un film di Ago Panini

sceneggiatura di Ago Panini e Giuseppe Cederna

SCORPIONI





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Fabula Edizioni - Collana "scene" - n. 2
Milano, ottobre 1996

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INDICE:

PRESENTAZIONE
"Dietro la porta chiusa" parla l'attore Giuseppe Cederna

INTRODUZIONE
di Ago Panini e Luca Lucini

SCORPIONI
- Credits
- Sceneggiatura di Ago Panini e Giuseppe Cederna

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PRESENTAZIONE
"Dietro la porta chiusa" parla l'attore Giuseppe Cederna

"Scorpioni descrive gli ultimi dodici minuti nella vita di un uomo. Un monologo interiore - tranne una frase finale - di un personaggio spaventato che si è chiuso nel cesso di una stazione perché è inseguito da due killer che lo vogliono uccidere. E' una situazione molto concreta, concentrata, compatta, con una tensione crescente. Il personaggio, di cui non sappiamo nulla, sta ricostruendo nella sua mente questa situazione assurda e spaventosa che gli è toccata in sorte, dopo una vita assolutamente normale. In quel posto, il più schifoso e abbandonato che ci possa essere, gli vengono in mente pensieri strani per uno come lui che si trova in una tale situazione... Pensieri sulla responsabilità, sull'amore, perfino sui sacchetti di plastica. E' interessante analizzare, attraverso questo personaggio, di cui si riesce a intuire la psicologia, come reagiamo in una situazione tanto estrema.
Certo, Scorpioni potrebbe anche essere stato scritto per il teatro. Io e il regista Ago Panini, abbiamo steso la sceneggiatura in otto giorni. Io recitavo la parte e lui scriveva al computer. Spero che questo corto sia ben accolto, in modo che possa essere una scheggia di un lavoro futuro, un lungometraggio che possa inglobare questo corto.
E' stata una bella prova d'attore per me. Poiché, trattandosi di un monologo interiore, io recito solo con gesti ed espressioni - per la maggior parte ripreso in primo piano - a parte le sette parole che dico alla fine del film. Ma è stato anche molto divertente. L'altra sfida è stata quella di girarlo in appena due giorni."


INTRODUZIONE
di Ago Panini e Luca Lucini

Il nostro progetto cerca di dare un valore importante alla qualità dell'immagine secondo modelli cinematografici da tempo lontani dalla nostra penisola. La visione, il vedere diventano punti cardine del discorso, anche a costo di rimodellare la tradizionale grammatica filmica.
Il cinema è innanzitutto uno 'spettacolo' dove il vedere, il far vedere, il far sentire, diventano elementi essenziali per coinvolgere lo spettatore al pari dei temi e contenuti trattati. Per troppo tempo il cinema italiano ha avuto paura di "essere spettacolo", rifugiandosi in tematiche "impegnate", argomenti "intoccabili", quasi a volersi porre (protetto da uno scudo di "serietà") come antagonista nei confronti del potente colosso americano, spesso giudicato "di cassetta". Un film non è un libro, non è una tesi da dimostrare, un film è l'insieme di queste cose, e molto di più, un film è un sogno, un incubo, un volo senza rete, un film è uno spettacolo, non ha confini, né territoriali, né tantomeno economici.
Un film è comunicazione. Comunicare ad una sala vuota è come parlare da soli. Il cinema ha bisogno del pubblico e il pubblico sa riconoscere il cinema di qualità. Il cinema di qualità, non necessariamente deve essere cinema di soldi, cinema di budget faraonici. Nel nostro piccolo si è cercato di lavorare in questo senso e (senza falsa modestia) crediamo di esserci riusciti. Il nostro cinema è fatto di storie e di visioni, di immagini e di ritmo, di tensione e rilassamento, di italianità e di internazionalità, di umorismo e di 'spettacolo'.
Siamo sicuri di non essere gli unici.


SCORPIONI - credits

regia: Ago Panini
soggetto e sceneggiatura: Ago Panini e Giuseppe Cederna
interprete: Giuseppe Cederna
fotografia: Alessandro Bolzoni
montaggio: Stewart Greenwald
musica: Luca Saporiti e Marco Zaghi
produzione esecutiva: Luca Lucini
produttore: Marco Balich
prodotto da Film Master Clip in collaborazione con Industria Film
origine: italia
anno: 1996
durata: 12'
35mm colore - Sonoro ottico Dolby Stereo
Presentato nella sezione "Finestra sulle Immagini" della 53a Mostra del Cinema di Venezia.

