FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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CRONACHE DI UN AMBULANZIERE

Bruno Iarussi



Introduzione

Nel 1989 cominciai a lavorare per Bologna Soccorso, punta di diamante della sanità Bolognese e, almeno nelle pretese, Italiana. Avevo 37 anni.
All' epoca l'esperienza di avvenimenti eccezionali mi spinse a raccoglierli sotto forma di cronache. Sono i fatti che leggiamo quotidianamente sui giornali, che raramente e difficilmente ci coinvolgono oltre il loro essere curiosità. Il lavoro di ambulanziere offre un ulteriore difesa al coinvolgimento. Hai un ruolo, sei quello venuto a risolvere in qualche modo la situazione. Sei, con le forze di polizia e i pompieri, un operatore chiamato a rimettere ordine in un momento più o meno critico, sempre anomalo. Dopo gli anni della contestazione mi trovavo ad essere una piccola pedina, in gioco con i sostenitori e non con gli oppositori dello status quo. Era una situazione disagevole per me ed ancor più perché a volte nessuna diversa soluzione sembrava possibile. Ero comunque in prima linea. Bologna la ricca, la benestante, mi si rivelava nella sua ombra, di miseria, di violenza, di morte e di vuoto.
Dopo cinque anni da allora il mio stupore é diminuito, l'abitudine svolge il suo compito. E' in qualche modo ciò che succede a tutti di fronte al quotidiano bombardamento di immagini e storie spesso raccapriccianti e tragiche. Noi, comunque siamo nel primo mondo. Le nostre vite sono certamente più agiate e sicure della maggior parte dell'umanità. Eppure la marginalità ha raggiunto anche le città più difese e tradizionalmente ricche e con essa é arrivata anche l'intolleranza. Vorrei non perdere la capacità di stupirmi di fronte a storie come quelle di cui sono stato testimone e vorrei acquisire il senso della mia, della comune, responsabilità di queste miserie ma soprattutto della responsabilità di chi specula scientemente sulla miseria altrui. Il confine si fa labile. Sono cosciente che il mio consumo determina quelle stesse miserie che credo volute da altri ? Basta invocare il plagio o l'induzione di bisogni per sentirsi a posto con la propria coscienza ? Probabilmente é la mia origine borghese a farmi pensare così, e di conseguenza non tutti si riconosceranno in questa inquietudine per altro senza frutti.
Spero comunque, d'essere riuscito nelle mie cronache a far parlare i fatti, ad intervenire il meno possibile. Le ho raccolte per non dimenticare inizialmente. Ora si aggiunge la speranza di raggiungere i miei lettori, di provocare quell' attimo di indignazione che può essere un punto di partenza di un nuovo cammino di solidarietà.

Suicidi
Fra le varie mansioni che mi spettano, c'è la constatazione di decesso dei suicidi. Se, mentre lavoro, qualcuno a Bologna decide di togliersi la vita, molto probabilmente io lo vedrò appena poco dopo quegli attimi fatali in cui lui é riuscito a darsi la morte.

Quella volta era mattina. Già qualcuno era intervenuto e mi aspettavano per poter andar via. Scarabocchiati quei pochi fogli che giuridicamente stabilivano, una volta per tutte, che quel poveraccio era morto, Polizia e Ambulanza (me compreso) sarebbero stati liberi di volgere altrove la loro attenzione..
Stavolta si trattava di un ragazzo, 22,23 anni circa. Il luogo era una cantina di un condominio di periferia. Una di quelle stanzette semi-interrate che la gente usa come ripostiglio. Piccole stanzette. Il soffitto alto non più di due metri. Quando arrivai qualcuno aveva già provveduto a tagliare la corda che aveva tenuto sospeso quel corpo per il tempo necessario a procurargli la morte. Il ragazzo era disteso per terra. La corda, tronca, ancora intorno al collo e su di esso un solco profondo: l'impronta netta della corda come se ormai il corpo fosse di cera. Sembrava uno di quei trucchi usati al cinema o al teatro. Strana associazione di idee. Fretta di rimuovere la realtà di quella scena ?
Le gambe erano accavallate e ripiegate come nell' asana Yoga del Loto. Quella posizione era inspiegabile, finché ti raggiungeva la logica del fatto. Quel ragazzo, 22 anni, nessun apparente motivo per desiderare una fine del genere (dicevano di lui) aveva desiderato così tanto la morte che impiccandosi ad un soffitto basso aveva avuto bisogno per morire di sollevare le gambe e tenerle sollevate fino a che la morte non fosse sopraggiunta.
Quale incredibile determinazione. Aveva dovuto resistere negli ultimi attimi della sua vita all'istinto di sopravvivenza. Sarebbe stato salvo, semplicemente estendendo le gambe


"Com'è la scena ?" domanda il poliziotto. " Normale amministrazione " rispondo io.
Il vecchio giaceva sulla sedia, ricurvo. Un foro all'apice della testa. La pistola ancora in mano. Una vecchia pistola, già arrugginita, risalente a chissà quale mitico anno di battaglie.
Si era sparato in bocca.
L' espressione, l'ultima, era di dolore, morale, non fisico.


