FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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ANIMA NERA

Marco Lucini




Corvo: veste scura, ridotta in brandelli
Morte: vestita di nero, capo incappucciato
Angelo: veste bianca, capo scoperto


Le tre figure camminano in un'area ristretta, su un percorso immaginario di cerchi concentrici, invertendo periodicamente la direzione dei passi.


Corvo
Cammino e volo su queste desolate lande di nebbia che non s' alza, l'eco muta di questi tronchi morti mi rimprovera il movimento, ma nel passaggio del cammino senza meta io vado cercando il senso, tra l'arida terra e il sasso calpestato è il mio regno.


Morte
Ombra nera di lava dura, errante spettro di pena senza fondo. Uomo dalle scapole alate, presagio inutile, guardami! Quello che eri non importa più. Se mai sei stato altro, ora tutto è finito. Il pendolo del tempo s'è fermato, l'ultimo periodo non si completerà mai, ed ora quello che cerchi è perso nel delirio del vento quando smette di spirare, nell'uomo che non può respirare.


Angelo
Anima sola, sono io la tua consolazione. Attraverso le spine di questi contorti arbusti mi lascio guardare, perché finche puoi vedere sono l'immagine dalle braccia aperte che non ricordi più. Pensa a me come la madre amante che soffia calore nel tuo cuore freddo. Povera anima sola, indecisa tra camminare e volare, se poi l'orizzonte spoglio è sempre quello. Io sola solco il sentiero sfiorandoti nella pena, amandoti nel deserto.


I tre personaggi si fermano, la morte e l'angelo sono volti verso il Corvo che prostrato recita il suo sfogo.


Corvo
Tanto ho cercato, tanto forte ho voluto, se poi questo è quello che rimane. Non più altro da scoprire, ma non posso fermarmi, il riposo non mi è permesso. Non è la paura. No. E la memoria, orfana di pensieri, non mi consente solitudine. Questo cammino infinito s'allontana da nulla. S'avvicina a niente. La pena è la assenza di senso, la pena è comprendere la ragionevolezza dell'assenza di senso. La pena è saperlo. Il senso è sfuggito una volta per tutte. Io so che era destino, doveva succedere. Lo presentivo, non mi ricordo perché. O dove. Ma io sapevo che si sarebbe tutto certo risolto in questo. Io sapevo.


Il Corvo si accovaccia a terra preda dello sconforto.


Angelo
Basta, povero Corvo. Posa le tue ali sulla nebbia, e datti pace. Ti è concesso solo una volta ed è per sempre. Puoi continuare sereno la tua ricerca sapendo. Puoi vedere con gli occhi del vero. Nessuno potrà più costringerti nel lume. Qui sei protetto dalle verità svelate, qui nessuno potrà fendere e ferire e mortificare la tua anima esausta. Lo spazio delle illusioni ha cessato d'essere, l'agguato della delusione non appartiene a questa terra, qui tutto il senso è quella pietra per terra e le braccia secche di quell'albero morto. La crepa nel terreno non nasconde nulla, il buio ha smesso di promettere e la luce ha smesso d'essere utile.


Corvo (alzando la testa verso l'Angelo)
Poso le ali sull'argilla rosso di ferro, sterile come sabbia. Non ho freddo. Non ho caldo. La pace di questo luogo è come quella del sepolcro violato, calpesto la tomba di un Dio indifferente, sepolto senza lapide dalle sue stesse mani, io vago per l'inferno uguale al paradiso, io vago sperso per le lande della mia tomba senza decoro. La magia s'è esaurita compiendosi nell'ultimo incantesimo, il più pericoloso di tutti. La soluzione al dolore. Per sempre.


Morte
Vaneggi! Vaneggi! Non sai quello che dici, credi ancora d'esser uomo, Corvo. Ma io ti ho dato ali al posto di scapole, artigli dove avevi inutili operose ovvie mani. E proferir parola non ti è più concesso. Ascolta, Corvo, quello che ho da dirti. Le fiamme dell'inferno hanno già lambito le tue membra inermi. Miasmi infernali hanno tormentato le tue narici per anni che duravano più di secoli. I tuoi occhi hanno veduto tanto che avresti preferito d'esser cieco. Urla, lamenti, voci vane di senso e di forma non hai mai potuto smetter d'ascoltare. E adesso io ti ho liberato, guardami, sono la volontà che ti ha reso libero. Il tuo volo planare s'è concluso in questa terra, in mezzo a nessun oceano, recalcitrante ad ogni mappa. Riprendi il cammino Corvo, non corri rischio.