Premio per il miglior film e il migliore attore al Festival di Fano 1996.


SCORPIONI - sceneggiatura
di Ago Panini e Giuseppe Cederna

Il film si apre con i titoli di testa. Musica di sottofondo. La mdp "trova" i titoli di testa tra le scritte che imbrattano i muri del gabinetto. Piano piano ci accorgiamo del rumore della stazione che sale (durata dei titoli circa 1'). Un suono forte (un suono di gong molto filtrato e allungato da un delay) ci presenta il personaggio (L'Uomo). L'inquadratura in totale dall'alto, un dolly a scendere ci porta proprio sulla testa dell'Uomo. L'Uomo è in piedi, appoggiato a una delle pareti. Sta fumando una sigaretta, è nervoso. Sentiamo nella colonna audio i suoi pensieri che corrono veloci, a volte si sovrappongono.

L'UOMO: Porca troia che sfiga, ma proprio qui in stazione, di nuovo, due volte in tre giorni, porca troia, adesso me ne sto qui dieci minuti, almeno dieci minuti, calmo, buono... mi calmo mi fumo una sigaretta, anche due... tanto mica mi ha visto entrare, porca troia... ma che schifo 'sti cessi, sempre sporchi, che puzza, ma perché nessuno tira mai l'acqua, perché nessuno tira mai l'acqua, che uno a casa sua invece sta sempre attento, mai una goccia fuori, negli uffici mettono addirittura i bigliettini "alzate, l'asse, state attenti, prendete la mira", poi invece qui magari gli stessi, siccome non è la loro casettina il loro... tanto c'è qualcun'altro che pulisce, un povero pirla che viene dopo, e se uno ne avesse bisogno davvero?... che stronzi, io, più fa schifo, più la tiro l'acqua, sempre, è una questione di principio, quasi sempre. (Legge sul muro una cosa tipo "Paola, la do a tutti, specialmente a quelli grossi, e numero di telefono) Io quasi quasi questo numero me lo segno, voglio proprio vedere se risponde, Paola... che poi magari è Paolo, un frocione di quelli "sì sì caro, dammelo"... poveracci... anche 'ste scritte, "noi abbiamo Centofanti vaffanculo a tutti quanti"... ma chi è Centofanti, ma chi siamo noi (guarda nel cesso aprendo la tavoletta con un piede, poi sente la goccia che cade) che schifo, ci credo che uno non tira l'acqua, ma un minimo di amore... (altra goccia) sarà mica merda (si annusa le dita, butta la sigaretta e ne accende un altra, fa per uscire ma non se la sente). Mi ha visto porcatroia, mi ha visto,... ma no che non mi ha visto stavo in fila con tutti gli altri, mi sono girato immediatamente... appena l'ho riconosciuto mi sono girato immediatamente, vuoi che si ricordi, di me... proprio di me... certo che si ricorda, c'ero io nel parcheggio del supermercato, ma cosa dovevo fare, mi trovavo lì e li ho guardati, stavano ammazzando un uomo, porcatroia gli hanno sparato in faccia... stavo lì e ho guardato, sono mica uno zombie... se lui non si fosse voltato andava tutto bene, un secondo, cazzo, solo un secondo, e tutto per una bottiglia... per il sacchetto, la bottiglia non centra, se il sacchetto non si rompeva la bottiglia non si rompeva e lui non si girava, porcatroia, ma perché ho preso un sacchetto di carta, che non li prendo mai, e proprio il giorno in cui due fanno fuori uno, e io per caso sono lì, con un sacchetto di carta e la bottiglia dentro,... anch'io me la sono cercata, ma perché compro del vino al supermercato... io i sacchetti di plastica li odio, sono pieno di sacchetti di plastica, sacchetti di sacchetti, che tu poi li schiacci, ma tornano fuori, più li schiacci e più... si gonfiano, perché poi ci sono invece quelli che li piegano e fanno tutti dei triangolini, come i tovaglioli dei ristorati cinesi, di plastica, che schifo (ennesima goccia, alza lo sguardo e un altra goccia gli finisce nell'occhio, l'Uomo si sposta da una parte stizzito, si appoggia ad un muro; poi si blocca e volta lo sguardo verso la zona di provenienza del suono). Sono loro, questi mi ammazzano, mi ammazzano come un cane, come un cane (il pensiero si mischia con i suoni che vengono dall'azione che accade fuori).

