FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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A

Glauco Juliano




L'insopportabile picchiettio della pioggia sveglia Luca dal suo debole sonno.
"Un'altra giornata di pioggia! Basta!" Si affaccia alla finestra e attraverso il cristallo deformato dalle goccioline giallastre riconosce la strada ormai ridotta un vero pantano. Questa pioggia proprio non ci voleva, Luca ha un appuntamento importante: da vero intenditore di antichità ha risposto ad una inserzione che così recitava: "Privato contatterebbe veri amanti antiquariato per acquisto pezzo unico nel suo genere. Massima riservatezza." Veramente è la prima volta che Luca risponde ad una inserzione così generica, ma è un vecchio frequentatore di tipi strani, e sa che in questi casi ci può anche scappare l'affarone. Si veste pigramente e affronta l'acquazzone scuotendosi dal suo torpore. La protezione garantita dall'ombrello non è delle migliori, e così arriva all'appuntamento fradicio e anche un po' irritato. Maltratta il campanello, risponde acidamente, arranca su per i gradini pestando rumorosamente i piedi, sprizzando da tutti i pori il suo umore nero, come la seppia che vomita il suo liquido scuro se inutilmente molestata. Tutto cambia quando viene introdotto nella casa dell'inserzionista: "Deve essere sicuramente un intenditore!" esclama in silenzio: mobili, quadri, suppellettili, tappeti, perfino i rumori sono o sanno di antico. A Luca torna subito il buon umore.
L'inserzionista è un personaggio bizzarro (come aveva previsto Luca dall'alto della sua esperienza), greve nell'andatura e nell'eloquio. "Gradisce qualcosa prima di parlare d'affari?". Luca gradirebbe volentieri un classico whisky, ma lo riserva per il termine delle trattative. "Solo un bicchiere d'acqua, per favore". "Acqua??!" La voce è strozzata e sgomenta, come se avesse pronunciato una bestemmia. "Il solito alcolizzato - ironizza Luca - che ha una crisi di delirium tremens al solo pronunciare la parola acqua". L'anziano inserzionista torna stravolto, reca tremante un vassoietto di infima qualità, stridente con il buon gusto che trasuda da tutte quelle nobili pareti. La bottiglia è di grigia plastica, così come i due dozzinali bicchieri. "Ecco l'acqua." Luca ha un sussulto, il tono di voce del vecchio si è fatto per un istante agghiacciante. Luca si pente di non aver accettato un sano e robusto whisky. Ma le sue perplessità aumentano ancora di più quando si accorge che il suo bizzarro interlocutore nel versare l'acqua chiude gli occhi, la mano ha un sussulto impercettibile, l'espressione si deforma in una maschera inquietante.
Finalmente si siede, e con uno sforzo indicibile porta le labbra all'orlo di quell'orribile bicchiere, e beve come si trattasse del peggiore chinino di una volta. Luca vorrebbe introdurre subito l'argomento specifico, per frantumare quella tensione che va facendosi sempre più metallica, ma è preceduto dal vecchio, che ripresosi dallo sforzo precedente, ora sembra più a suo agio:
"Senza volerlo ha toccato il tema principale della nostra conversazione". Luca attende impaurito. Il vecchio si alza dalla poltrona con fare solenne e sentenzia: "Io le vendo l'acqua". "Signore, oltre a barili di whisky Lei si è bevuto anche il cervello, non la disturberò oltre". Soddisfatto della sua risposta Luca si alza sdegnato e si avvia verso il portone, ma la voce del vecchio lo fa trasalire: "Ma lei è convinto che l'acqua sia sempre stata gialla?". "Ma certo - sogghigna Luca - perché, non le piace, forse, come colore?". "Torni a sedere - tuona il vecchio - e vedrà che faremo un buon affare". Luca come attratto da una forza misteriosa si riadagia sulla poltrona.
