FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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AGOSTO IN FESTA

Mark Bernardini




Era ieri. Era quasi un anno fa. Era in un'altra vita. Ero un'altra persona. Non è retorica, vi scongiuro di credermi.
Se la rivoluzione d'ottobre [...] fosse stata di maggio...
No: troppo lontano.
Accorgersi, per la prima volta, che se non si soffre quando si viene lasciati, è peggio, è molto peggio. è orribile. Non moralmente. Ma ci si sente inutili. Per la sorpresa.
Le persecuzioni medievali mi hanno fatto passare i dubbi, come le distruzioni morali e materiali mi hanno svuotato. Ad ogni vaso lanciato, ad ogni urlo, ad ogni unghiata un pezzo de @@@@@@@@@@@@@@@
Basta. Sono fuori tema.
E' il '95. Sono ragazzino. Sì, in tutti i sensi, anche in quello. Ma cosa ve ne frega. Mi va bene così.
Da tempo, nel tradurre (è il mio mestiere), ho eliminato la carta. Ero fiero del mio circuito stampato a 9600 bps. C'era anche scritto 2400 bps for modem. Ne scrivono di cose incomprensibili. Fumo negli occhi.
BPS, bit per seconds, quantità di bit al secondo, baud (unità di velocità di trasmissione dell'informazione) [The comprehensive english-russian scientific and technical dictionary, Mosca, 1991].
BAUD, dal nome dell'inventore francese J.M.E.Baudot, 1845-1903, denominazione specifica illegittima, utilizzata un tempo in telegrafia di unità extrasistemica di frequenza di impulsi di invii elementari codificati ed ausiliari. Corrisponde ad 1 sec-1. APPARATO DI BAUDOT, apparecchio telegrafico multiplo alfascrivente con tastiera pentapulsantica, grazie alla quale la trasmissione di telegrammi avviene ad un certo ritmo indicato da segnali cadenzati. Tale apparecchio è stato adoperato fino agli anni '60, poi vennero estromessi dagli apparecchi start-stop (telescriventi). apparecchi start-stop (dall'inglese start: iniziare, mettere in marcia, e stop: fermare, cessare, impedire): apparecchio telegrafico scrivente a rotazione discontinua dei meccanismi distributivi di ricezione e trasmissione. Per la trasmissione di qualunque segnale all'apparecchio start-stop occorrono 7 invii di corrente elettrica: uno di avvio (start), poi cinque di codice ed uno di arresto. Questa "combinazione di start-stop" del simbolo viene trasmessa e ricevuta in un unico passaggio di meccanismi di distribuzione a regime sincrono. L'apparecchio start-stop è l'apparecchio fondamentale utilizzato nelle comunicazioni telegrafiche dell'Unione Sovietica e della maggior parte degli altri Paesi [Dizionario politecnico, Mosca, 1989].
Possedere qualcosa, malgrado se stessi, non impregnarsene, per usarlo in modo diametralmente opposto rispetto al capitalisticamente prevedibile, è poco marxista.
Modem, modulatore-demodulatore. Detezione o riduzione della profondità di modulazione delle oscillazioni modulate.
Fuori tema. Ancora. Come sempre. è per questo che abbiamo perso (questa non è mia).
L'incubo è finito, sono finiti i giorni delle urla, degli scandali, della violenza, del grigiore. In modo del tutto casuale. L'unica mia azione, abulico come sono, è stata quella di uno scatto di ribellione quando questa persona, che ho amato per cinque infiniti anni, dopo avermi scaraventato nella solitudine, mi ha comunicato (sic) che tornava. No, dissi io. Non più. Il resto, ciò che è accaduto nei successivi cinque mesi, gli insulti e minacce telefonici in segreteria, le telefonate minatorie del padre di lei a mio padre (a Roma) e sue a mia madre (a Mosca), genitori di un uomo di 33 anni che vive solo dall'età di 20, è storia d'oggi.
Sono ancora fuori tema.
Sono abbonato a Linus da circa 15 anni, e lo leggo da 20. Tra l'altro, galeotto fu Linus per 'sta storia. Ma sono fuori tema.
Quando, nell'86, mi riformarono dopo tre mesi di caserma e di reparto psichiatrico di ospedale militare, un mese dopo mi proposero di venire a Milano a lavorare, ed avendo all'epoca la ragazza ad Ivrea, accettai di buon grado. Poco importa che anche quella storia finì tragicamente con il sottoscritto abbandonato in Dalmazia con la testa fracassata. Sono fuori tema.