Sentiamo il suono di una persona che entra in bagno, si schiarisce la voce, apre un rubinetto, canticchia, pare sereno, si lava le mani, poi si avvicina ad un gabinetto vicino a quello occupato dall'Uomo. Entra, sentiamo la porta che fa fatica a chiudersi, l'uomo ci prova un paio di volte, poi, con un borbottio la lascia stare; sentiamo la zip dei pantaloni. L'uomo sta facendo pipì.

L'UOMO: Sta pisciando, sta pisciando è normale, siamo in un cesso è uno che sta pisciando, è normale (si siede sulla tazza, poi si alza di scatto, schifato, una goccia, alza la testa verso l'alto, un altra goccia nell'occhio, prende una sigaretta se la accende e butta fuori il fumo cercando di calmarsi)... ma quanto piscia... (quasi gli viene da ridere) piscia, allegro felice tranquillo, piscia, porcatroia, quasi quasi piscio anch'io e me ne vado da questo cesso schifoso... tiro l'acqua e me ne vado... (alza la tavoletta con il piede poi si blocca e di nuovo gira lo sguardo verso il nuovo suono che arriva. Abbassa -con le mani- la tavoletta).

VOCE GRAVE: Sei sicuro che sia entrato qui... che di cazzate ne abbiamo già fatte abbastanza, dovevi fregarlo lì, tra le macchine... subito.

L'Uomo si accovaccia sull'asse del water, tirando su i piedi, la sigaretta è ancora accesa. Per la prima volta è chiuso in trappola, Si sente bloccato, Loro sono veri, se lo beccano è fregato, non può più uscire, non può fare rumore, non può respirare, la mdp comincia a stargli più addosso. Prima sta in piedi, con le gambe leggermente flesse. Tira una boccata, prende la sigaretta in mano, si accorge del fumo, cerca di mandare via il fumo soffia senza far rumore, non sa dove buttare la sigaretta, non riesce a spegnerla né nell'asse, né sotto il piede perché perde l'equilibrio, si bagna le dita con la saliva e si spegne la sigaretta sulle dita. La sigaretta è la cosa più importante. Ha il mozzicone in mano; la sigaretta non è più un pericolo. Si blocca; la mdp è dal basso, vede tutto il cesso dal basso. nella testa gli passa una cosa tipo "oddio ma che stanno facendo". Tutto ciò durante la prima parte del dialogo dei due. Si riprende su "quel che rimaneva della faccia del tipo rimasto a terra".

VOCE PIU' ACUTA: Certo che sono sicuro (pausa) e poi mica potevo tirargli lì nel parcheggio, è uscita quella famiglia, facevamo una strage, e poi magari non lo beccavo nemmeno...

VOCE GRAVE:... lascia perdere, menomale che lo hai visto qua, io non so neanche che faccia ha, mi ricordo solo la faccia, quel che rimaneva della faccia del tipo che abbiamo lasciato per terra, (sarcastico) complimenti, bel lavoro... ci mettono meno di dieci minuti a capire chi siamo, lo sai il casino che viene fuori, se quello ci denuncia...

L'UOMO: (L'uomo si accoscia. Sta come un uccello appollaiato. Il suo pensiero va a sovrapporsi con le due voci, velocissimo) Ma no... no io non voglio denunciarvi, io non ho nessuna intenzione di denunciare nessuno, io non so, io, io sono solo andato al supermercato, (la VOCE PIU' ACUTA intanto continua a parlare con l'altro continuando a ripetere, tranquillo, adesso lo facciamo fuori, lo facciamo fuori, e la VOCE GRAVE risponde sarcastico: certo, come no, con due giorni di ritardo, lascia perdere...) non dovete preoccuparvi di me, io, non lo dico a nessuno, quello che ho vis... io non ho visto niente, niente... cosa ho visto... (a se stesso, per convincersi) e che ne so, magari questi hanno fatto pure bene, era un bastardo, se lo meritava, che ne so...

VOCE PIU' ACUTA: (durante i pensieri del nostro Uomo)... ma, cristosanto, che cazzo dovevo fare, quello li stava imbambolato, fermo davanti a noi, con la faccia da scemo.

