FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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AMORT

Sergio Rizza




Stupinigi Pastrengo: attento fissando pomelli di letto, col freddo che fa resta coperto da splendide coltri. Uno via l'altro, voilà! Tutti morti di cancro (non i pomelli, però).
A letto si sragiona meglio. Se tremanti e crogiolantisi, poi, meglio non parlare.
Ma che cos'è tutta questa storia? Vivere è bello, ottimismo, ottimismo (pronunciare con lieve, quasi stanca inflessione, almeno da me). Guai a farsi prendere da strane idee. La berluschite avanza in effigie. Piena, sazia, ingolfata direi, di brutale sincerità. A noi il respingere la.

-II-

Uno vive, spera, combatte, sorride. Spera e sorride soprattutto, sempre lo sguardo rivolto in avanti. Con un sorriso idiota, possibilmente, e non meno che "cristiano", stampigliato sulla bocca.
Figuratevi il caso, appunto questo che ho detto. Per uno così, che vive così, che pensa e pratica così, non si può dire che la vita non sia un dono. Questo signore, verosimilmente, frequenta l'oratorio. Qui, allestisce bellissime recite, dipinge pannelli che raffigurano scene. Poniamo che abbia trent'anni: giocherà con i bambini di dieci.
Dalla vita accetta tutto, veramente. E tutto ama senza distinguere. Certo, questa sua vita è un fiabone gigantesco dai contorni un po' sfumati, eccentrici anzichenò, succo istantaneo da bere via via, ma sempre con la Meta, la Grande, Ineffabile Meta, fra le temibili, sicurissime grinfie.

-III-

Ma la realtà. La realtà cos'è (per quel patacca di Pastrengo, ora).
I problemi, accessori, legati alla socialità, a tratti convulsa, rimangono a galla come stronzetti nel mare (niente giochini, né, come sopra, sacre rappresentazioni).
Rimangono gli amici morti di cancro, questi sì effettivamente, fluttuano molto perché il mare sottostante sono loro, il mare che riceve la merda, la inghiotte e la impasta con le manine azzurre, belle di mamma morta.
Viste le cose, poi, e fatti tutti, uno per uno, i bravi conticini, potrebbe non restare che un solo, tragico interrogativo:
"Facciamo un bel tuffo, molto egregio signor Stupinigi?", cui seguirebbe, pure: "E chi si butta per primo?".




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