Corvo (alzandosi in piedi)
Proseguo il mio cammino, voce profonda che mi parli, dove sei? Perché vedo solo quest' Angelo muto?


Morte
Vedi l'Angelo muto perché lo guardi. Se smetti di pensarlo e di ascoltarlo non vedrai nemmeno lui. Ed ora ascolta ancora la mia voce e guardami, sono alla tua destra. Piccolo Corvo, come potevi non vedermi.


Corvo (volto verso la Morte, che vede per la prima volta)
Ti vedo, il tuo mantello nero s'alza nell'aria senza vento. I tuoi occhi mi fissano. Perché sorridi Morte? Amica del prima o poi. Compagna certa di senso incompiuto, l'appuntamento onorato mi ha portato nella sabbia di questo luogo senza tempo. Ascolto la tua parola e credo a quello che dici. Sicuro del mio sentiero perché nasce dietro ad ogni passo che compio, la strada s'apre solo alle mie spalle. Davanti una linea orizzontale che s'allontana se io m'avvicino. In mezzo una misura che non è ne tempo ne spazio, puro pensiero senza interrogazione. Tutte le risposte a nessuna domanda, proseguo. Finalmente contemplo la mia anima pacificata. Perché piango Angelo?


L'Angelo accarezza la testa del Corvo.


Angelo
Le tue lagrime, Corvo, sono perse. La tua pena, Corvo, vana. Lasciati sfiorare la mente dalla mia veste bianca d'oblio. Annusa il profumo della seta candida. Bianca. Sottile. Leggera come devi esserlo tu. Astrazione pura, contemplazione infinita del sì. Il vuoto della saggezza infinita deve riempire lo spazio intero della tua angoscia. Lascia che ti accompagni lungo il tuo cammino, non sentirai mai stanchezza, non arriverai mai a nessun termine, il privilegio tuo è vivere senza tema di traguardo. L'ago della bussola è sublimato nella roccia cristallina. L'orologio non muove più secondo, minuto e nemmeno ora. Aspetta paziente, grato. La pace ha raggiunto anche lui. Impara dalla bussola e dall'orologio. Dai pace alle tue lagrime.


Corvo
Morte, ti prego, spiegami il senso delle mie lagrime inesauste, ho forse da espiare colpe di cui non conservo coscienza o memoria?


Morte
Hai trascorso una vita errata, corvo. D'illusioni ti sei circondato, finche il loro stesso peso non ti ha schiacciato. Cosa volevi sapere Corvo? Perché hai insistito tanto nel voler costruire senso intorno alle cose e alle persone. Pensavi di essere Dio? La tua ricerca frenetica non si è fermata nemmeno di fronte a te stesso. Ti ricordi? No. Non puoi ricordare nulla. Te lo ricorderò io. Insoddisfatto e miope hai iniziato ad interrogarti. Volevi trovare significati di cui eri certo dell'esistenza, ti sei messo alla prova, per poi verificare gli esiti. Ingovernabile come un raggio di sole eri alla ricerca del tuo senso. Pensavi: "che senso ho rispetto la gente, che senso ho rispetto alla luna piena e alle maree, che senso ho rispetto all'allineamento delle stelle, che senso ho rispetto a me stesso in cerca del proprio senso....".


Corvo
Queste lagrime sono mie antiche compagne. Hanno tracciato segni di dolore sul mio viso e come la pioggia nel deserto sono poi evaporate per lasciare la stessa terra sterile di sempre. Solo solchi e rughe sono restati del loro passaggio. Angelo, i tuoi occhi brillano di tristezza. Angelo, il tuo sguardo è bagnato della mia pena. Morte, ho poi trovato il senso di me?