Solo a Milano. Città del cazzo. Per carità, il peggio non è mai morto. E del resto, la città da dove venivo, Roma, era di merda. Beh, vediamo un po'. Agendina. Qualche numero che inizia con 02/. Chissà chicazz'è. Boh. Ah, sì: Katia, facevamo gli sballati in piazza Navona. Era... sì, il '79. Canne a tutto spiano. Ho smesso di fumare sigarette normali nel '90, sembra il secolo scorso. '79, il telefono era analogico, ed a disco, mica a tastiera. Si pigiava il tasto per far scendere il gettone, quando ti rispondevano. Urbane, chiaro. Fuori tema.
'86. Ciao, ti ricordi? Katia. Forse è perché non c'è mai stato un letto tra noi. Grande e tenera amicizia, mai provolaggine. Sì, stasera. Old Fox Pub. Piazza S.Agostino, Metrò.
Son 10 minuti che aspetto. Che palle, 'ste donne. Pure quando non c'è nessuna storia sessuata dietro. "Scusa, per caso sei Mark?". "E a te checcazzo te ne frega?!". "Scusa, scusa... sono un amico di Katia, che arriva con mezzora di ritardo...". "Così va meglio... Scusami tu". Era Marco. Per chi mi conosce, dirò che è il mio più caro amico, col quale sono andato in barca questa estate.
All'Old Fox ho conosciuto tanta gente. Tra gli altri, uno sballato veneziano che "si muoveva e conosceva gente" (Nanni Moretti docet) a Roma. Quando si ricorda chi è, fa l'art director, qui a Milano. Il palloncino al posto della faccia, che scoppia alla prima rasatura Bic, per intenderci. è alto e grasso. è enorme. è tenero. Il suo socio, a confronto, è un pigmeo. Beh, il socio (Enzo Baldoni, il traduttore di Doonesbury), se lo vedete da solo, è grosso il doppio di voi che mi leggete. Insomma, insieme usano una balena come logo... è così che, su Linus, a fine '94 leggo una prefazione di Enzo all'ennesima imbarcata di Garry Trudeau. Si cita una BBS ed il suo relativo numero telefonico. Come sia andata a finire, per chi mi conosce (tanto per cambiare), è noto. Duomo, non dico altro. Però, attraverso vari messaggi di solidarietà, vengo a scoprire dell'esistenza di altre BBS.
Io sono comunista. Lo era mio nonno, confinato dai fascisti e torturato dalla Gestapo, lo era (forse lo è) mio padre, lo sono diventato io, abbastanza presto (14 anni). Non ho più smesso di esserlo. Anche, e soprattutto, dopo due bombe a mano e sette colpi di pistola. Rimanemmo feriti in 27. Ma questo, ancora, per l'ennesima volta, non c'entra.
Tutto questo per dire che l'espressione "Rete Civica", che per carità non è prerogativa della sinistra, ha esercitato indubbiamente una certa attrattiva su di me. Fin dalle prime volte capii di sentirmi a mio agio, in una realtà nuova per me. Più cominciavo a sentirmi nel mio humus, più mi sentivo disposto a collaborare a livello di volontariato, per quel che sono le mie competenze. "Russofilia". Poi, "Solitari? No: singles!". Faccio solo un esempio: anche prima di telematizzarmi, ho prestato e presto tuttora la mia opera di simultaneista, a titolo assolutamente gratuito, come contributo alla causa, all'associazione culturale "Punto Rosso". Ai miei clienti questo scherzo costa 600.000 lire al giorno. E' il 19 luglio, è il mio compleanno, compio gli anni di Cristo, me ne può fregar di meno, ateo come sono, dopo i 25 si celebrano solo le decine (30, 40, 50...). Però è una buona occasione per bere un bicchiere. Ci troviamo in una dozzina, della Rete, all'Old Fox. Tre giorni dopo, improvvisamente, il mio amico Marco mi chiede di aiutarlo a portare una barca da Rapallo a S.Maria di Leuca. Of course. Immediately.
Torno a fine luglio, nonostante gli improperi, benevoli, inviatimi da taluni, e malevoli, di talaltri. E penso, e ragiono, e dico, e scrivo: primo, chi rimane a Milano d'agosto, pensa di essere l'unico sfigato di 'sta terra; secondo, questi sfigati pensano, ciascuno, che l'unico posto aperto d'agosto è di quello sfigato che è sotto casa sua. E se provassimo, civicamente, a scambiarci le informazioni circa la nostra permanenza forzata a Milano e circa i posti dove si può non morire in 3/4 d'ora di solitudine?