"Certo che l'acqua non è sempre stata gialla, caro signore - incalza il vecchio - certo che no. Moltissimi anni fa, diciamo circa due generazioni fa l'acqua era trasparente; non le dice niente questo termine, vero? Certo, è stato bandito dai vocabolari e da tutte le conversazioni, pena qualche mese di cella di isolamento. Una mattina in una grande città degli Stati Uniti d'America dai rubinetti comincia a sgorgare acqua gialla (che novità! - pensa Luca), e l'acquedotto viene subissato da telefonate di protesta, ma non c'è nessun guasto, nessuna infiltrazione, nessuna anomalia. Contemporaneamente in tutte le città del pianeta si ripetono le stesse scene, prima di disagio, poi di preoccupazione, poi di terrore. C'è chi pensa ad un avvelenamento, chi all'estrema conseguenza dell'inquinamento atmosferico, chi alla fine del mondo.
Gli scienziati si riuniscono in gran fretta, esaminano campioni su campioni, ma alla fine devono arrendersi: l'acqua si può bere, ha la stessa composizione molecolare di prima, solo che ha cambiato colore, è divenuta torbida e giallastra chissà per quale motivo. Ma ormai il panico si scatena su scala planetaria: la gente muore come mosche, nessuno vuole più bere, migliaia di ecologisti si affogano volontariamente nel Mississipi, tutto sembra presagire una catastrofe senza precedenti. Pensi, da un giorno all'altro ti ritrovi il mare giallo, ti piove addosso un liquido giallastro, bevi ciò che prima ti avrebbe fatto ribrezzo. Le scorte di acqua minerale terminarono rapidamente, le ditte cominciarono ad imbottigliare acqua gialla, ma per celarne almeno la vista agli schifati acquirenti si servirono di queste bruttissime bottiglie in plastica grigia. Fu un gran brutto periodo, così raccontano le cronache di allora, e se ne venne fuori a fatica. Fu proibito a tutti il parlare in pubblico dell'accaduto, furono eliminati dal lessico corrente tutti i termini che potessero ricordare l'acqua così come era. Si riuscì in questo modo a mantenere calma la popolazione, e ad evitare che i suicidi di massa divenissero un passatempo da week-end. Ecco come noi siamo cresciuti, caro signore, nella errata convinzione che l'acqua sia stata sempre così disgustosa." "Ma è una storia assurda! - esclama Luca - come fa ad essere così sicuro di ciò che dice, se da quando siamo nati abbiamo sempre visto l'acqua così!". "Sapevo che saremmo arrivati al punto cruciale: lei è un antiquario? Colleziona antichità? Ebbene, io le propongo l'acquisto di quella famosa acqua che lei come quasi tutto il mondo non ha mai visto. Se ci sta, allora venga con me, ma per carità non faccia parola con nessuno di questo fatto, intesi?". "Voglio vedere questa acqua trasparente ". Luca ha paura, ma la sua curiosità è stata sapientemente stimolata dal vecchio, che lo conduce in una stanza buia e lontana. "Questa acqua proviene da un rifugio atomico, dove era stata accumulata come riserva in caso di guerra nucleare; sono passati molti anni, ma è ancora perfettamente bevibile". La serratura cigola penosamente, ma alla fine cede, e Luca resta sbalordito e senza parole. Centinaia, forse migliaia di bottiglie giacciono ordinate negli scaffali, lungo le pareti. Luca le tocca, tremante, si accorge con stupore che può vedere la sua mano attraverso la bottiglia: è questo il senso della parola trasparente? Il vecchio lo guarda soddisfatto: "Non sono il solo a possedere questo tesoro, ovviamente in qualche parte del mondo c'è qualcun'altro che ne è venuto in possesso non so come; lei è il primo a cui mi onoro di vendere questa inestimabile ricchezza. Per onesta', tuttavia, le fornirò gratuitamente un campione, lei lo proverà, e se ne sarà soddisfatto passeremo all'affare, diciamo cento pezzi. Ci sta?" A Luca pare di sognare. Incarta la preziosissima merce in un foglio spiegazzato di una rivista scandalistica, e torna a casa, sotto una pioggia giallognola. Non chiude occhio quella sera Luca. Passa ore ed ore ad esaminare quel liquido trasparente (ora pronuncia più disinvoltamente questa parola fino ad ieri sconosciuta), lo annusa, lo tocca, ci si bagna prudentemente prima le dita, poi il volto ed infine le labbra. Poi mette la preziosa bottiglia nel frigorifero e attende ansioso qualche ora la prova decisiva: quella del gusto. Il bicchiere è appannato, le gocce di condensa rigano il cristallo, Luca è angosciato ma risoluto nel suggere quel nitido nettare dal trasparente alveare: in realtà il sapore è esattamente lo stesso - lo aveva detto il vecchio - ma la mente ora vola lontano: a occhi chiusi Luca ricorda le sue estati al lido, le sue gite in barca. Sembravano momenti meravigliosi, certo, ma se il mare fosse stato trasparente? Nonostante gli sforzi non riesce ad immaginarselo, ma continua a centellinare quell'ambrosia che sembra promettergli visioni lontane.