UOMO: ma che cazzo vuoi... (il pensiero si capovolge, esasperato) ma chi si credono di essere questi due, che decidono che uno deve morire, magari quello era una persona per bene, perbenissimo, ma che ne so, insomma io non ho mai visto nessuno sparare a nessuno, io non ho mai sparato a nessuno, io le odio le armi, mi si è solo rotto un sacchetto di carta, porcatroia (Finisce quasi piangendo. Esasperato. Mette la sigaretta spenta nel taschino).

VOCE PIU' ACUTA: mica potevo tirargli così, sembrava un povero deficiente, con il vino rosso che colava per terra... e il sacchetto di plastica rotto...

UOMO: era di carta...

I due come se avessero sentito la risposta dell'Uomo

VOCE PIU' ACUTA: Hai sentito?

VOCE GRAVE: E' dentro uno dei cessi

L'Uomo si mette la mano davanti alla bocca.

VOCE PIU' ACUTA: Muoviamoci...

Sentiamo i due che aprono una prima porta, il gabinetto è vuoto. L'Uomo pietrificato si accorge che la sua porta non è bloccata. Davanti agli occhi, ha infatti il bloccatore sotto la maniglia in posizione "aperto". L'Uomo suda, la tensione cresce, il sudore si mischia all'acqua che comincia a gocciolare un po' di più dal tubo sopra di lui. Poi i due aprono una seconda porta dove trovano l'uomo che prima era entrato a far pipì.

UOMO CHE FA PIPI': ... occupato... ma che... non si può neanche... (la battuta si perde)

VOCE GRAVE: Credevi di fregarci, qua nel cesso, eh?

Sentiamo che il più anziano dei due, con violenza, tira fuori il tipo dal gabinetto e lo sbatte a terra. L'Uomo si copre le orecchie per non "sentire" la violenza dell'azione. La faccia dell'uomo (che sta a pancia sotto) va finire proprio davanti alla feritoia bassa della porta del gabinetto in cui sta il nostro Uomo. A causa del movimento d'aria la porta si muove. Con lentissimi movimenti, durante il pestaggio dell'uomo che fa la pipì, l'Uomo cerca di bloccare la porta solo che si accorge con sgomento che il bloccatore è guasto, e non riesce a chiudere la porta.

VOCE GRAVE: (sta picchiando l'uomo della pipì con il calcio della pistola, l'uomo cerca di scappare, il nostro Uomo segue tutto questo sbirciando di sguincio dalla feritoia della porta). Mica siamo così fessi che ci lasciamo fregare due volte... (l'uomo si divincola) cristo! Aiutami a tenerlo fermo, dammi una mano a girarlo!

Il più giovane interviene. Vediamo le sue mani (lunghe e leggermente femminili) che girano l'uomo. Quello più anziano estrae la pistola.

VOCE PIU' ACUTA: Hey, fermo (L'Uomo si blocca) fermo... non è... non è lui!

L'Uomo smette di cercare di bloccare la porta e rimane congelato. Immobilissimo, una goccia gli cade sulle mai, l'Uomo non reagisce.

VOCE GRAVE: Cosa? Ma cosa cazzo vuol dire che non è lui, mi hai detto che era entrato nel cesso, che ci aveva visto, ma che cazzo ti prende, cosa vuol dire che non è lui...?

VOCE PIU' ACUTA: (leggermente sconsolato)... vuol dire che non è lui, non è lui e basta, ci somiglia ma non è lui...forse mi sono sbagliato...

VOCE GRAVE: Ti sei sbagliato? Ma come cazzo fai a sbagliarti su queste cose, entriamo in un cesso di una stazione e spacchiamo la faccia ad uno che sta pisciando perché tu mi dici (scimmiotta) ne sono sicuro, è li dentro... e io spacco la testa al primo stronzo che sta pisciando perché tu ti sei sbagliato... (pausa, tira il fiato) molliamo il colpo, teliamo da qua che di cazzate ne hai già fatte troppe...

VOCE PIU' ACUTA: ... eppure, eppure sono convinto di averlo visto entrare qua, diamo ancora un occhio, che forse...

Spinge lievemente la porta del gabinetto in cui sta nascosto l'Uomo. L'Uomo si protegge con le braccia come se fosse pronto al peggio.

VOCE GRAVE: (Urlato sottovoce) Via via, fuori dai coglioni, via!