Da questa innocente (??? Mah...) idea è nata "Agosto in festa!". E qui, finalmente, veniamo al tema di questa mia missiva. Incredibile.
Il numero dei festaioli è variato tra i 15 ed i 30, fatto sta che solo due li conoscevo da prima e/o indipendentemente dalla rete. Non avrei mai pensato che, tra questi presunti sfigati, si potesse conoscere tanta gente a cui ci si può affezionare, perché esseri vivi, umani, che non nascondono di esserlo, intelligenti. è bello, non nascondersi.
Chi mi ha conosciuto avrà notato quanto io sia spigliato, nel senso contrario del timido. è una facciata, credetemi. Semplicemente (meschinamente?), decido con chi aprirmi, e con chi - no. L'ultima volta che mi sono sentito così a mio agio, era il '76, ed eravamo in 83. Ma questa, di nuovo, è un'altra storia. Non perdiamoci, sarebbe davvero frustrante. Non per me, per me sarebbe deprimente.
Stefano fa finta di essere antipatico e burbero. Provate a guardare al di là dei suoi occhiali. O oltre i suoi baffi. E' vulnerabile, ne è cosciente e si difende. Ma resta amabile, suo malgrado.
Alessandra è una fiaba, è così capace di dare da dimenticare di avere diritto di avere. E meriterebbe di avere qualunque cosa desideri. Margherita è peggio di Stefano. Una furia. Margherita, che getta i fiori gialli nella fossa di scolo. Margherita, che più Chiara di così... Margherita è limpida, fuor di battuta.
Mario F. fa finta di sonnecchiare. Tutte palle. Mario, una testa che vale più di. Vale più di, e basta. L'aveva capito anche la Thatcher.
Antonia. Un maremoto nel cervello. Antonia, il vento. Antonia boh ma di cuore. Antonia di cuore ma con causa. Anto, umorismo dichiarato cattivissimo, ma chissà perché riesce al massimo ad essere teneramente spiritosa. Vai così...
Ezio, que si pasaran, es la muerte.
Giuliano, ma tranquillo-tranquillo, sapete? Famiglia, turni all'ospedale... L'onesta', la rettitudine di un uomo che ha pagato per le sue scelte e che, a differenza del sottoscritto, non le va sbandierando in giro.
Mario S. Ma sì, dai, il leghista, no? Ma tu guarda che tipo... Chissà che ci fa lì uno come lui. Voglio dire: mica è il primo che conosco. Eppure, il primo ad essere un ragazzo tranquillo, non esaltato, che distingue una stronzata da una battuta, che distingue un ciao da un abbraccio. Un ragazzo giovane, giovanissimo rispetto a quasi tutti quelli che ho nominato, quasi la mascotte del gruppo, un ragazzo a cui credo tutti noi auguriamo che nulla nella vita spezzi la vita stessa.
Fulvio, io lo so perché abbiamo perso. No, non è perché compagni organizziamoci. è perché quelli come noi, che son venuti su un po' strani [...] e covano le loro solitudini.
Donatella, poteva mancare? Viva, a dir poco. Un'eruzione di gioia, di spontaneità. Se penso a Donatella, non riesco ad immaginarla senza sorriso. Chiedo scusa a tutti quelli che non ho nominato, ho cercato di limitarmi a quelli che bene o male hanno cementato il gruppo "agostano", senza voler sminuire gli altri, che, ahiloro, hanno dovuto assolvere ai gravosi e deprimenti obblighi vacanzieri mentre noi eravam qui che ce la spassavamo alla facciaccia loro ed altrui...;-)
Chiedo perdono a tutti quelli che ho nominato. Ho cercato di dire quel che ho provato nel ripensare a ciascuno dei sopracitati, e già vedo che di ciascuno avrei voluto dire mille altre cose ancora.
Eppure, credo (chissà perché?) di avere tediato a sufficienza i vostri sentimenti.
Abbiamo guadagnato qualcosa, abbiamo costruito qualcosa, non disperdiamo questo patrimonio. Se vorremo, sarà sempre Agosto. Sarà sempre festa. Sarà sempre socialità. Vorrei aver delle braccia "dal Missisipi al Bajkal", come diceva Evtushenko, per potervi abbracciare tutti.




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