La mattina seguente Luca vorrebbe precipitarsi subito dal vecchio inserzionista per chiudere definitivamente l'affare, ma si accorge con orrore che non riesce a sopportare se non con fatica la vista ed il contatto con quell'acqua giallognola di cui fino ad ieri sembrava non accorgersi nemmeno. Si lava con indicibile sofferenza, la bocca dello stomaco sembra chiusa con un lucchetto di cui si sia persa la chiave. La pioggia torbida e fetida lo flagella inesorabilmente per tutta la strada, finché non arriva stravolto sotto il portone del vecchio inserzionista. Scuote furiosamente il campanello, tormenta le scale tre per volta, e finalmente si trova davanti il volto serafico e compiaciuto del mercante, che con un ghigno agghiacciante sembra aver già capito tutto. "Voglio l'acqua". "Si, si, l'avrà, ma come Lei ben sa gli affari sono affari: cento milioni la bottiglia". "Vecchio lurido strozzino, sei impazzito? Mi hai preso per un deficiente? Ma tieniti pure la tua acqua trasparente, come la chiami tu, e cerca di gabbare qualche altro allocco!".
"Arrivederci" è la gelida risposta del sordido affarista. Luca è sconvolto, si precipita giù dalle scale, la farà vedere lui a quell'impostore! L'acqua trasparente! Ma che idea balzana! Subito al bar per tracannare un bel bicchierone di minerale alla faccia di quel vecchio mentecatto! "Desidera, signore?". "Una bella minerale ghiacciata, per favore." Ma quando Luca si accorge che in realtà quell'acqua è gialla, sente le forze venire meno:
vorrebbe bere e non può, vorrebbe sembrare disinvolto e tranquillo, ma non ce la fa, trema, annaspa, la nausea lo prostra. "Non sta bene, signore?". Si alza malfermo sulle gambe, non risponde nemmeno allo stupefatto barista, e si avvia suo malgrado, sotto una implacabile pioggia fangosa, verso la casa del vecchio inserzionista. "Bene, bene, sapevo che sarebbe tornato, ma, accidenti, non speravo così presto! Sa che non si è comportato da gentiluomo poco fa? Ma io la perdono volentieri.". "Voglio l'acqua!". "Bene, bene, facciamo centocinquanta milioni la bottiglia e non ne parliamo più: una bottiglia al giorno, però, non di più.". Luca rantola una qualche risposta, che lo strozzino interpreta come un assenso, poi scompare dietro la porta e torna sventolando sotto il naso di Luca la bottiglia della preziosissima reliquia.
"Degli assegni non mi fido, mi perdoni, preferisco quadri, tappeti, mobili antichi. Lei è un esperto, mi fido del suo gusto. Tra un'ora qui o niente acqua, intesi?". Il tono del sordido usuraio si è fatto imperioso e minaccioso; Luca barcolla fuori, percosso impietosamente dalla viscida pioggia; potrebbe andare alla polizia, ma chi gli crederebbe? L'acqua trasparente? Gli darebbero del matto o lo ficcherebbero subito in gattabuia. Fare finta che non sia mai successo niente? Ma come può ora che il semplice contatto con le gocce di pioggia gli provoca acuti bruciori e un terribile senso di repulsione? Che fare?
Un'ora dopo una figura triste e circospetta, con un voluminoso pacco sotto il braccio che somiglia tanto ad un quadro, si sbraccia nervosamente per fermare un taxi. Nel giallo laghetto dei giardini pubblici i pesci nuotano felici.



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