VOCE PIU' ACUTA: (sottovoce) va bene, vengo (si sposta, poi a se stesso) se fosse stato qui si sarebbe già tradito...

Durante tutto questo l'Uomo si è sentito il mondo crollare addosso (avremo infatti due movimenti di mdp molto particolari, composti da un carrello in avanti e un analogo zoom indietro. Tale movimento "stringerà" lo spazio attorno all'Uomo, rendendo evidente il senso di oppressione. Un altro movimento analogo verrà eseguito dall'alto con il dolly.
La stanza si svuota di ogni suono (rimane soltanto la musica di sottofondo e i suoni della stazione), i passi dei due l'Uomo non li ha sentiti. Piano piano sentiamo che l'uomo a terra comincia a emettere lievissimi mugolii.

L'UOMO: (Abbassando le mani e liberando le orecchie, il viso si distende, quasi un sorriso, è ansimante tra i denti) Sono salvo, sono salvo, porcatroia sono salvo, ce l'ho fatta, (quasi sorridente) ho resistito, vi ho fregato stronzi, volevate farmi morire di paura eh? E invece no, io me ne sono stato qui, buono, zitto, immobile, e vi ho fregato, vi ho fregato, vi ho fregato (urlato sottovoce, poi sente il poveraccio a terra, più pacato)... mi dispiace non è colpa mia, lo so, mi dispiace molto ma io... non posso farci niente, lo so che non centri niente, e io?... io che centro, ma ti sembra giusto che quei due mi ammazzino. Ma tu lo sai quante probabilità ci sono di essere così sfortunati da trovarsi, uno, nello stesso posto in cui due decidono di ammazzare uno, che tu non conosci, di cui non sai niente e di cui non vuoi sapere niente, due che ti si rompa una bottiglia di vino rosso per colpa del sacchetto di carta, e quindi, tre, di essere visto, e poi, quattro (pausa) di rincontrarli due giorni dopo nella stessa fila della stessa biglietteria della stessa stazione. Beh saranno una su... una su, pochissime, pochissime porcatroia... anche tu ti sei... che ti devo dire,.. .grazie mi dispiace... (Pausa, il tono si fa più basso)... Oh, ma non c'è troppo silenzio qua... non c'è troppo silenzio... sono ancora li?... li vedi?... perché io li ho sentiti andare via... no non è vero non li ho sentiti... sono ancora qui, dietro la porta, immobili senza neanche respirare, come me, (guarda sotto la porta)... forse... forse stanno pensando che io prima o poi cederò, che mi tradirò. Pensano che io sia il povero deficiente con il sacchetto di carta, e se la ridono, vogliono giocare al gatto con il topo,... ma io... io non sono un deficiente (si incazza)... io qui, qui dentro ci posso stare tutta la vita, (*vediamo una scritta zozza, ma l'Uomo non la ripete) mi fanno solo un po' male le gambe, ma io posso resistere, non me ne frega niente della fame, della sete, della puzza, nemmeno della merda; io me ne sto qui, cazzo merda figa culo, qui, chiuso qui dentro, appollaiato sul cesso, perché io posso adattarmi, io posso rinunciare a tutto... questo cesso mi piace, non dico tanto, un po' di amore(*)... mi fa solo un po' male la schiena, fumare una sigaretta, posso resistere, è il posto giusto, resistere, aspettare e quando decido che esco, in piedi a testa alta senza paura, formiche alle gambe, una sigaretta, un po' di amore, tiro l'acqua, porcatroia devo muovermi, muovermi, muovermi, sono qui, sono qui (in P.P. l'Uomo grida con tutta la forza che ha dentro, trema, il viso è tiratissimo) "Venite fuori, fatevi vedere stronzi!"

L'Uomo si ferma, inorridito dal suo gesto, vorrebbe rimangiarselo, ha il fiatone, vorrebbe essere ancora in silenzio, ma ormai è fatta.

P.P. dell'Uomo. P.P. della porta. Ancora l'Uomo, poi la porta che si apre lentamente. Vediamo un'ombra che si proietta sul P.P. dell'Uomo che (quasi con serenità e con un lieve sorriso) chiude gli occhi, e abbassa la testa. Un'ultima goccia gli solca il viso.
Nella hall della stazione un ragazzo sta camminando, in lontananza sentiamo lo sparo. Il ragazzo gira la testa e si allontana.


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