FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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ARTISTI

Francesco Venturi




- Vorrei essere straziato da qualcosa. -
Dicevo.
- Dall'amore, dall'odio. Vorrei essere ossessionato. Così potrei scrivere ancora. -
Il mio amico ascoltava, con la sigaretta che gli si andava consumando tra le dita.
- Capisci qual è il problema? E' un bel po' che non provo qualcosa di violento, non riesco più a dare emozioni ai miei personaggi. Li faccio muovere come marionette. Mi sembra di descrivere dei morti, gente apatica, vuota, come me.-
Mi ascoltava con preoccupazione, senza poter trovare parole o consigli.
- Quando ero innamorato scrivevo alla grande. Ricordi il mio primo romanzo, "Ombre cinesi"? Non vendette molto, però era un gran libro. Scrissero che ero un autore molto promettente. Avevo 29 anni. Ora ne ho 42 e sono capace di scrivere solo roba che gronda retorica. Mi sento un novellino. Penso che dovrei buttarmi sui romanzi rosa. -
Era da poco passata l'ora di cena e il bar si andava riempiendo. Il bancone non fu più esclusivamente nostro.
- Non dovresti parlare così. - Disse spegnendo la sigaretta.
- Sei ancora un bravo scrittore, diciamo che sei un po' a corto di idee. Arriveranno. -
- Serve a poco saper scrivere. C'è un sacco di gente che sa scrivere, ce n'è a bizzeffe. Il mondo ne è pieno. La differenza grossa è fra chi ha qualcosa di originale e chi passa la vita a scrivere cose di cui non frega niente a nessuno. Cristo, vedi faccio della retorica anche mentre parlo. -
-E va bene. Pensi che ci sia maniera di farsi venire l'ispirazione? -
-L'unica maniera che io conosca è il whisky. Ti giuro che le cose che scrivo da ubriaco mi sembrano grandiose. Fino a che non arriva mattina e le rileggo. -
Un uomo sulla settantina si sedette di fianco a noi ed ordinò una birra.
Notai che portava un grosso rubino al dito e che il bavero del suo impermeabile era terribilmente sporco.
Il barista era stempiato, di un pallore mortale e di maniere fredde e riservate. Non aveva voglia di attaccare discorso con nessuno, lo faceva capire in maniera così chiara che raramente qualcuno gli rivolgeva la parola per qualcosa che esuberasse dalla richiesta di un drink.
- Sono diventato come un serial killer. - Continuai.
-Non provo più emozioni. Mi sento impermeabile a tutto. Ho l'impressione che solo qualcosa di sconvolgente possa risvegliarmi. -
-Forse ti affanni troppo a cercare. - Disse, senza convinzione.
-Sai che non è vero.-
L'unica cosa che continuavo a fare da mesi era lamentarmi, nonostante trovassi quel periodo terribilmente deprimente.
-Credo che qualcuno mi definirebbe invertebrato. Una persona senza voglia, né volontà. Forse il guaio è che ho passato così tanti anni ad osservare gli altri, che mi sono dimenticato di me stesso.
Ho sempre cercato di capire le sfumature delle anime altrui senza dare spazio alla mia. Ed ora non so come recuperarla. -
Mi guardava giocherellando con il sotto bicchiere.
- Non so perché, ma tutto quello che dici sembra molto melodrammatico. Sembra che tu stia interpretando il personaggio dello scrittore in crisi di qualche vecchio film. Mi ricordi George Peppard in "Colazione da Tiffany".-
-E' proprio quello che ti sto dicendo. Recito. E recito male. Mi comporto come se fossi io stesso uno dei personaggi delle mie ultime pagine. E' un gran casino.-
Il vecchio si girò sullo sgabello come se volesse seguire meglio i nostri discorsi. Lo guardai con fare infastidito, per fargli capire che non era aria. Ci ripensai. Che diavolo di faccia interessante. Mi ricordava il volto di qualche esploratore, di un navigatore solitario.
Anzi mi ricordava il cacciatore coraggioso del racconto "La breve vita felice" di Hemingway.
Una di quelle persone che si immagina abbiano vissuto la vita ai mille all'ora.
Senza pensare alle conseguenze. Una di quelle persone che rimangono affascinanti nonostante l'età.
I baffi bianchi erano macchiati di nicotina.
-Giovanotto, non se ne metta. Ruscirà a scrivere ancora. Non si preoccupi.- Parlò improvvisamente.
-Alla fine c'è sempre qualcosa di cui parlare. Io dipingo e so bene cosa vuol dire avere la testa vuota e la mano che vomita i colori, invece di crearli.-
Stavo in silenzio. La sua voce era salita così poderosa e calda che in quel momento non chiedevo di meglio che stare ad ascoltare. Nemmeno il mio amico fiatò.
-Sa che cosa le consiglio, giovanotto? Si guardi dentro, capisca da dove arriva tanta aridità, che cosa l'ha trasformata, e scriva un libro su questo.
Magari trasformi la sua crisi in quella di un pittore che, come me, ha perso l'ispirazione. Lo comprerei di sicuro. Quello che stiamo attraversando è qualcosa di estremamente serio ed interessante. Può essere una vena creativa inesauribile. Capisce quello che dico? La creatività della non ceatività. Forse non sono molto chiaro. Mi scusi se mi sono permesso.-