Una ragazza di 18 anni. Tossicodipendente. Poche notizie. In comunità terapeutica da qualche mese, tornando a casa al tormento dell' astinenza si aggiungeva un amore reso contrastato dalla equivalenza partner = eroina che per i genitori era ovvia e forse lo era in realtà. A 18 anni non si può, a volte, chiedere la morte. Dal quarto piano di un palazzo questa dovrebbe essere scontata.
Sembrava un sacco di carne che conteneva frammenti di ossa. Un sacco bucato, per di più. Le ossa delle caviglie nell'urto avevano sfondato la carne rivelandosi in tutta la loro sanguinolenta fragilità. Alcuni denti sul selciato e sangue. La mascella e la mandibola completamente rotte. La raccogliamo con la massima cautela ed anche così ci parve chiara la consistenza non più solida di quel corpo.
Povero burattino senza più fili. Avrebbe dovuto aspettare altre settimane prima di raggiungere lo scopo di quel gesto. Infine la morte si concesse ma chiese ancora sofferenze, prima.

Lo splatter é elemento presente spesso in queste mie cronache e non riesce ad essere ironia o gioco quando é vero. Il suicida può essere una persona dall'alto tenore di vita, villettina auto e tutti i giocattoli del nostro opulento mondo occidentale. Il denaro diventa troppo importante e senza si può desiderare la morte. Non importa se in casa sei il pilastro della famiglia, se tua moglie recita da sempre il ruolo della depressa. Con un gesto puoi stupire tutti, capovolgere il ruolo. D'ora in poi parleranno di te, come un depresso ma ne parleranno sempre al passato. Di là, in salotto ero alle prese con questi ameni pensieri (distacco, distacco, non posso prendere sulle spalle la sofferenza di questa donna e di questo figlio). La scena cambia in cucina, fredda professionalità di fronte a quel sangue, quei frammenti di ossa e di cervello che si erano sparsi dopo l'esplosione di quel proiettile nella sua testa. Diventiamo guardoni tutti in questi casi. Se accetti di presenziare a scene del genere o se lo devi fare un fascino perverso ti ammalia e sei come tutti, frasi di circostanza, compassione per i vivi e attonito sguardo sulla scena.


Pazzi

Volete sentirla la storia... Ci chiamano per un Codice Rosso C9 Sierra. Tradotto vuol dire non identificato in strada... anzi nell'androne di un palazzo, in pieno centro. Ma non era nell'androne ma lungo le scale. Salendo le solite ansie, un vecchio che ha gniccato, un tossico in overdose... Invece era una ragazza, fricckettona al limite della barbona, vezzosa ancora e giovane, 25 anni circa. Minigonna tangente culo e niente mutande. Sdraiata sul pianerottolo davanti alla porta dell'abitazione di un vecchio, che timidamente protestava. Si era accomodata su una coperta rossa, l'unico bagaglio che possedeva e con molta purezza ha risposto che cercava di dormire, lì perché non aveva altro posto. Pelo nero lungo le gambe scoperte, brutta ma bella di una sua bellezza, e la coperta gliela abbiamo negata, perché no, non si può donare la roba di proprietà pubblica. Il grosso autista volgare mille volte più della pazzerella di turno così decise e così andò bene per tutti. Io elegante signore dei padroni semplicemente le dico che se non se ne va le invio i cani del padrone, la Polizia, quelli cattivi non noi che ancora eravamo i buoni.

