il tempo passava lento davanti agli occhi di Arturo. Silenzioso gli sfilava via come un bimbo che ha appena fatto una marachella. Ma Arturo non ce l'aveva con lui per questo ed aveva invece nei suoi confronti un atteggiamento benevolo, da genitore paziente. Lui aveva cose più importanti da fare. Arturo era un amante dei libri. Adorava i libri e ne aveva tantissimi. Li conosceva uno ad uno. Alcuni erano semplici, altri avevano delle copertine di pelle molto elaborate. Di certi colpiva la grandezza e la pesantezza, altri piccoli e minuti stavano nel palmo di una mano. Arturo li riconosceva dall'odore. Di ognuno ricordava il rumore dello sfogliare quelle pagine ancora nuove. Di tutti aveva impresso nella mente il profumo della copertina. Amava sfiorare con le mani quella sterminata libreria di cui catturava i sogni, le vibrazioni che emanavano i racconti e i romanzi catturati all'interno. Arturo era un divoratore di libri, nel senso più stretto della parola. Di tutti ne aveva mangiato un piccolo pezzo. Ora uno spigolo, ora una pagina, se non l'intera introduzione. Provava un profondo piacere nel dormire con una pila di libri vicino al letto. Gli conciliavano il sonno e gli davano sicurezza. Ricordava l'inizio di più di trecento. Le storie poi guidate dalla sensazione che l'odore, il sapore od il tatto gli aveva trasmesso, seguitavano e si sviluppavano secondo la sua fantasia. Arturo era cieco ma trovava sempre qualcuno che leggesse per lui la prima frase di un nuovo libro. I suoi occhi avevano cessato di vedere quando aveva diciannove anni ma questo non gli aveva impedito di vivere la sua vita con meno intensità o senza emozioni. Un giorno il suo dottore lo convocò per un incontro. Lo aggiornò sul fatto che grazie ad una nuova tecnica sperimentale si era aperta la possibilità di riacquistare la vista. Gli chiese quale fosse la sua disponibilità nel tentare l'operazione ad un primo occhio. Sul momento Arturo aveva risposto con un deciso "SI" ma con lo scorrere del tempo stava crescendo in lui uno strano senso di inquietudine. Quel desiderio così tante volte rimosso sarebbe potuto diventare realtà In fondo Arturo era un uomo felice, come sarebbe cambiata la sua vita ora? Secondo il parere del chirurgo che lo operò l'intervento andò benissimo, ed invero anche la degenza post operatoria passò rapida. Arturo viveva nel buio da anni e sotto questo aspetto il doverci passare qualche settimana ancora non fece nessuna differenza. Aveva portato con se alcuni dei suoi libri, i più cari, quelli che a cui era particolarmente legato e che avevano suscitato in lui le emozioni più forti. La possibilità di vivere quei sogni attraverso i propri occhi era ormai un pensiero fisso, una presenza costante nelle visioni della sua mente. Il momento della verità si avvicinava, di lì a pochi giorni le bende sarebbero state rimosse e l'esito dell'operazione sarebbe stato evidente. Le notti di Arturo diventavano sempre più agitate. Era nervoso e dormire so faceva sempre più difficile. Una sera mentre si girava continuamente nel letto, questo suo muoversi continuamente provocò un allentamento della fasciatura. Un attimo di indecisione ed iniziò a srotolare le fasce di garza che avvolgevano la testa. Quando sentì l'aria fresca accarezzargli le palpebre si fermò. Rimase con gli occhi chiusi per qualche secondo poi lentamente li aprì. Non appena riuscì a mettere a fuoco provò una piccola delusione realizzando quanto piccola e scarna fosse la stanza in cui si trovava. Accanto al letto dei brutti fiori che sporgevano da un anonimo vaso non trovavano riscontro con quanto aveva immaginato sentendone il forte profumo. Guardò fuori della finestra che dava su uno squallido cortile interno pieno di ferri arrugginiti e vecchie apparecchiature mediche inutilizzate. La seppur flebile luce della notte già lo infastidiva e così ripristinò lentamente la fasciatura. Nelle notti che seguirono Arturo continuò ad abituare gli occhi alla vista fino a quando non fu in grado di leggere qualche pagina dei suoi amati libri. Rimase profondamente colpito nello scoprire che tutte le storie si svolgevano diversamente da come le aveva immaginate. I personaggi si rivelavano diversi e non trovava riscontri con l'idea che si era fatto di loro. Arturo provò allora a cambiare libro, poi ne iniziò un altro ed un altro ancora ma le delusioni si succedevano una dietro l'altra. Niente di quello che aveva letto riusciva a dargli le emozioni che aveva provato in passato. Anzi, più andava avanti e più quello che si era costruito negli anni rischiava di essere distrutto. Arturo era avvilito e deluso. In un gesto di stizza lanciò i suoi libri in fondo alla stanza. Il rumore percorse più volte il lungo corridoio di marmo della corsia richiamando l'attenzione dell'infermiera di turno. Sentendone i passi avvicinarsi Arturo si rattoppo' alla meno e peggio la medicazione e si sdraiò facendo finta di dormire. Sentì la donna avvicinarsi, chinarsi su di lui e delicatamente sistemargli la fasciatura. Il suo corpo emanava un forte calore che Arturo avvertiva sul viso. Probabilmente aveva uno di quei grandi seni, caldi che riempiono i vestiti. Dal profumo un po' acre che aveva riempito la piccola stanza immaginava che portasse una camicia o forse una maglietta scollata. Inoltre doveva avere i capelli sciolti perché in certi momenti li sentiva sfiorare i suoi. Per un attimo ne toccò il braccio e sentì netta la sensazione di una pelle liscia, morbida, di una persona non più giovanissima forse. Terminata la medicazione augurò la buona notte ad Arturo e si allontanò cercando di non far rumore. Nelle sere susseguenti la donna prese l'abitudine di andarlo a trovare per controllare le fasciature e scambiare qualche parola con Lui. Qualche mattina dopo il dottore usciva dalla stanza di Arturo scrollando la testa."Non capisco" diceva al suo assistente. 'operazione sembra perfettamente riuscita eppure il paziente continua a non vedere,...non capisco." Arturo fù dimesso il giorno dopo. Appena arrivato a casa si precipitò tra i suoi libri, li accarezzo con il palmo della mano e sottovoce disse: "Mi siete mancati." Passò ancora qualche giorno e poi si decise. Telefonò all'infermiera che così gentile era stata con lui durante la permanenza in ospedale. Lei rimase prima sorpresa poi lusingata del fatto che Arturo l'avesse ricercata. Parlarono a lungo e durante la conversazione Lui la invitò a cena. Il sole stava calando ed Arturo ne avvertiva i raggi diminuire di intensità. Sdraiato sulla poltrona con il telefono ancora tra le mani pensava alla sua infermiera. Pensava alla sua pelle morbida, al profumo che emanava il suo petto ed ai lunghi capelli che avevano accarezzato i suoi ma non lo sfiorò mai l'idea di chiedersi se fosse stata bella o meno. Conosco Arturo. Porta sempre una benda sull'occhio operato e di operarsi all'altro non ne vuole proprio sapere.



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