-Si figuri.- Riuscii a dire solamente.
-Non pensi che solo gli artisti attraversino periodi del genere, peccherebbe di presunzione. Il mondo è fatto di gente vuota. Si domandi perché. Non è facile trovare la vera risposta. Ce ne sono milioni ma, da come la vedo io, quella giusta è una sola. Se la troverà sarà di nuovo uno scrittore.-
Prese il boccale della sua birra e diede una lunga sorsata.
-Lei l'ha trovata?- Domandai, quasi affannato.
-Non esattamene, amico mio. Se no sarei sulle mie tele, non qui a bere birra annacquata. Io la sto osservando e lei farebbe bene ad osservarmi se, come credo, non ha la forza di affacciarsi su se stesso. Mi guardi. Cosa vede? -
Il mio amico sussurrò qualcosa.
-Uno sconosciuto per lo più.- risposi
-Bene. Vada avanti. Usi l'immaginazione. Avrà notato che il mio impermeabile è sporco. Sporco di cosa? -
-Colori ad olio?-
-No, lasci perdere per un attimo che sono un pittore-
-Di sangue, direi.-
- Molto bene. Sangue di chi? Mi sono tagliato, ho ferito, ho ucciso o cos'altro?-
Il mio amico sbuffando si accese un'altra sigaretta.
-Non saprei.-
Non riuscivo a staccare i miei occhi dai suoi. Azzurri ma caldi.
- Diciamo che abbia ucciso. Chi potrei aver ucciso? Se lo domandi. Un povero pittore chi può aver ucciso? -
-Non saprei davvero.-
In verità continuavo a pensare al cacciatore di Hemingway, che sparava al leone in mezzo alla fronte e veniva raggiunto dagli schizzi di sangue.
- Mettiamo che abbia ucciso mia moglie. -
-Ma lei non è sposato.-
- E questo da cosa lo deduce?-
-Niente fede.-
-Oh, andiamo, mi meraviglia che uno scrittore in gamba come lei si fermi alle apparenze. Pensa che qualunque personaggio di un libro, che sia sposato, debba portare la fede?-
-Va bene. Supponiamo che lei abbia ucciso sua moglie.-
Sorrise ed io risposi. Un po' a disagio.
-Bene, crede di non averne abbastanza? Andiamo. Un pittore che non riesce più a creare, che ha ucciso la moglie e si è seduto a bere in un bar. Cristo, c'è l'inizio per una buona storia. Come credo che in uno scrittore senza idee, che si sfoga con un amico annoiato, ci siano le vibrazioni per farne un buon quadro.-
Il barista si fermò un attimo a guardarci. Mi sembrò che ci stesse compatendo. Anzi che stesse compatendo la sua intera clientela.
- Non sono annoiato.- intervenne il mio amico.
-D'accordo. Allora sta cercando di smettere di fumare. Accende le sigarette e non le porta nemmeno alle labbra. E' un buon quadro lo stesso. Potrei intitolarlo "Tentativi".-
-Crede che l'essere venuto qui e l'averci incontrato la stia aiutando a ritrovare le idee?- domandò, scettico, il mio amico, spegnendo anche quella sigaretta.
-Certo, figliolo. Sarà un buon quadro, pieno di grigi e di verdi. E nel suo libro- Continuò rivolgendosi a me -tenga conto del fatto che, il pittore, ora è solo e disperato. E che la disperazione è un bene, in qualche modo.-
-Mi sta dicendo che il pittore ha ucciso sua moglie unicamente per ritrovare l'ispirazione? -
-Potrebbe essere questo il motivo. L'ha uccisa prima di uscire di casa. Il pittore non sopporta sentirsi amato. Deve essere solo. Siamo serial killers, l'ha detto lei. -
-Penso che mi abbia preso un po' troppo in parola...- Sorrisi.
-Oh, non dica così. Chi ucciderebbe in questo bar? Il barista? Farebbe certamente un favore alla società. Me? Il suo amico?-
-Anzi forse farebbe fuori tutti quanti...- Continuò.
-Forse penserei a me stesso, prima che agli altri.-
-Uno scrittore morto non vale molto. E' giusto vivere per l'arte, è giusto persino uccidere per l'arte, mai morirne. Non dia retta alle sirene del suicidio, anche se promettono immortalità.-
Il fatto che l'uomo avesse appena nominato le sirene e che quelle di una macchina della polizia si fermassero proprio di fronte al locale, mi sembrò una strana coincidenza.
La luce blu intermittente tagliava con regolarità il vetro opaco della porta di entrata.
Il barista tirò fuori da sotto al bancone la cornice con la licenza e passò uno straccio sul vetro.
Entrarono due agenti che non lo degnarono nemmeno di uno sguardo.
Si guardarono intorno e vennero verso di noi. Chiesero i documenti al vecchio in maniera gentile ma ferma. Capimmo a malapena il suo nome prima che lo portassero via. Prima di uscire si voltò e con un cenno del capo mi salutò.
Lessi tutti i particolari dell'omicidio sul giornale del giorno dopo. In quattro mesi il mio nuovo libro era pronto. "Natura morta.", lo intitolai in principio.
Poi cambiai in "Tentativi". Mi sembrò un tributo doveroso.
Il pittore Roger Higham è stato giustiziato nella prigione dello Stato di New York di Albany il 12 Aprile del 1995.




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