E' bello avere una casa a Via ***. Sei vicino al centro, in una via antica della città, che vive di un suo clima clochard. Popolo verace, mischiato a ubriaconi, studenti, artigiani, creativi, etc. Il nuovo popolo si sostituisce al vecchio. E qualcuno su questo ci fa i soldi. Quelle povere case possono diventare graziosi appartamenti. La via cambia faccia, ed il popolo verace rischia di diventare popolino emarginato.
Fui chiamato per uno psichiatrico. Un T.S.O., sigla asettica che nasconde la coercizione della terapia quando qualcuno di noi davvero esagera. Quei portici li conoscevo. Erano intimi. Molte volte l'ombra di quei portici mi aveva avvolto rassicurante. Quella notte era diversa. Gente in vestaglia, proteste, urla. Colore di un vicolo di Napoli a Bologna. Su per le scale si respira già la miseria. Forte l'odore di urina. In cima, in cima una piccola stanza, colma di bottiglie. L'odore di piscio é intensissimo. Un uomo era sdraiato per terra. L'aria spossata di chi ha appena dato libero sfogo ad una rabbia a lungo repressa. Il pavimento era bagnato di piscio.
Quell'uomo viveva in quella piccola stanza. E' una stanza con il tetto spiovente che rende inutilizzabile gran parte del già esiguo spazio. Non c'era il water. L'uomo era probabilmente costretto a fruire del bagno della vicina e ciò doveva aver reso difficili i loro rapporti. E poi lui é uno psichiatrico , uno di quei soggetti che nella vita ha già incontrato l'Istituzione e che da questa ha tratto probabilmente ulteriore forza per la sua devianza. Ricorre ad un escamotage. Raccoglie nella sua piccola stanza bottiglie di plastica e ci piscia dentro. Le conserva queste bottiglie, probabilmente per buttarle via di tanto in tanto, quando riesce a vincere la vergogna o la pigrizia. Quel giorno quella miseria deve essergli sembrata insopportabile. La rabbia deve aver prevalso e lui la sfoga, su quelle bottiglie. Le rompe tutte; Poi finalmente spossato si sdraia. Non importa niente del piscio. Non era stato forse il suo compagno di stanza, il piscio ? Ricordo ancora l'espressione dello psichiatra da noi svegliato quella notte, quando gli portammo il nostro paziente e lui resistendo ad ogni evidenza olfattiva disse: "Ma come...piscio?"

Extracomunitari

L'Italiano ha per anni potuto discutere del razzismo esibendo la propria tolleranza democratica, senza avere, per la verità, occasione di essere altrimenti, il "negro" essendo altrove. Ora i "negri", diventati per maggior quiete "extracomunitari" sono arrivati e continuano ad arrivare in quantità. E se Bologna ha assorbito con relativa dignità l'immigrazione dal sud-Italia (regalando solo l'epiteto di "marocchino" agli immigrati), ora con i Marocchini veri ha a che fare, e non solo con loro ma anche con Senegalesi, Nigeriani, Tunisini, Etiopici, etc.
Bologna, la democratica, risponde bene. Ai Bolognesi piace la musica nera, i neri sono "osservati" con attenzione dalla parte più sensibile della Città, danze e musica afro-latina impazzano.
L'assassinio di due Tunisini può o meno scuotere la coscienza della gente. E' un normale fatto di cronaca, ma....
Ma Lui aveva solo 24 anni, era giovane e magro, non aveva certamente voglia di morire quella mattina, alle 6, mentre cercava di spremere dalla notte qualche ultima forte sensazione. Quando lo raccogliemmo era ancora vivo ma le sue condizioni erano disperate. Come sarebbero potute essere altrimenti, con un proiettile che gli aveva traversato la testa ed un altro l'addome? Il suo amico, cui era stato riservato lo stesso trattamento, aveva cessato immediatamente di vivere. Lui, ancora respirava. La sua giovinezza resisteva a quella morte assurda che pretendeva di prenderselo all'uscita da un'osteria.
Quando tutto fu finito, mi chiesi quale motivo avesse potuto spingere ad una tale violenza. Prostituzione, droga, non mi sembravano abbastanza. Arrivai alla conclusione che quei due dovevano aver disturbato qualcuno molto in alto, magari qualcuno di quelli che organizzano l'immigrazione clandestina di quelle povere donne che arrivate da inimmaginabili campagne Africane, si ritrovano a vendere la fica per poche lire ai Bolognesi, antirazzisti fino a questo punto.
L'indomani i giornali riportavano il primo resoconto degli avvenimenti (per fortuna i seguenti sarebbero stati più decenti) secondo il quale quei due giovani erano stati fatti fuori da un ragazzo che intendeva difendere così, decisamente con troppo entusiasmo, una ragazza molestata.
Tutto é possibile a questo mondo. Ma quel ragazzo che lottava con la morte, un buco in testa, ragazze non potrà più infastidirne e noialtri potremo dormire sonni tranquilli, ora che quei negri sono stati avvertiti.
Bologna, nella sua pulita efficienza sa far pervenire i suoi messaggi.



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