Morte
Il tempo era per te una variabile che ti legava l'essere senza dare nulla in cambio. Incominciasti ad odiare il tempo, credesti fosse colpa del tempo il non trovare senso alla tua vita. Non potevi pensare mentre il tempo passava, formulavi il tuo pensiero nello stesso secondo già trascorso. Non riuscivi mai ad essere più veloce dello scorrere del tempo. Tutto intorno ti si muoveva, mentre tu cercavi d'indagarti le cose intorno si spostavano, non riuscivi mai a fermare tutto. Neanche per un secondo. E così non era possibile capire nulla, non si poteva pensare a sì nella corsa. Incominciasti a chiederti come fermare il tempo.


Corvo (riprendendo il cammino)
Se prima volevo fermare il tempo adesso sento il bisogno di scandirlo. Non posso smettere di scandire passi. Pare essere l'unico modo di mostrarmi vivo a me stesso. Essere e non immaginarsi. Se qui mi fermo, tutto si ferma intorno. Non potrei più sapere d'esser vivo. Ne ho paura. Non smetto di camminare.


Morte
In un solo istante un bagliore, riflesso di mille soli allineati. Il metallo lucido era liscio come i tuoi artigli adesso, Corvo. Brandivi con mano sicura, brandivi la tua rabbia come se fosse quella di infinite legioni disperate. Fu la carezza più profonda che la tua pelle abbia mai conosciuto. Era scritto nei libri segreti che quella carezza l'avresti ricevuta da te stesso. Le tue carni s'aprirono in quello che pareva essere un sorriso beffardo, sembrava una risposta. E poi non lo sembro più. In seguito parve una palpebra schiusa che, finalmente, versava i fiumi di lacrime rosse trattenute da tempi immemorabili. Dopo pochi minuti il tempo si fermò. Almeno intorno a te.


Angelo
Povero Corvo. Ti prego, alza la testa. Non lo avresti mai dovuto sapere. Perché hai interrogato Morte? Ancora non hai placato la tua febbre. Ancora a cercare. Povero Corvo. Il riposo promessoti non riesci a godere. Piangi ancora, nell'epifania svelata dell'epilogo della tua scellerata ricerca. Pingi corvo, pensando all'inutilità delle tue sprecate lagrime rosse.

Corvo
Io devo saperlo. Io devo saperlo. Saperlo. Devo sapere se in fondo a questa landa di dolore c'è una spiegazione. Anche piccola, anche parziale. Cosa siete voi, per aver voluto raccogliere i brandelli insanguinati di un qualcosa incapace di darsi nome. Cosa è stato di me, ancora prono al delirio autocostruito della ricerca del senso. Anche qui dove l'evidenza vorrebbe risolvere i miei interrogativi, mi tormento. Nessuna lama potrà mai troncare la maledizione del cancro che alberga in ogni mia cellula, in ogni mio pensiero ed in ogni mio sguardo.


Morte
La consapevolezza. Ancora adesso cerchi d'essere consapevole. Come prima, tenti d'esserlo attraverso la comprensione. Il tuo cancro si chiama presunzione di coscienza. Guardati, Corvo. Hai ali che non sai usare, nella tensione dei tuoi sforzi non hai mai spiccato un volo. L'orizzonte per te non è mai stato altro che una linea. Ed ora che è realmente niente altro che una linea, di nuovo cerchi di capire altro. Neanche fermare il tempo per riflettere è servito a darti risposte. Hai lavorato una vita intera per crearti il tuo inferno, ma neanche di questo sei soddisfatto. Sei un corvo, con un passato di uomo e la presunzione di Dio. Sei pazzo.


Angelo
C'è stato un Dio, per tanti uomini. Piccolo Corvo. Un Dio Costruito su misura per loro. Un Dio assegnato a placare la loro sete di sapere. Un Dio che tu non hai mai conosciuto, un Dio che avrebbe lenito il tuo dolore, qualcosa che tu non potrai trovare mai. Dalle colline verdi un uomo correva pazzo fino ai campi di grano, per cercare d'inseguire il sole nel suo cammino inesorabile. Nella chimera di poter fermare l'istante che sapeva essere risolutivo dei suoi bisogni. Ma la notte lo ricopriva inesorabile, senza concedere tregua alla sua speranza disattesa. Ho visto uomini fissare il sole fino a bruciarsi gli occhi, ho conosciuto la disperazione di chi tentava di penetrare il segreto inconfessabile di un'armonia. Ho conosciuto uomini cercare l'assoluto in parole che solo loro sapevano comprendere. Ho lenito anime lacerate col candore della mia seta morbida. Ora il panno bianco del mio mantello è consunto, e non posso più nulla difronte alle tue lagrime. Se non cadere al tuo fianco sulla dura terra in cui s' aprono ferite simili a quelle delle tue labbra, sprecate in parole vaneggianti, sprecate nell'urlo straziante, in quell'urlo di cui è capace solo l'uomo muto. Amarti non ti basterà, amarti è l'unica cosa che posso.


Corvo
Perdonami Angelo. Perdona l'amor tuo che spreco. E Morte abbi pietà, del privilegio che spreco. E che io abbia pietà di me stesso. Me infermo. Me mancato. Me freccia senz'arco. Continuo a camminare, incapace d'altro. Con voi. Esseri lenitori d'un cuore inconsolabile, immeritate compagne d'un destino senza forma. D'un male più forte della vita. D'un male più forte della morte. Orecchie sorde a tutto se non al suono della propria voce. Occhi ciechi ad ogni cosa se non a quello che vogliono vedere. Ali inutili. Volo mancato. Destino terreno, la voce cerca soltanto i suoni a lei famigliari. Cammino con le mie compagne, in terre arse da un sole che non vedo brillare, tra rari scheletri d'alberi, immemore del mio passato, se non come disordinato mosaico monocromatico di schegge d'emozioni. Alla mia destra la Morte, alla mia sinistra l'Angelo. Dio! Dio! Se mi senti, ascolta le mie parole. Abbi pietà di te. Noi siamo i tuoi figli persi, altri non ce ne sono. Guardaci trasfigurati. Guardami, piume di corvo che non sanno volare. Guarda loro. Guarda il tuo angelo con il viso intriso di lacrime, guarda la sua bocca muta di parole, e la sua seta sprecata. Guardaci! Guarda la Morte, consapevole protagonista di vite irrisolute, guarda il suo bellissimo viso incappucciato e chino a terra. Dio degli infermi, guardaci camminare per un sentiero che non sappiamo, verso una meta che non esiste. Senza possibilità di liberazione, senza soluzioni, con certezze immolate sull'altare del sacrificio esistenziale.


Angelo (riprendendo il cammino a fianco del corvo)
Perdonami Corvo, perdonami di non essere riuscita a guarire le tue ferite. Perdonami di non aver saputo inebriare d'aria le tue ali chiuse. Il destino non può mai essere più malvagio del pensiero che ci perseguita. Corvo errante in prospettive sinistre, Corvo che solo sei capace di immolare te stesso, Corvo che subisci tutto il male che sei incapace di fare ad altri, Corvo nella tua ricerca sei solo, nemmeno la mia anima gravida di pena potrà esserti d'aiuto. Perdona me anche tu Morte, altro non ho saputo fare se non versare lagrime in quel fiume che hai da guadare, rendendoti l'impresa ancor più difficile. La soglia sacra che guadi non divide nulla, e con la mia impotenza l'ho resa ancor palese nella sua insensatezza. Il fardello pesante che portiamo sulle spalle siamo noi a riempirlo, noi soli e nessun altro.


Morte (riprendendo il cammino a fianco del corvo e dell'angelo)
Perdonami Corvo, perdona il mio ruolo ingrato. Ti ho portato con me attraverso il guado, condividendo con te l'illusione di poter così dare significato a tutti gli incipienti interrogativi che ti tormentavano. Ma l'inferno era aggrappato a te come un ragno sulla tela. Aggressivo, allertato, tenace non lasciava la presa. Io sono solo la traghettatrice tra diversi desideri d'essere, ma non posso essere la spiegazione di alcuno di loro. Perdonami Angelo, ti ho lasciato nel tuo mantido velo un'anima senza pace, un fardello imprevisto ha accompagnato il viaggiatore, nulla ho potuto per liberarlo. Le tue lacrime si uniscono alle mie impossibili a vedersi. Il mio mantello consunto ha ormai lo stesso colore del tuo ingrigito. La tua attitudine gentile si confonde con la mia di cui ormai non sono più certa.


Corvo (fermandosi a guardare i suoi interlocutori)
Perdono. Perdono. Perdono?...Che senso ha il perdono?



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